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Gassman. Ricordando il grande Vittorio ieri e oggi

Una straordinaria immagine di Vittorio Gassman

Gassman morì venti anni fa in questo giorno, ma come quelli che incarnano l’arte, sarà per sempre di questo nostro piccolo mondo. Ieri come oggi. Ricordando Vittorio oggi, ricordiamo ancora altri grandi che qui su Globe abbiamo celebrato… ieri.

Gassman

20 anni fa, il 29 giugno del 2000, all’età di 78 anni se ne andava Vittorio Gassman. “Il suo cuore non ha retto. Una crisi cardiaca lo ha colto all’improvviso nella sua casa romana” hanno scritto i giornali il giorno dopo, ma qualcuno pensa che le cose siano andate diversamente. Da tempo infatti l’attore era in preda di una grave crisi depressiva.

Ma a noi non importa se sia stato il fato o la sua volontà  a portare via dal palcoscenico italiano uno dei più grandi attori che la storia ci abbia donato. Purtroppo Gassman non c’è più e noi lo rimpiangiamo molto, come rimpiangiamo tutti quei professionisti di un’epoca che non torna.

Vittorio Gassman da Genova

Attore atletico e sportivo. Un’altra bella foto del grande Vittorio

Gassman era nato a Genova il 1° settembre del 1922. Era il secondo figlio di un ingegnere tedesco. Passa la sua infanzia a Roma, studia al liceo Tasso, ma più che lo studio lo appassiona lo sport,  dove la sua prestanza fisica si dimostra subito nelle sue prestazioni di pallacanestro. Ma è il teatro ad attirarlo. Si iscrive all‘Accademia di Arte drammatica Silvio D’Amico, ma non termina gli studi che certo non erano il suo forte, debuttando nel 1943 in “Nemica”, con la compagnia di Dario Niccodemi. Lì conosce Nora Ricci, che sposerà e gli darà la prima figlia nel 1945, Paola.

Il Mattatore amava le donne

Sappiamo tutti quanto Vittorio amasse le donne, quattro sono state a lungo sue compagne di vita e da tutte ha avuto un figlio. Dopo Paola nasce Vittoria, che fa il medico negli Stati Uniti, avuta da Shelly Winters; poi Alessandro, nato dal matrimonio con Juliette Maynel e infine Jacopo, figlio di Diletta D’Andrea, la sua ultima compagna di vita.

Lo chiamavano “Mattatore”, ma anche a luipiaceva definirsi così, per la sua capacità di attirare su di sé tutta l’attenzione del pubblico grazie a quel genio e quella malinconia che hanno accompagnato la sua vita e la sua carriera.

Il cinema si, ma amava il teatro

È stato il cinema a renderlo famoso, ma era il teatro il suo vero amore. Ettore Scola, Mario Monicelli e Dino Risi sono stati i grandi amici di Gassman. Con “Soliti Ignoti”, accanto a Totò, Gassman diventa il grande Vittorio, divertente per il pubblico, affidabile per i distributori. Con “I mostri” esordisce con Dino Risi che poi lo mette al volante della Lancia sport nel “Sorpasso” nel 1962, un film che divenne il simbolo dell’Italia rapace e ottimista del boom. Un altro grande successo arrivò con “L’armata Brancaleone” di Monicelli nel ’66, e poi ancora “C’eravamo tanto amati”, “Profumo di donna”  e “La cena” di Ettore Scola. Ma lui non sacrifica mai il teatro.

La scrittura come antidepressivo

Quando la depressione prende sempre più campo dentro il suo animo la scrittura sarà il suo antidoto più forte. Prenderà in mano la penna per l’autobiografia «Un grande avvenire dietro le spalle», e poi sarà la volta del romanzo «Memorie di un sottoscala», ed ancora i racconti «Mal di parola». Si confronterà con i giganti della letteratura: «Ulisse e la balena bianca» portato in mezzo mondo nel 1991; poi la registrazione di 40 canti della «Divina commedia», quindi la commedia autobiografica «Camper», maltrattata dalla critica al Festival di Spoleto 1994.

Il sorriso di Vittorio Gassman

Il grande Vittorio ha lasciato un vuoto incolmabile nel mondo dell’arte, lui che sorrideva baldanzoso anche quando era corroso dal male oscuro, lui che sapeva agilmente sprizzare giovialità, fisicità, intelligenza. Lui che da subito ha dimostrato di avere il talento del prim’attore.

La sua lapide, sobria e poco appariscente, mostra la foto di un Gassman che sorride senza ridere, lo sguardo che indaga. L’epigrafe ( come da lui richiesto) riporta solo “attore” e poi una frase di cui molti, si sono chiesti il significato “non fu mai impallato”. Ma chi di teatro ne sa, sa benissimo  cosa voglia dire questa frase.