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Gigi Proietti. A novembre la città si spense in un istante

Grande” Gigi Proietti

Gigi Proietti

Gigi Proietti. Anche tu? “A novembre la città si spense in un istante…” è nel testo della canzone di Giusy Ferreri. C’è un doppio richiamo in questa frase che ricorda che la vita di Gigi si è spenta in un istante, con precisione quasi svizzera, altro che romana. Nato il 2 novembre di 80 anni fa. Morto il 2 novembre di questo disastrato 2020. L’altro richiamo alla canzone, o assonanza in fondo, come preferite e che la stessa “novembre” che è poi il titolo, prosegue con … “a novembre la città si accende in un istante…” cosi come la nuova vita di Gigi Proietti si è sicuramente accesa subito, magari come quella di Sean Connery anche lui assente da ieri.  Anche se in un altro modo e in un altro mondo!

80 anni esatti

Si è spento nel giorno del suo ottantesimo compleanno, l’attore Gigi Proietti, mostro sacro della scena dello spettacolo italiano. Proietti era da tempo malato di cuore, e già nel 2010 aveva avuto un grave problema di salute. Tuttavia si era ripreso, chiedendo ai suoi fans massima discrezione sulla sua salute. Proietti non fu figlio d’arte, proveniva da una famiglia semplice, come tante nell’Italia degli anni Quaranta. Inizialmente coltiva una grande passione musicale, diventando fin da giovanissimo un polistrumentista. Crescendo, decide di studiare Giurisprudenza. La musica diventa il modo in cui si paga gli studi, esibendosi nei night club di Roma. Questi diventeranno luogo di osservazione e di studio, di quelli che poi saranno i suoi personaggi a teatro. Ma ancora le idee del giovane Gigi, al secolo Luigi, non sono chiare. Si iscrive ad una scuola di recitazione un po’ per caso, senza grandi aspettative.

Tutto ha inizio con una piccola parte

Poi tutto inizia con una piccola parte ne “Se permettete parliamo di donne”, di Ettore Scola (1964). Iniziano poi altre piccole parti in altri film, fino al ruolo di Coso, nell’Urlo, di Tinto Brass (1968). Iniziano cosi ad essergli proposti diversi ruoli in film italiani, fino anche a sostituire Domenico Modugno in “Alleluia brava gente”, commedia musicale del 1970.

Eppure questa potremmo definirla solo come “la prima vita” di Proietti.

La seconda vita di Gigi Proietti

Ben presto infatti inizierà la seconda, forse quella per cui più lo ricordiamo: il teatro. Già dal 1965 infatti, inizia ad esibirsi con una compagnia teatrale in spettacoli sperimentali, basate su opere di autori importanti, tipo Molière. Prende poi ad esibirsi da solo, ed è per lo straordinario “A me gli occhi please” che verrà ulteriormente consacrato ad attore nel pantheon dello spettacolo italiano. Si tratta di un insieme di sketch, dai toni più malinconici ed impegnati, come “Mio padre è morto partigiano”, a “l’attore d’estrazione popolare”. Spettacolo che crea una vera e propria pietra miliare del teatro, grazie alle doti camaleontiche di Proietti, capace di cambiare personaggio in un niente. Allo stesso tempo, dandogli profondità e tratti caratteristici. Spiccano in esso, anche le doti di mimica ed espressività dello stesso Proietti.

Ancora il cinema e poi la TV

Tornerà poi a fare cinema. Troverà un grande successo con “Febbre da cavallo”, di Steno (1976), per poi arrivare più avanti all’esordire nel piccolo schermo come conduttore di diverse trasmissioni televisive. Il grande successo torna nuovamente nel 1996, recitando come protagonista nella fiction italiana “Il Maresciallo Rocca”, che avrà un successo straordinario (con picchi di ben dieci milioni di spettatori). Serie che vedrà realizzate ben cinque stagioni, per concludersi poi nel 2005. Nonostante la serie possa risultare datata, rimane comunque una delle poche che continua regolarmente ad essere riproposta sulle reti RAI.

Anche presentatore

Continuano quindi le esperienze di presentatore televisivo, sebbene sempre diminuendo. Se da un lato deve iniziare a tenere in conto la salute, con un grave problema poi risolto nel 2010, dall’altro sembra non volersi mai fermare. Uno dei “colpi di coda” è il doppiaggio in italiano di Ian McKellen, nel ruolo dello stregone Gandalf, nella trilogia tratta da “Lo Hobbit” di Tolkien.

Ci lascia dunque un attore completo, che ha saputo raccontare vizi e virtù degli italiani del grande boom. Che ha saputo reinventarsi, senza però mai perdere sé stesso, presentando, soprattutto sui palchi di teatro, una varietà ricca e mai banale di maschere e caratterizzazioni. Che dietro di lui lasci un vuoto, è cosa scontata. Grazie Gigi.