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Giuseppe Verdi in gonnella? Anche NO

Verdi - Verdi
Giuseppe Verdi lo riconosciamo così

Giuseppe Verdi

Giuseppe Verdi è riconoscibile dall’espressione musicale delle sue opere, è riconoscibile in Italia e nel mondo, per la sua figura seria e composta. Il cilindro, la barba, i baffi, lo rappresentano perfettamente. Nello stesso modo sono da sempre riconoscibili, in qualche modo inalterabili le forme e i lineamenti di chi è entrato nella storia e nell’arte nel mondo. Callas, Strehler, Hitchcock giusto per intenderci.

La libertà di rendere attuale tutto

Sono anni che oramai si assiste alla messa in scena di opere liriche i cui registi si prendono libertà di ogni genere. Dietro questo affannarrsi di rendere attuale quello che la storia ha posizionato al suo posto c’è l’idea (malsana) di dover rendere più moderne le vicende datate dei libretti. E così non sembra esserci più traccia di Trovatori pronti a gettarsi in una pira dall’orrendo fuoco, di Traviate annientate dalla tubercolosi e di Duchi dissoluti. Cosa sta succedendo? …. Ci stiamo avvicinando alla “morte dell’arte lirica” in cui l’unica ancora di salvezza all’estremo rimedio di un’eutanasia sembra essere quella di una regia attualizzante?

“Estrarre e non estorcere”

Avere questa visione, per altro messa in pratica da Damiano Michieletto (noto per le sue regie trasgressive e appunto attualizzanti)e teorizzata da Corrado Augias, è totalmente sbagliato. L’interpretazione creativa di un regista implica il confronto tra l’orizzonte dell’opera e quello del suo destinatario. Cioè la messa in relazione di codici e universi diversi. “Estrarre” non vuol dire “estorcere”. Un buon regista e soprattutto un regista culturalmente preparato deve obbligatoriamente salvaguardare l’“unità contestuale” dell’opera, la conformità della resa interpretativa al sistema di valori che promana dall’opera stessa e dal suo autore. Il proprio ego, quello che spinge allo stupore sul pubblico con possibile effetto immediato di apprezzamento, va accantonato.

Solo se condotta con consapevolezza culturale e responsabilità artistica, l’attualizzione si pone in maniera adeguata all’interno di una soddisfacente mediazione culturale. Ma quanti registi di oggi sono provvisti di quel bagaglio culturale (e di conseguenza umano) da portarli ad avere rispetto dei classici che, come ogni cosa preziosa, sono fragili e complessi da maneggiare con cura? …A voi l’ardua sentenza.

Stavolta si è andati oltre

Verdi - Teatro Regio Parma
Il Teatro Regio di Parma

Ma questa volta si è andati oltre. A sollevare un polverone è stata la locandina utilizzata per promuovere su Facebook un evento collaterale al Festival Verdi di Parma. Raffigura Giuseppe Verdi con tanto di gonna e giacca avvitata che mette in evidenza il seno. Un’immagine che non è piaciuta a tutti e che è finita al centro di una grossa polemica nella città emiliana. Una caduta di stile del Teatro Regio di Parma, grande propulsore dell’opera compositiva verdiana. Evidentemente dietro questa operazione di marketing aveva l’intenzione di spingere i partecipanti a vestirsi nel modo in cui si fossero sentiti maggiormente rappresentati.

Il teatro si è difeso affermando che si trattava di un evento aperto solamente agli under 30. “Una serata nel segno della libera espressione di sé, lasciando fuori pregiudizi, stereotipi e convenzioni, partendo dal progetto di Graham Vick, portato in scena da Jacopo Spirei, che affronta il tema dell’identità di genere e del travestimento”, come si legge nel post.

E il buon gusto?

Verdi - locandina
La locandina del Maestro Verdi

Ma diciamo la verità dove è finito il buon gusto? Purtroppo quello che salta agli occhi da quest’immagine d’impatto è che Verdi sia quasi piacevolemente inserito fra la schiera di trans o bisex. Tendenza che nessun libro di storia ha mai riportato, nè accennato riguardo il grande compositore di Busseto. Una versione del Maestro che, come riporta La Nazione, non è piaciuta a Maria Gabriella Saponara e Maurizio Campari, senatori parmensi: “Ce lo saremmo risparmiato, ma oggi ogni cosa viene piegata al nuovo conformismo ideologico Lgbt che si vuole imporre a tutto il Paese. Anche la cultura e la tradizione vengono strumentalizzate per farne propaganda“. Per una volta tanto non possiamo che essere dalla parte dei due senatori leghisti: “il senso della libertà e la bellezza, senza gabbie, dell’arte” non si dimostra col gusto becero e provocatorio.