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Forze Invisibili: Elettricità, Magnetismo e la Relatività dell’Esistenza

Siamo più di ciò che pensiamo. I campi energetici sono la trama invisibile della nostra esistenza. Ecco perché fisica e consapevolezza possono rivelarci un nuovo modo di essere

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Elettricità, Magnetismo e la Relatività dell’Esistenza

Vi sarà capitato di accorgervi passando il pettine tra i capelli che talvolta si producono delle scintille elettriche e in seguito riavvicinando il pettine ai capelli, li attira a sé. Ciò è dovuto alla differenza di carica elettrica tra i capelli e il pettine. Due cariche positive o due cariche negative si respingono tra loro, mentre una carica positiva e una negativa si attraggono. Una carica elettrica ha un effetto su ciò che la circonda. Produce un campo di forza grazie al quale attrae o respinge altre cariche.

L’attrazione e la repulsione su altre cariche sono più forti in prossimità del centro, mentre allontanandosi diventano sempre più deboli. Così se allontanate il pettine dai capelli, la forza che attira i capelli diminuisce.

Da come mi sono espresso, sembra che io sappia che cos’è un campo elettrico. Non è così. Nessuno lo sa. Non sappiamo che cosa si muova nell’aria e agisca a distanza. Non sappiamo come ci riesca e perché diventi sempre più debole. È magia? La scienza non risponde, ipotizza soltanto che i campi esistono e che possono essere misurati in base alle forze prodotte sugli oggetti.

Elettricità e magnetismo

Se parliamo di elettricità, dobbiamo, però, parlare anche di magnetismo.

Se prendete una calamita e la posizionate sotto un foglio di carta sul quale avete sparso della limatura di ferro, quest’ultima si disporrà secondo un disegno ben preciso. Ciò vuol dire che una calamita produce un campo che si manifesta nel modo nel quale sposta la limatura.

Fino all’inizio del XIX secolo, l’elettricità e il magnetismo erano considerati fenomeni distinti. Si pensava che le cariche elettriche generassero un campo elettrico, mentre i magneti creassero un campo magnetico indipendente. Tuttavia, una serie di esperimenti rivoluzionari svelò un legame profondo tra questi due fenomeni. In seguito, i fisici muovendo un filo metallico all’interno di un campo magnetico scoprirono che i due tipi di forze erano collegati. Quando spostavano il filo rilevavano che al suo interno c’era un passaggio di corrente elettrica. Scoprirono in tal maniera un metodo per generare elettricità che cambiò il mondo. I generatori di corrente funzionano grazie al moto di fili all’interno di campi magnetici. Se il motore della vostra auto muove i fili che si trovano sulla ruota che gira nel generatore, dove c’è un magnete, si ottiene elettricità per i fari e per altri dispositivi. Da ciò e da altri esperimenti si comprende che l’elettricità e il magnetismo devono essere collegati perché sono in grado di generarsi a vicenda.

Una carica elettrica in movimento produce un campo magnetico e, a sua volta, un campo magnetico che si sposta crea una corrente elettrica.

Le equazioni di Maxwell e un esperimento mentale

Elettricità: Maxwell
James Clerk Maxwell (By G. J. Stodart)

All’inizio dell’800 Oersted e Faraday scoprirono questo legame tra elettricità e magnetismo e successivamente Maxwell formulò le leggi che lo descrivono. Ora sulla base del fatto che il magnetismo genera elettricità e viceversa, vi propongo un divertente esperimento mentale.

Supponiamo che Gigi si trovi fermo alla fermata di un tram con i piedi ben saldi al terreno con una bussola in mano e che veda una carica elettrica muoversi nell’aria. Poiché si aspetta che le cariche elettriche in movimento generino campi magnetici gli sembra ragionevole attendersi di vedere l’ago della bussola spostarsi. Infatti, è proprio così. Ma che cosa succede se vedesse il suo amico Gianni volare nell’aria accanto alla carica elettrica? Ora Gianni dirà che la carica gli sembra ferma perché sta viaggiando alla sua stessa velocità, e che l’ago della bussola che ha in mano è immobile, a differenza di ciò che sta accadendo all’ago di Gigi. Ciò vuol dire che per Gianni la carica non crea un campo magnetico, mentre per Gigi che sta fermo sì. Come può essere possibile? Forse la bussola di Gianni è rotta? Improbabile. Potreste chiedervi: se le leggi della fisica devono essere le stesse ovunque e in tutti i sistemi di riferimento, entrambi dovrebbero avere ragione, ma come è possibile che Gigi registri un campo magnetico in una zona dove c’è una carica in movimento e Gianni no? Maxwell stesso si trovava in questo dilemma ed era disposto a gettare all’aria le sue equazioni quando arrivò Einstein a rimettere le cose a posto con il principio di relatività.

Einstein e il principio di relatività

Egli mostrò che l’elettricità e il magnetismo non possono essere descritti indipendentemente dai sistemi di riferimento spazio/temporali. Lo spazio, il tempo e la materia sono tutti interdipendenti.

Elettricità Einstein









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Albert Einstein

Einstein comprese che le leggi dell’elettromagnetismo, così come le leggi della fisica in generale, devono essere le stesse per tutti gli osservatori, indipendentemente dal loro stato di moto. Questa è l’essenza della teoria della relatività speciale. L’esperimento mentale con le bussole ci mostra come il campo magnetico, che sembra dipendere dal moto relativo delle cariche, sia in realtà una manifestazione dell’unificazione tra elettricità e magnetismo e della natura relativa dello spazio e del tempo. Dal momento che il comune denominatore dei miei articoli è dare spunti di riflessione, riflettiamo sull’analogia psicologica dei problemi del magnetismo e dell’elettricità. Nella fattispecie, analizziamo il possibile equivalente psicologico della situazione in cui chi si muove all’unisono con la carica non avverte nessuna forza, mentre chi osserva la stessa carica da terra avverte un effetto magnetico davvero intenso. Potreste trovare un’analogia con qualcuno che si trovi immerso in uno stato di sogno, nel quale pensa di trovarsi in uno stato di pace assoluta. Secondo il nostro esperimento sta volando in alta quota insieme alla carica, mentre, da sveglio, non prova in alcun modo la stessa sensazione. Dovrebbe condividere quello stesso stato onirico per vedere il mondo in maniera diversa e riconoscere l’illusorietà delle cose.

Un altro esempio di relativismo

Vi offro un altro esempio di relativismo. Giorgia si trova in ospedale, colpita da infarto. I medici si affannano intorno al suo corpo per rianimarla, mentre lei fluttua fuori dal suo involucro osservando con curiosità l’opera dei sanitari. È tranquilla e si meraviglia della disperazione dei medici perché sa bene che presto ritornerà nel corpo appena concluso il suo viaggio astrale.

Lo stesso discorso vale per la sofferenza o per la malattia.  Qui, però, il discorso si fa difficile. Anche qui dipendiamo dalla relatività dei sistemi di riferimento. Rispetto a un sistema c’è un campo magnetico, rispetto a un altro non c’è. Entrambi i punti di vista sono corretti. Non c’è un aspetto reale e un altro irreale. Una malattia fisica, per esempio, esiste solo come riferimento alla realtà convenzionale, riconosciuta da tutti. Nello stato onirico, quella malattia non esiste e state bene. In altre parole, le malattie non sono reali in senso assoluto. Sono considerate dei disturbi solo dal punto di vista della realtà convenzionale, che definisce le condizioni corporee normali in termini di peso, temperatura, e altri fattori. Dal punto di vista della realtà non convenzionale i sintomi sono processi che si possono percorrere come sentieri nel bosco. A questo punto qualcuno potrebbe obiettare: “Scusa, ma se ti rompi una gamba, ti ingessi e l’arto guarisce oppure hai mal di testa e con un analgesico l’emicrania sparisce. Che bisogno c’è della relatività?” Al che direi che da un certo punto di vista, questo qualcuno ha ragione, guarisce, ma ha solo soppresso il sintomo, hi evitato di entrare in contatto con la forza che all’inizio lo ha portato a rompersi la gamba o all’emicrania.

La fine definitiva di qualunque malattia

 A livello non convenzionale, questa forza potrebbe costituire il vero problema e, se non la si affronta, il problema potrebbe riapparire. Diciamo la verità, la gente si sente molto più a suo agio nella realtà convenzionale, limitandosi a sopprimere i sintomi. La realtà convenzionale è una realtà importante ma non l’unica e per quanto riguarda i sintomi potrebbe non essere addirittura quella fondamentale. Una guarigione olistica si verifica nella realtà convenzionale non solo attraverso il trattamento dei sintomi attraverso procedure convenzionali, ma anche approfondendo l’aspetto psicologico che passa attraverso questi sintomi. Se ci pensate bene, soltanto così è possibile raggiungere la fine definitiva di qualunque malattia.

Pubblicato il: 8 Settembre 2024
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