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Geografia 3.0 dal mappamondo “all’Atlante dell’Invisibile”

Geografia 3.0 - mappamondo
Mappamondo (modificato) – By BadSwan (licensed CC BY 2.0)

Geografia 3.0

Innanzitutto una piccola prefazione. Come mai geografia 3.0? Il termine mi è venuto pensando che la prima versione, siano stati i classici mappamondi e mappe. Poi la 2.0, con Google Maps e la tecnologia GPS. Ed infine la “Geografia 3.0” Libri, che prendono il meglio della tecnologia, e dei vecchi atlanti e li combinano insieme.

Come si vedeva il mondo da uno dei primi schiavi africani, presi dalle coste dell’Africa Occidentale e trasportato nel Nuovo Continente? Qual è la distribuzione nel mondo dei cognomi più comuni, e quali sono? Quanti cinesi si trasferiranno in una grande città nei prossimi anni, e cosa vuol dire questo per il resto del mondo? Cosa c’entrano tutte queste domande con un atlante di geografia?

L’Atlante dell’Invisibile

La risposta è un volume pubblicato quest’anno, dal titolo accattivante. Atlas of the Invisible – maps & graphics that will change how you see the world”, ovvero, “Atlante dell’Invisibile – mappe e grafici che cambieranno come vedi il mondo”. Al momento è solo in inglese, ma presto sarà tradotto in tutte le altre lingue.

Geografia 3.0 - atlante
L’edizione UK

E’ a tutti gli effetti un atlante, quasi vecchio stile per quanto riguarda il formato e lo spessore. Ma all’interno non contiene semplici o monotone cartine geografiche come le molte che magari eravamo abituati a consultare a scuola. Il volume infatti, presenta soprattutto mappe tematiche che trattano temi molto diversi tra loro. Eppure allo stesso tempo, collegate da un sottile filo rosso. L’invisibile. Dove per “invisibile” si intende non solo ciò che non si riesce a vedere, per lo meno a prima vista. Ma anche ciò che sfugge, che non si distingue tra le migliaia di informazioni da cui siamo bombardati quotidianamente.

Da dove nasce l’idea di Geografia 3.0 ovvero dell’atlante?

L’idea dei due autori, James Cheshire e Oliver Uberti – entrambi famosi collaborati di riviste come National Geographic, è nata proprio dall’evento (inizialmente) invisibile per eccellenza: la pandemia di COVID-19. Qualcosa di inizialmente intangibile e non visibile stava lentamente influenzando tutti gli aspetti quotidiani del mondo. In modo particolare, James rimane molto colpito da come i dati sparati quotidianamente dalla televisione, non abbiano un reale significato per lui. Questo fino al decesso di una vicina di casa molto legata alla sua famiglia.

Ecco che allora nasce l’idea di un atlante che raccolga una serie di fenomeni apparentemente invisibili, attuali o passati. Che li spieghi con mappe e grafici, non soffermandosi sui dati in se, ma con l’obiettivo di palesare una relazione, una (o più) causa ed effetto. Ancora di più, raccontare questi fenomeni non dalla parte di meri osservatori o studiosi, ma dalla parte stessa di quanto osservato.

Ecco che cosi nasce, ad esempio, una mappa che racconta il trasbordo degli ebrei che venivano catturati in Ungheria, durante la Shoah e portati a Bergen Belsen. La mappa però, è disegnata tenendo conto non dei dati freddi ed asettici, ma “tradotti” dalle testimonianze stesse dei prigionieri.

Geografia = umanità

Sono venuto a conoscenza di questo atlante per caso, sentendone parlare su un podcast di attualità. Da fervido utente di Google Maps, mi ha fatto uno stranissimo effetto riavere tra le mani un atlante. Mi ha fatto rendere conto, di quanto spesso si guardino dei dati, si ascoltino delle notizie, ma in realtà non le si comprenda. Inoltre, quanto la Geografia non sia semplicemente sapere dove si trova Londra, o il Molise. Perché la Geografia parla di spazi, trasformati in territori dall’uomo, e che tramite l’uomo assumono il senso di cui esso l’uomo li investe. Dunque, essa parla anche e soprattutto di umanità.

Consiglio caldamente la lettura sia agli appassionati di Geografia e mappe, ma anche a chi cerchi di comprendere meglio il mondo in cui vive.