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EURO 2032: si prepara Il futuro per gli stadi di calcio italiani

Un’analisi concisa ma significativa sulla situazione, da parte dell’Avv. Katia D’Avanzo. Tra investimenti, burocrazia e opportunità quale sarà realisticamente la situazione delle strutture professionistiche del mondo del pallone nel prossimo futuro?

Euro 2032: ma gli stadi come sono messi?

Euro 2032 si terrà in Italia e Turchia. L’Italia torna così a ospitare un grande evento calcistico, come deciso dal Comitato Esecutivo della UEFA. Ma siamo davvero pronti? Abbiamo gli stadi necessari? Qualcuno potrebbe rispondere di sì, perché ognuno di noi è legato ai ricordi, allo stadio della propria città, a quell’arena che ha generato emozioni indelebili più che utili economici.

Dal campo guardo bene la mia partita!” racconta un anziano tifoso, che da 80 anni occupa sempre lo stesso posto. Un gesto scaramantico, ma anche espressione di appartenenza, di quell’amore per la squadra e per la città che solo noi italiani possiamo comprendere. Tuttavia, l’affetto e la passione non bastano per soddisfare i criteri UEFA.

La FIGC da’ il via agli incontri

Nel frattempo, la FIGC ha annunciato l’avvio, a partire dal 14 luglio scorso, di una serie di incontri con i rappresentanti dei Comuni, i proprietari e gestori degli impianti, e le società sportive coinvolte nel bid che ha portato all’assegnazione dell’Europeo 2032. Gli incontri, a cui parteciperà anche Michele Uva, delegato UEFA per l’organizzazione, coinvolgeranno le 11 città candidate a diventare Host City.

Calendario degli incontri, compreso quelli già avvenuti

  • 14 luglio: Roma (Sport e Salute)
  • 15 luglio: Firenze (Comune e ACF Fiorentina)
  • 16 luglio: Bologna (Comune e Bologna FC)
  • 17 luglio: Verona (Comune e Hellas Verona)
  • 17 luglio: Milano (Comune, Inter e Milan)
  • 18 luglio: Genova (Comune, Genoa e Sampdoria)
  • 24 luglio: Bari (Comune e Calcio Bari)
  • 25 luglio: Napoli (Comune e Calcio Napoli)
  • 29 luglio: Torino (Juventus)
  • 30 luglio: Cagliari (Comune e Cagliari Calcio)
  • 31 luglio: Palermo (Comune e Palermo Calcio)

La situazione attuale degli stadi

Su 129 stadi omologati per almeno 5.500 spettatori, circa il 60% risale al periodo 1920–1970. Solo l’Allianz Stadium (Juventus), il Gewiss Stadium (Atalanta) e il Bluenergy Stadium (Udinese) sono gestiti direttamente dai club, segnale di un modello di proprietà ancora fragile.

Il principale ostacolo resta la burocrazia. I piani di ammodernamento e costruzione di nuovi impianti sono spesso bloccati da iter complessi, cambi di amministrazione, vincoli urbanistici e dalla cancellazione di fondi PNRR. Progetti come quello di Tor di Valle o Pietralata a Roma e la questione San Siro a Milano sono stati rimandati più volte. Presidenti come Tommaso Giulini (Cagliari) lamentano le difficoltà di accesso al credito e la lentezza delle procedure: “Le banche non bancano lo sport e la burocrazia rallenta tutto”, ha dichiarato di recente.

Gli stadi prossimi e futuri (si spera)

Secondo PwC, sono previsti 31 progetti per un totale di circa 5 miliardi di euro, con un impatto stimato di 14.000 nuovi posti di lavoro e 5,6 miliardi di euro di PIL. Tra i cantieri già avviati:

  • Stadio Dall’Ara (Bologna): restyling da 200 milioni di euro, inizio lavori previsto per l’estate 2025;
  • Stadio Artemio Franchi (Firenze): ristrutturazione da 200 milioni di euro, lavori in corso fino al 2026;
  • Altri interventi: Stadio Flaminio (Roma), Cagliari, Taranto, Venezia.
    Si attendono inoltre i progetti per il nuovo stadio della Roma e il futuro di San Siro, che sarà affidato probabilmente direttamente alle società sportive.

Il Governo ha avviato iniziative per semplificare le procedure autorizzative, prevedendo una riduzione dei tempi a 45 giorni, l’istituzione di un fondo nazionale, crediti d’imposta tra il 30% e il 40% sugli investimenti sostenibili, esenzioni IMU e, con il Decreto Sport di maggio 2025, la nomina di un Commissario Straordinario. Sono già stati stanziati 4-5 miliardi di euro, con una proiezione fino a 10 miliardi nel lungo termine. Gli stadi sono ora riconosciuti come infrastrutture strategiche nazionali.

Come un hub multifunzionale

Si tratta di una svolta epocale: lo stadio viene oggi concepito come un hub multifunzionale – spazi commerciali, culturali e comunitari – e non più come un semplice impianto sportivo. In Europa, esperienze come quelle del Tottenham Stadium o del nuovo Bernabéu dimostrano l’enorme potenziale in termini di ricavi e impatto locale.

Dopo anni di immobilismo, i punti di forza attuali sono:

  • la spinta europea verso infrastrutture moderne e polifunzionali,
  • il supporto finanziario pubblico-privato,
  • l’accesso al credito agevolato,
  • gli incentivi fiscali,
  • la possibilità di rigenerazione urbana e sviluppo territoriale.

Il futuro degli stadi italiani si sta finalmente delineando, tra grandi potenzialità economiche e sociali e la necessità di superare una macchina burocratica ormai obsoleta. Le riforme legislative e i fondi stanziati rappresentano un primo passo importante. Restano però da affrontare sfide cruciali: semplificare i tempi autorizzativi, favorire il dialogo tra pubblico e privato e garantire la credibilità dei progetti agli occhi di banche e investitori.

Solo così gli stadi potranno trasformarsi in motori di sviluppo territoriale, attrattori culturali e fonti di ricchezza. Da impianti obsoleti a fulcri di innovazione e comunità.

“Bordo campo” di Katia D’Avanzo. Questo è l’Art. n. 3. Leggi anche “Calcioscommesse...” e “Caos serie B

Pubblicato il: 16 Luglio 2025
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