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Ex Caserma Palmanova di Viterbo. Via al recupero

Ex Caserma Palmanova
L’ex Caserma Palmanova di Viterbo sarà riqualificata

L’ex Caserma Palmanova è l’oggetto dell’attenzione di questo articolo, da parte della nostra studentessa dell’Università della Tuscia. Il suo gruppo di lavoro è attivo da alcuni mesi, allo scopo di “proporre” per costruire il futuro. Se è vero che i giovani e gli studenti in particolare determineranno il futuro del nostro paese, cosi come quelli di tutta Europa, è il momento di ascoltarli con attenzione. Questo è l’appello che rivolgiamo alle autorità “tricolori e azzurro stellate”.  A chi amministra Viterbo, in particolare. Perché argomenti su questa città medioevale sono già stati trattati in almeno altri 4 servizi sul nostro giornale, che potete rileggere cliccando qui.

L’ex Caserma Palmanova

È notizia di poche settimane l’acquisizione, da parte dell’università della Tuscia, dell’ex Caserma Palmanova, situata nel quartiere “Paradiso”.

Il Ministero dell’Università e della Ricerca ha infatti confermato la richiesta di finanziamento dell’UNITUS che ha ottenuto lo stanziamento di 3 milioni di euro. La somma deve poi essere aggiunta agli altrettanti 3 milioni già messi a disposizione dal consiglio amministrativo dell’ateneo in precedenza, proprio per il recupero dello stabile.

Un’occasione di riqualificazione territoriale

Entusiasta il rettore, Stefano Ubertini, che nelle interviste rilasciate ha definito il progetto “una grande occasione per l’Università della Tuscia e per l’economia di Viterbo”.

E con questa affermazione concordiamo pienamente. Il recupero consentirà di riqualificare un luogo abbandonato da anni al degrado, come purtroppo molti altri edifici della città, e di trasformarlo in un ulteriore spazio universitario.

La destinazione d’uso dello stabile

L’impresa è davvero lodevole ma sembra che l’ex caserma verrà risistemata per dar spazio a nuove aule didattiche e a laboratori, a quanto pare non sufficienti per tutto l’ateneo. È comprensibile che una maggior disponibilità di spazi possa garantire ulteriori attività da aggiungere alle proposte formative. E’anche vero però, che l’università ha negli anni acquisito diversi luoghi, un tempo appartenenti alla chiesa come il complesso medioevale di Santa Maria in Gradi (ora sede principale dell’UNITUS), che hanno consentito un notevole ampliamento degli ambienti.

Considerazioni e proposte

Considerato che l’intera area dell’ex caserma ricopre all’incirca 4500 metri quadrati di superficie, perché una parte (magari l’ambiente a pian terreno destinato, secondo il progetto presentato, ad auditorium e capace di ospitare almeno 460 persone) non potrebbe essere adibita alle presentazioni di mostre d’arte?

Noi studenti di storia dell’arte dell’UNITUS, abbiamo da tempo rilevato la mancanza di spazi adeguati alle attività laboratoriali del nostro corso. Al momento dispone solo di un laboratorio di fotografia e di registrazione grafica.

Ex Caserma Palmanova - Università della Tuscia
Università della Tuscia

Qualcuno potrebbe obbiettare che il corso, essendo basato esclusivamente sulla teoria, non necessiti di attività laboratoriali, ma riteniamo non sia proprio così. Lo studio e la comprensione della storia dell’arte non possono limitarsi alla semplice teoria, ma necessitano anche di esperienze pratiche. Come l’organizzazione e la gestione di mostre, la realizzazione di cataloghi d’arte e il continuo confronto critico con gli altri colleghi.

Queste sono solo alcune delle tante attività che un aspirante storico d’arte dovrebbe svolgere nel corso del suo percorso universitario, così da approcciarsi al mondo del lavoro con più esperienza e capacità.

Il dipartimento DISTU

Nelle intenzioni del Rettore c’è la volontà di destinare parte dello spazio “ad iniziative culturali della cittadinanza viterbese”.  Le attività che proponiamo potrebbero rientrare in questa dicitura, tuttavia il ripristino dello stabile sembra essere rivolto ai corsi del DEIM (dipartimento di economia e impresa) che non ha ancora una sede definitiva.

Eppure anche il dipartimento di studi linguistici e letterari, storico-filosofici (DISTU), non ha una sede definitiva. Meglio una parte dei corsi come lingue e giurisprudenza sono ubicate nel suggestivo complesso medievale del San Carlo, mentre noi storici dell’arte ci riuniamo in una sede distaccata in zona Riello. Fuori dal centro storico della città.

Il complesso del San Carlo, pur non essendo molto esteso, è dotato di un’aula magna che in occasione della festa dell’arte (evento che purtroppo quest’anno a causa del covid non si è potuto svolgere e di cui avevo parlato in un mio precedente articolo), ha ospitato mostre temporanee e conferenze.

Il confronto e il dialogo

Avere quindi a disposizione uno spazio più ampio permetterebbe di ospitare mostre ed eventi con più frequenza senza occupare gli spazi destinati alla didattica. Soprattutto fornirebbe a noi storici dell’arte una sede più consona ai nostri studi e alle attività. La situazione attuale ci penalizza e non ci consente di esprimere tutte le nostre potenzialità. Ciò nondimeno siamo aperti al confronto e al dialogo con l’università per trovare possibili soluzioni che accontentino tutti. Inoltre garantirci una sede migliore diventerebbe motivo di prestigio per la stessa Università, che oltre a vantare numerosi riconoscimenti per i successi ottenuti dai dipartimenti di Agraria, Ingegneria e Biotecnologie, sarebbe conosciuta anche per l’affermazione di Beni Culturali.

Un’occasione da non perdere

Questa potrebbe essere l’occasione per investire nuovamente sulla cultura e sull’arte. Come un tempo. Quando accadeva che il dipartimento di Beni Culturali era un fiore all’occhiello per la città. Uno dei compiti delle Università dovrebbe essere infatti quello di incentivare il patrimonio artistico del nostro “Bel Paese”. Non soltanto attraverso pubblicazioni scritte rivolte ad un pubblico ristretto, ma anche mostrando concretamente i successi raggiunti al grande pubblico. Anche per mezzo di esposizioni, incontri, conferenze, laboratori.

La speranza è che sia questa l’intenzione e non un atto di ridimensionamento della facoltà, magari per un numero non troppo elevato di iscritti. Questa è una grande occasione per rendere reale e tangibile un sogno, che non è irrealizzabile. Anzi è possibile!