L’evoluzione del buco nero M87
Dalla prima foto raccontata su Globe alle nuove scoperte e la storia del buco nero M87 continua a evolversi

La ciambella è uscita col buco
La fantascienza diventa realtà, la scienza si fa immagine. Quando su queste colonne pubblicammo il primo articolo dal titolo “The Black Hole” per commentare lo storico traguardo del consorzio internazionale Event Horizon Telescope (EHT), legammo quell’evento alla penna di Jules Verne in Dalla Terra alla Luna e alla Teoria della Relatività di Albert Einstein. A distanza di tempo, quel confine tra immaginazione e fisica si è assottigliato ancora di più.
La notizia che allora fece il giro del pianeta racchiudeva una suggestiva contraddizione: il mondo osservava l’ombra del buco nero al centro della galassia Messier 87 (M87), a 55 milioni di anni luce da noi, nello stesso identico istante, mentre su una metà della Terra splendeva il sole e sull’altra si affacciava la luna.
Dalla prima foto di M87 alle nuove mappe dell’universo
Oggi sappiamo che quella prima foto non era un punto d’arrivo, ma solo l’inizio. Quell’anello luminoso — a cui si sono poi aggiunti gli scatti di Sagittarius A* e le mappe della luce polarizzata — non ci mostrava il buco nero in sé, ma il suo “orizzonte degli eventi”. Oggetti cosmici dalla densità talmente estrema che nemmeno la luce può sfuggirvi, circondati da gas e polveri che ruotano attratti da potenti campi magnetici.
Le analisi successive condotte dalla rete globale di radiotelescopi (coordinata con il contributo fondamentale degli istituti italiani INAF e INFN) hanno dimostrato che quel gigante da 6,5 miliardi di masse solari non è un’immagine statica: la “ciambella” è viva, turbolenta, e il suo anello di luce muta e danza nel tempo, confermando ancora una volta le predizioni della fisica teorica.
L’entusiasmo della comunità scientifica e la fantasia degli appassionati continuano a proiettarci verso la conoscenza profonda dell’universo. E rileggendo oggi la riflessione lanciata con The Black Hole, di fronte alle nuove conferme della scienza, possiamo ribadirlo con ancora più certezza: stavolta “la ciambella è uscita col buco!”.



