Globe Today's

Notizie quotidiane internazionali

Giancarlo Martelli, la tenacia di un artista

Cento anni di arte tra XX e XXI secolo

                                                       

La tenacia di un artista centenario

Varcato ormai l’ingresso dell’anno 2026, è significativo evidenziare la tenacia di un artista italiano che, giunto alla soglia dei suoi cento anni d’età, dopo un’intera vita passata a dedicarsi alla pittura, continua tenacemente a praticarla.

Nato a Novara il 26 aprile 1926, ha trascorso la sua esistenza tra l’attività di medico e la pittura.
Inizia a prendere in mano i pennelli ancora bambino, durante gli anni Trenta; in seguito studia arti figurative sotto la guida di importanti maestri di Brera come Mario Moretti Foggia, a sua volta noto allievo del grande maestro della scuola lombarda, Cesare Tallone.

Negli anni della giovinezza frequenta un noto gruppo di pittori novaresi, tra cui uno dei migliori allievi del famoso accademico albertino Felice Casorati, ossia Sergio Bonfantini: questo sodalizio gli fornisce l’occasione di perfezionare le sue conoscenze tecniche.

                                               

Proprio attraverso il gruppo di Novara, ha la fortuna di conoscere il fratello di Sergio Bonfantini, Mario Bonfantini, uno dei fondatori della rivista “La Libra”, tramite cui anche il celebre scrittore Mario Soldati pubblicò e rese nota la sua opera letteraria “Salmace”, divenuta un caposaldo della letteratura italiana novecentesca.

                                                   

Influenze artistiche e ricerca pittorica

Espressionismo, Divisionismo, i Fauves sono la direttiva pittorica da cui prende spunto, ma anche le sue antiche architetture medievali che spesso fanno da impalcatura alle proprie costruzioni scenografiche e testimoniano la ricerca quanto la sperimentazione di vari canoni della grande storia dell’arte, dal Gotico italiano e mitteleuropeo fino al Rinascimento, per approdare lungo il corso del tempo fino all’Espressionismo e alla Transavanguardia, traendo linfa da tutto il meglio dell’arte del XX secolo.

                                                           

I paesaggi e i ritratti della sua prima fase pittorica (fino agli anni Settanta circa), per Giancarlo Martelli, costituiscono perlopiù un diletto ma non rivestono il ruolo di tematica abituale: soprattutto nei ritratti rappresenta connotati intimistici e riflessivi, rispondenti alla necessità di annotarvi una sorta di studio psicologico del soggetto raffigurato.

                                                            

Tra medicina e pittura: una doppia vocazione

In epoca giovanile, pur praticando la pittura, si laurea specializzandosi in Medicina del Lavoro (1954) e, dopo aver trascorso un periodo lavorativo all’Ospedale Fatebenefratelli, in seguito passerà ad occuparsi della cura dei malati di silicosi, una grave patologia tipica degli operai delle miniere; nel XX secolo, infatti, la silicosi fu una delle malattie del lavoro più pericolose, con un altissimo numero di vittime tra i minatori, sia in Italia che all’estero (come nel caso delle cave di carbone in Belgio).

Proseguirà per molti anni a svolgere l’attività di medico responsabile del reparto di Tisiologia e Fisiopatologia respiratoria alla clinica Miazzina di Verbania.

Intanto l’arte continua a rimanere per lui una fonte di ispirazione, ma anche una valvola di sfogo dalla quotidianità in cui cerca di lenire le sofferenze dei malati; in questi anni di intensa attività di medico e di artista, espone i suoi lavori pittorici. Numerose saranno le mostre personali e collettive in giro per l’Italia e soprattutto a Milano, nella Galleria la Nuova Sfera e presso la Scuola di Giornalismo di Torino, tra gli anni Ottanta e Novanta.

Qualche professionista desidera ingaggiarlo come pittore a tempo pieno, ma lui declina elegantemente l’invito affermando che lasciare i suoi pazienti gli parrebbe come rifuggire da una responsabilità.

Non manca, però, di venire incontro all’interessamento di critici e studiosi, alcuni assai noti, che scriveranno una serie di testi sulla sua arte e che saranno pubblicati in prestigiosi giornali e riviste del settore.

                                                            

La fase matura e il dolore personale

Anche i familiari continuano ad incoraggiarlo nel proseguire a dipingere; addirittura il figlio Fabrizio Martelli, che Martelli ritrae in vari suoi lavori, acquisirà la passione per l’arte, soprattutto nella raffigurazione del paesaggio, diventando un bravo fotografo d’arte, almeno fino alla sua scomparsa prematura, nel 2022, lasciando un grande vuoto che spingerà l’artista a rallentare fortemente la sua produzione di dipinti.

                                                            

La fase matura del pittore novarese si fissa principalmente sui caratteri socio-psicologici della natura umana: all’interesse per l’Espressionismo tedesco, per i Fauves francesi o per la Transavanguardia, tra gli anni Ottanta e il nuovo secolo Duemila egli sovrappone una maggiore attenzione verso l’Astrattismo e l’Arte Informale, pur non tralasciando totalmente la ‘figura’.

È assodato, infatti, che nell’ultima fase tra il 2000 e il 2020 circa dominano la scena i suoi Uomini di carta, che esprimono la propria protesta sociale nei confronti di un profilo dell’umanità contemporanea imprigionato dentro una crisi profonda che si traduce, a sua volta, in un paradosso: quello di possedere una smisurata ricchezza di mezzi di comunicazione ma, nel contempo, di avere intorno un grande vuoto di contenuti autentici.

“L’Uomo di Carta” e il riconoscimento artistico

Il ciclo intitolato “L’Uomo di Carta” racchiude in sé tutte le dinamiche, spesso imbarazzanti, della debolezza umana, soprattutto quando descrive le più disparate rappresentanze delle classi sociali, messe a nudo in tutta la loro individuale e profonda realtà di vita.

Il fantoccio di carta è una caricatura che mette in luce la vulnerabilità dell’uomo vanaglorioso, narcisista e pieno di contraddizioni, la cui dignità è misera e poco consistente, come la carta.

                                                              

Risale all’anno 2016 la grande mostra collettiva “Arte Salerno” Premio internazionale di Arte Contemporanea, organizzata da Artetra, in cui la sua opera “Una maschera per ogni giorno” è stata scelta dal Comitato di selezione artisti presieduto da Vittorio Sgarbi; ciò segna un altro traguardo dopo il lunghissimo percorso artistico e culturale del medico-pittore quasi centenario e culmina in un’attualissima unicità riscontrabile nei suoi improbabili burattini e marionette da teatrino che assumono vita propria e incombono sulla scena come sul palco della realtà, rammentandoci dell’inesorabilità del tempo, dell’esistenza e della vanità dell’umana onnipotenza.

La pittura degli ultimi anni continua ad essere caratterizzata da uno stile energico nel mescolare i colori gettati corposamente sulla tela, con pennellate larghe e toni vivaci che spesso lasciano predominare il rosso fiammante, rivelatore di un tenace vigore vitale.

                                                    

L’ultima fase e il pensiero sull’arte

In questa ultima fase prevalgono le opere di caratterizzazione astratta che scompongono le immagini per rendere visibile la realtà invisibile e, in qualche modo, si agganciano ancora alle tematiche filosofiche precedenti, soprattutto per quanto concerne il tema della ‘maschera’ dietro cui si nasconde ‘l’uomo di carta’.

Dalle parole dell’artista: “Esistono Bellezze pirandellianamente multiple, di volta in volta create da soggetti diversi… Mi sembra che partendo da Van Gogh sino al taglio di Fontana, sia stato violentemente distrutto il precedente concetto di Bellezza”.

Pubblicato il: 4 Aprile 2026
Verificato da MonsterInsights