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Genova: il ponte ha ricollegato la città e acceso il tricolore

Il nuovo ponte simbolo di rinascita

Genova e il suo ponte, è un esempio che l’Italia deve seguire. Per rinascere. Non è un giorno di festa, questo non è possibile, ma è simbolo di capacità, di volontà e di fatti e non parole. In un nostro precedente articolo, avevamo parlato di tempistiche di ricostruzione. Oggi l’ultima campata è stata inserita, ha ricollegato Genova e acceso il tricolore.

Solo 7 giorni di ritardo

Con soli sette giorni di ritardo sulla stima che il sindaco di Genova, Marco Bucci, aveva espresso ad inizio mese, il nuovo Viadotto Polcevera è stato varato nella giornata di oggi. Il suono delle sirene ha fermato Genova nella tarda mattinata di oggi, in presenza del premier Giuseppe Conte, il presidente della Regione Giovanni Toti, e lo stesso sindaco di Genova.

Non è una festa

L’atmosfera non era tuttavia quella di una festa ma di un momento solenne, nel giusto rispetto delle 43 vittime della tragedia del 2018. Lo stesso premier Conte nel suo intervento, ha messo enfasi su tale aspetto, e sulla lettura dell’evento in chiave di un paese che riparte insieme. Messaggio condiviso dallo stesso governatore Toti, che lo ha definito un simbolo dell’Italia che riparte. Nel momento in cui il paese è alle prese con la pandemia del COVID-19, dal capoluogo ligure può ripartire la speranza, la ricostruzione. Emergenza sanitaria che ha causato non pochi disagi allo stesso personale del cantiere del ponte, che tuttavia ha continuato i lavori senza sosta.

Il punto tecnico è la data di inaugurazione

Tecnicamente, mancano ancora alcune rifiniture che rendono ancora la struttura non utilizzabile. Infatti, deve ancora essere realizzata la soletta in cemento, l’asfaltatura e le ultime rifinizioni con il tracciamento delle righe per le corsie e le ringhiere. Rimane ancora incerta la data precisa dell’inaugurazione vera e propria, che viene tuttavia stimata per il mese di luglio. Confermato il diktat fondamentale che non sarà il 14 Agosto, giorno di commemorazione delle vittime.

Il sottoponte

Più complicata invece è la questione del sottoponte. I progetti ci sono e sono già stati illustrati in una esauriente diretta Facebook la settimana scorsa da parte dei realizzatori. Si parla di un parco commemorativo, aree verdi con spazi per i bambini, spazi culturali e di aggregazione. La promessa è quella di cambiare totalmente l’aspetto della zona, che non sarà più di mero transito come siamo abituati a considerarla. L’unica incognita è quella delle risorse economiche per la loro realizzazione, ma al momento tutto ciò passa in secondo piano. L’impatto nel vedere nuovamente un ponte ad unire le due vallate, ha emozionato e reso orgogliosa la maggior parte della cittadinanza.

La scelta del nuovo nome

La tragedia del Ponte Morandi infatti, aveva avuto molto eco nelle vite di tutti i genovesi. Essendo un tratto comunemente usato dagli stessi cittadini per muoversi in città, la percezione comune fu che chiunque vi ci sarebbe potuto trovare. Rimane ancora in sospeso la questione del nome da assegnare al nuovo ponte. Le ipotesi al momento, variano da “ponte43”, in memoria delle vittime, al semplice “Ponte di Genova”. Tale questione, potrebbe essere una occasione interessante per il coinvolgimento della cittadinanza, con delle proposte per il nome ed eventuale scelta per consenso.