Globe Today's

Notizie quotidiane internazionali

Gioie e basta!

Il racconto di Elisabetta Cozzi, official driver con l’Alfa Romeo SZ Sprint Zagato

Conosco Elisabetta Cozzi ormai da anni, ma ancora non ha smesso di stupirmi e inizio a sospettare che non lo farà mai. L’ultima avventura rievoca nel nome bellezza, storia e un amore sconfinato per il nostro bistrattato Paese: 1000 Miglia, “la corsa più bella del mondo”. Ma andiamo per ordine.

Elisabetta oggi dirige il Museo Fratelli Cozzi, fondato nel 2015 come tributo ai 60 anni di attività della storica concessionaria di famiglia e 80 di vita del padre Pietro Cozzi. Anni contraddistinti dall’irreversibile amore per le Alfa Romeo che, come diceva Orazio Satta Puliga “sono qualche cosa di più che automobili […]. È una specie di malattia, l’entusiasmo per un mezzo di trasporto. È un modo di vivere”.

Il Museo, nato dalla passione di Pietro Cozzi che ha collezionato 60 auto prodotte dal marchio del Biscione dal 1950 ai giorni nostri, di cui due uniche al mondo, racconta l’evoluzione della meccanica, della tecnologia, del design, del marketing.

Insieme alle auto vengono conservate oltre 300 stampe originali, migliaia di fotografie, depliant, libretti d’uso, trofei, oggetti d’arte, unitamente alle maggiori riviste del settore e a numerosi altri reperti.

Tra le auto esposte compare anche una fiammante Sprint Zagato, nota anche con il nome di ES30 Experimental Sportscar 3.0 litres e soprannominata The Monster ed è stata proprio l’SZ l’auto scelta per partecipare all’evento celebrativo, una vera gara nella gara, dedicato ai 100 anni di Zagato. Alla guida Elisabetta Cozzi insieme al marito Marco Cuppini al quale è subentrato Klaus Busse (ndr Head of Design for Fiat, Abarth, Lancia, Alfa Romeo, Maserati at FCA Fiat Chrysler Automobiles) nelle tappe da Roma a Brescia.

Fondatrice del movimento Woman In Power, nato per valorizzare la figura femminile nell’automotive e cresciuto per educare a una visione non stereotipata della società, Elisabetta ha fatto suo il motto: “Donne e motori, gioie e basta”. L’abbiamo incontrata al suo rientro al Museo Fratelli Cozzi e le abbiamo chiesto di raccontarci la sua esperienza.

Elisabetta, quando hai realizzato che stavi davvero partecipando alla 1000Miglia?

Abbiamo avuto pochissimo tempo per prepararci, ma quando siamo arrivati a Brescia e, insieme agli altri partecipanti, abbiamo iniziato a personalizzare l’auto, mettendo gli adesivi ufficiali, abbiamo realizzato che avremmo davvero partecipato.

Parli al plurale, con chi hai condiviso questa esperienza?

Questa esperienza è stata bella anche per il fatto di averla condivisa con Marco, mio marito, che mi ha accompagnata fino a Roma, poi ha dovuto lasciarmi per pregressi impegni lavorativi. Sapevamo che non avrebbe potuto partecipare per tutta la gara, per questo Zagato mi ha proposto di fare il ritorno con Klaus Busse (ndr Head of Design Fiat, Abarth, Lancia, Alfa Romeo, Maserati at FCA Fiat Chrysler Automobiles). Ero un po’ preoccupata, si trattava di condividere l’abitacolo per decine di ore, in situazione di stress e pressione e invece, aver conosciuto Klaus, è stata una delle belle sorprese di questa avventura. Entrambi abbiamo un grande spirito competitivo, ci siamo subito affiatati con l’obiettivo di fare un buon risultato.

Ma, cosa hai provato nei secondi prima della partenza, quando aspettavi il via sulla pedana?

Tremavo un po’, ero molto emozionata perché partecipare a una corsa con una storia epica, la più bella corsa del mondo, è qualcosa che vista da fuori emoziona, vissuta da dentro sconvolge. E’ stato bellissimo portare insieme a me ciò in cui credo: la storia di questo marchio, della mia famiglia e dell’azienda della mia famiglia. Mio padre era alla partenza, per me è stato un regalo bellissimo, perché è venuto fin lì solo per farmi sentire la sua vicinanza. Sono felice di aver sentito anche l’affetto di Laura Defendi, sempre al mio fianco nei momenti importanti.

Una storia di bellezza, di motori, ma in fondo è una storia d’Amore…

Sì! E’ incredibile quante persone accoglievano il nostro passaggio con saluti, applausi, bandierine, come se volessero incitarci, celebrando queste emozioni. Erano tantissime le persone che avevano la bandierina 1000Miglia e tantissime le bandierine Alfa Romeo. Tutti urlavano “Quella è la SZ, è bellissima, è “il mostro”.

La cosa che mi ha colpito di più è che in diversi paesi abbiamo sentito le persone che avevano visitato il Museo, incitarci. Erano venuti apposta alla tappa per salutarci! Passavo e mi dicevano “Ciao Elisabetta, siamo stati al tuo Museo”. Questo è stato incredibile, mi ha fatto sentire un affetto e un’energia positiva meravigliosa. Qualcosa di sincero, il modo per stare vicino a qualcuno, qualcosa di umanamente unico.

Fin qui solo cose belle, ma quali sono stati i momenti più difficili della gara?

A un certo punto abbiamo sentito un rumore, ci hanno sorpassato e ci hanno segnalato che stavamo perdendo la marmitta. Ci siamo guardati in faccia con un “E adesso?” disegnato sui nostri volti. In quel momento passava lo staff tecnico ed è lì che abbiamo conosciuto Altin (che vogliamo ringraziare). In men che non si dica, ha staccato la marmitta dicendo “Non succede niente, tanto voi andate lo stesso. Farete ancora più rumore”. Abbiamo postato subito la diretta facebook sulla nostra pagina e i commenti ci hanno aiutati a smorzare la tensione. In fondo, per un alfista doc, il rumore del motore Alfa non è mai abbastanza forte.

Quello stesso giorno, ci siamo fermati per un pit stop caffè e, prima di risalire, abbiamo visto una macchia di benzina sotto l’auto. Io e Marco ci siamo guardati e abbiamo detto “Qua finisce la nostra 1000Miglia”. Eravamo a Corinaldo. Abbiamo chiesto ad alcuni passanti di indirizzarci da un meccanico. Erano le 12,10 e tutti erano chiusi per la pausa pranzo. Alla fine ho cercato on line e ho trovato, in realtà l’ho supplicato, un meccanico ancora aperto ed è stato gentilissimo (grande Tiziano!). Abbiamo messo la macchina sul ponte e nel frattempo ci hanno raggiunto i tecnici Zagato, che hanno fatto un lavoro straordinario (grazie Umberto e Stefano!!!). Abbiamo smontato il serbatoio immaginando che ci fosse una perdita. Ma niente. E poi, continuando a cercare, abbiamo trovato una

guarnizione del tappo del serbatoio si era seccata ed è stata sostituita. Abbiamo rimontato tutto e siamo ripartiti, ma a quel punto, purtroppo, era impossibile centrare i controlli orari. Marco ed io eravamo comunque soddisfatti dei risultati del primo giorno (terzi) e di avere di nuovo l’auto pronta a ripartire.

Il terzo giorno siamo arrivati a Roma dove ci ha raggiunto Klaus. Abbiamo fatto le presentazioni ed un breve brief alle 6,30 del mattino e siamo partiti. Da lì in poi la macchina è andata sempre bene confermando il motto del Museo Fratelli Cozzi: “donne e motori sono gioie e basta”. E ci siamo impegnati per dare il massimo. Escludendo il secondo tragico giorno, ci siamo sempre piazzati al 3° posto.

Elisabetta ci sono delle persone che vuoi ringraziare per averti fatto vivere questa storia epica?

Sicuramente Andrea e Marella Zagato che hanno invitato il Museo a fare parte del Team Zagato 100 perché mi hanno regalato un grande sogno e una grande opportunità per il Museo. All’interno del team Zagato ci sono state persone fondamentali come Paolo, Enrico di Taranto e Silvia D’Aguanno e tutti i meccanici. Ringrazio Marco Cuppini (mio marito ) per avermi affiancata nella prima parte di gara e Klaus Busse per aver affrontato insieme a me questa strada, condividendo tutto e per tutto. Ringrazio tutta l’organizzazione e la Polizia Stradale (che ha fatto un lavoro straordinario), le Città, le Amministrazioni e le Persone! Un ringraziamento speciale a Franco Cataudo perché lui ha preparato la nostra “piccola” in tempi record, considerate che era ferma nel museo da più di due anni!

Non ultimo Pietro Cozzi. Lui è il primo, perché, grazie alla sua lungimiranza, ho avuto un motivo per partecipare alla 1000Miglia. A lui devo la bellezza di tutto ciò che ho vissuto perché tutto parte da lì, tutto parte da lui.