Feminologica celebra Norma Mascellani e il diritto di essere artiste

Feminologica 9a Edizione: 1946 – 2026, 80 anni dal voto alle donne

La nona edizione di Feminologica, rassegna di teatro civile dedicata all’universo femminile che si svolge a Bologna con il Patrocinio di Comune e Regione Emilia-Romagna, quest’anno porta il titolo “Donne al Centro della Storia” ed è dedicata all’ottantesimo anniversario dal voto politico nazionale accordato alle donne italiane, il 2 giugno 1946.

Dal 26 agosto al 15 settembre 2026, nell’Anfiteatro e nella Biblioteca Comunale Tassinari Clò del Parco Villa Spada, sotto la direzione artistica di Simona Sagone, attrice e presidente dell’Associazione APS Youkali, la kermesse trasforma l’arte in uno strumento d’impegno politico e sociale per immaginare una società più equa e solidale. La rassegna propone un ricco programma di sette appuntamenti che intrecciano spettacoli serali, dibattiti pomeridiani e una mostra d’arte collettiva in cui espongono ventitré artiste contemporanee.
Troiane e il teatro come strumento politico

Lo spettacolo centrale di questa edizione, su cui Youkali APS ha concentrato un grande sforzo produttivo, è “Troiane: donne in ogni guerra”, in scena l’8 settembre, con testi tratti da Euripide, Seneca, Sartre, Natalie Haynes, Christa Wolf e Simone Weil, per una drammaturgia di Simona Sagone la quale, anche in qualità di direttrice artistica, afferma che “Lo strumento che utilizziamo per mettere le donne al centro della storia è il teatro, strumento di lotta politica e di riflessione sulla società che viene rappresentata sulla scena…”.

Ad aprire la rassegna, accanto alla mostra d’arte visiva, il talk “Donna/artista nel XX° secolo, finalmente un diritto” con Anna Rita Delucca e Irene Manente, storiche dell’arte. A moderare l’incontro la giornalista Laura Branca: il tema centrale mira a esplorare il ruolo delle figure femminili attraverso i secoli e la presenza, nel XX° secolo, di figure artistiche apparentemente silenziose ma che hanno lottato duramente per il riconoscimento del loro ruolo di artiste professioniste in una società riluttante, come accadde alla pittrice bolognese, di fama nazionale, Norma Mascellani, una delle maggiori allieve del più noto maestro d’incisione del Novecento italiano nel mondo, Giorgio Morandi. E non a caso la si può definire “Pittrice dei Sogni e del Silenzio del Quotidiano”.
Norma Mascellani: una vita nell’arte e nella città di Bologna

Nell’ambito della rassegna Feminologica9 il focus si accende proprio su figure di artiste spesso messe in ombra da una storiografia pregiudizievole che per troppo tempo è rimasta ancorata a dettami antichi in cui le Accademie consideravano la pittura di natura morta, paesaggistica e ritrattistica come generi di categoria inferiore rispetto all’arte mitologica, storica, monumentale o rispetto alla rappresentazione del corpo umano: tali generi, considerati di serie A, erano infatti negati alle donne pittrici. Nel Novecento, Norma Mascellani incarna una figura esemplare sia come donna che come creativa: la sua storia è profondamente legata alla città di Bologna in cui nacque e visse per un intero secolo, dal 1909 al 2009.
Proveniente da una famiglia di umili origini (la madre vendeva frutta al Mercato delle Erbe) Norma ricevette proprio da lei l’incoraggiamento necessario per intraprendere la carriera artistica. Nonostante i pregiudizi dell’epoca, che consideravano l’iscrizione all’Accademia di Belle Arti (allora frequentata quasi esclusivamente da uomini) una scelta “poco seria” per una giovane, la Mascellani proseguì con determinazione nel suo percorso. Uno degli aspetti più significativi della sua biografia è il rapporto con il proprio maestro di incisione, Giorgio Morandi, il quale, nonostante spesso e ingiustamente fosse tacciato di misoginia, fu l’unico a difendere Norma e le poche altre allieve talentuose che frequentavano i suoi corsi dagli scherni dei loro compagni di studio.
Premio Moj, Morandi e le ombre della critica

Un episodio emblematico risale al 1935, quando Norma vinse il prestigioso Premio Moj e i suoi giovani colleghi protestarono apertamente, sostenendo che tali encomi non dovessero andare a una donna poiché “tanto le donne si sposano”. Morandi, tuttavia, continuò a stimarla, spronandola a non farsi abbattere e arrivando persino a regalarle alcune lastre su cui esercitarsi. Del resto, il celebre pittore “delle bottiglie” ne sapeva qualcosa di detrattori e malevolenza. Una malevolenza che per certi versi derivava anche da vecchi fraintendimenti politici: da una certa schiera di detrattori, infatti, venne accusato per molti anni di strizzare l’occhiolino al fascismo, e ciò accadde quando egli fu arrestato dai fascisti medesimi e internato nel carcere bolognese perché aderiva al Partito d’Azione (che in seguito prese il nome di Democrazia Cristiana).
Riuscì a farsi scarcerare grazie al pittore Mino Maccari, che era suo amico ma era anche un fascista. Certamente anche questo episodio, unito al suo carattere schivo, contribuì a creargli intorno un alone di dicerie che in realtà erano mosse da forti invidie nei confronti del suo grande talento, tanto che addirittura in seguito alcuni registi di fama internazionale lo ingaggiarono per adornare le scenografie di film importanti: uno tra tutti, Michelangelo Antonioni. Non c’è dunque da stupirsi se due figure così diverse tra loro come Norma Mascellani e Giorgio Morandi potessero sentirsi legati da esperienze di vita comuni. Dal punto di vista stilistico, mentre la maggior parte dei suoi contemporanei si volgeva all’astrattismo o all’informale, la Mascellani scelse di restare fedele alla pittura figurativa.
Stile, poetica e impegno sociale

Il suo stile, influenzato anche dal noto maestro Virgilio Guidi, approdò a un Naturalismo metafisico intriso di silenzio e meditazione, con una particolare predilezione per i soggetti che rappresentavano le cose semplici e umili, come vasi di fiori recisi, paesaggi silenziosi di panorami collinari o marine con barche vuote o, ancora, Venezie immerse nella nebbia ma, pure, vecchie bambole o bottiglie polverose e barattoli da cucina: piccoli oggetti della vita quotidiana in cui la pittrice coglieva l’essenza stessa dell’esistere, come le aveva insegnato il suo maestro Morandi.
Il messaggio che entrambi vollero trasmettere fu quello che anche le cose più grandi e imponenti, in realtà, sono composte di tanti piccolissimi elementi e tutti gli oggetti, la materia stessa, sono composti di atomi infinitesimali; quindi, un po’ come Morandi, anche Norma nell’arte rivelava il valore delle cose più piccole, più umili e nascoste. La sua è una pittura dei sogni e dei ricordi: l’artista bolognese scelse deliberatamente i temi della vita quotidiana trasformando quelli che un tempo erano considerati “generi minori”, riservati alle donne, in una libera e consapevole scelta artistica.
La vita di Norma
La vita di Norma non fu confinata solo nello studio e nella pratica pittorica. In età matura mostrò una forte sensibilità sociale: in particolare collaborò con il sacerdote Don Mario Campidori nella costruzione di un villaggio per disabili a Savigno, nella collina bolognese, finanziato anche attraverso la vendita dei suoi quadri nelle aste. Anche a proposito di tali iniziative ella non fu esente da critiche da parte dei suoi accaniti detrattori quando insinuavano che le sue uniche occasioni di vendere le proprie opere erano quelle di beneficenza.
Norma Mascellani dipinse assiduamente per tutta la vita, nonostante avesse dovuto affrontare anche la lunga e dolorosa malattia del marito a cui fu legatissima e che la spronò sempre, con tenacia, a continuare nella sua arte. La pittrice scomparve nel 2009 all’età di 100 anni. La sua parabola artistica e umana rappresenta un tassello fondamentale della conquista femminile del mondo dell’arte, attraversando fasi storiche cruciali come il primo voto alle donne del 1946 e la lotta per il loro riconoscimento professionale.
Il voto del 1946 e la svolta democratica

Il 1946 rappresentò per l’Italia la svolta verso il suffragio universale e la vera democrazia. Dopo un primo test nelle elezioni amministrative di primavera, il 2 giugno 1946 le donne votarono su scala nazionale per il referendum Monarchia-Repubblica e per l’elezione dell’Assemblea Costituente. L’affluenza femminile fu altissima, segnando il passaggio definitivo delle donne da “soggetti passivi” dello Stato a cittadine con pieni diritti politici. Prima di questa conquista, la società e la legislazione italiana avevano sistematicamente escluso le donne dalla vita politica: la narrativa ideologica dell’Ottocento e del primo Novecento descriveva la donna come emotivamente instabile, priva della preparazione razionale necessaria per la politica e destinata esclusivamente alla sfera domestica e alla cura della famiglia. Norma Mascellani visse e superò con la sua arte e la sua tenacia tutti questi avvenimenti di un secolo difficile che il destino riservò alla sua vita.
Notizie da: Female Art in History. L’arte femminile nella storia, di A.R. Delucca, I. Manente, 2025, Youcanprint, Lecce.



