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Edgard Morin compie 100 anni. Auguri al filosofo francese

Edgard Morin - foto Morin
Photo modif. – Edgar Morin no Fronteiras do Pensamento São Paulo ( Lic. CC BY-SA)

Il grande filosofo e sociologo francese Edgard Morin, compie un secolo. Una età straordinaria per un interprete straordinario della nostra storia. Auguri anche dalla redazione di Globe Today’s.

Edgard Morin

Muore giovane chi è caro agli dei”. Al consolatorio frammento poetico di Menandro è necessario aggiungere l’eccezione, a favore degli umani, della lunga vita di Edgar Morin. Il fiolosofo e sociologo francese che proprio nei primi giorni del mese di luglio ha compiuto cent’anni.

Insegnare a vivere

È il pensatore di una profonda riforma dell’educazione. Fondata sulla missione essenziale di “insegnare a vivere”, che si pone, oggi più che mai, come obiettivo prioritario e irrinunciabile nella scuola post pandemia. Con la metafora della testa ben fatta, infatti, Morin sollecita un’educazione scolastica capace non tanto di tramettere conoscenze quanto di stimolare l’iniziativa. Allenare a porsi domande. Affrontare le sfide del presente con pensiero critico e autonomia di giudizio, riconoscere e sviluppare i propri punti di forza e lavorare sulle debolezze. Aprire la mente ad accogliere diversi punti di vista.

Esatto e sbagliato

Occorre, secondo il filosofo parigino, educare a dialogare con l’incertezza, liberando la scuola, e dunque gli studenti, dalla priorità della prestazione e dai rigidi steccati del dualismo tra “esatto” e “sbagliato”. Persino nelle discipline scientifiche si fa sempre più strada l’aspetto qualitativo lasciando indietro il quantitativo, rispettando di più l’approccio con la complessità della realtà, che non è formata nettamente da elementi esatti o inesatti. La conoscenza, infatti, non percorre una strada lineare verso traguardi predefiniti da programmi o consigli di classe. E’ sempre “traduzione”, dunque “tradimento”, devianza verso l’intuizione e la scoperta, elasticità mentale e creatività che non si piega ai facili automatismi, ai dogmi, ai percorsi pre confezionati.

Come il direttore d’orchestra

Certo, in una Scuola così possono trovare spazio solo docenti che, come il direttore d’orchestra, non si limitano a far eseguire spartiti didattici, ma animano e raccordano, motivano e orientano, suscitano e organizzano. Soprattutto, educano. Non a rifuggire dall’errore in quanto sconfitta personale e fallimento scolastico, ma a trarre da esso quell’energia vitale che ricarica il pensiero per intraprendere nuove strade. Per diventare insegnanti capaci di mettere in atto queste dinamiche, preziose non solo tra i banchi delle aule ma attraverso le strade della vita, non basta superare concorsi. Occorre amare il proprio lavoro con quella passione che Platone considerava inscindibile dall’insegnamento.

Perché se è vero che “insegnare è lasciare un segno”, è altrettanto vero che chi insegna deve avere la forza – culturale e umana – per lasciarsi segnare dal dialogo con gli studenti, accompagnandoli lungo quel tratto di strada fondamentale per giungere alle soglie del loro futuro di persone e cittadini.

Edgard Morin: “I ricordi mi vengono incontro”

Edgar Morin ha recentemente pubblicato un libro di memorie, “I ricordi mi vengono incontro”. Centrato su un secolo di viaggi e di incontri narrati in un apparente disordine cronologico, governato dal ritmo con cui affiorano i ricordi, affrontati con la freschezza e l’esuberanza di un giovane. Sono memorie che non si accontentano, quindi, della convenzione cronologica, ma diventano “meticciate” come la realtà in cui sono immerse. Una realtà che intreccia ogni essere vivente e richiede che, a partire dai più piccoli, ciascuno di noi possa aprirsi ad un senso universale di cittadinanza e al rispetto planetario per l’ambiente. Perché ognuno è il “riassunto” del percorso dell’umanità intera e un’orma di speranza verso la sua sopravvivenza.

I cento anni di Morin

Ad Edgar Morin, testimone dei grandi eventi del XX secolo e orientatore del pensiero del nuovo millennio, che ha festeggiato il suo centesimo compleanno parlando alla platea dell’Unesco, è stato chiesto, in una recente intervista, il segreto per invecchiare bene. La sua risposta è davvero “patrimonio dell’umanità”. <<Mantenere in sé la curiosità dell’infanzia, le aspirazioni dell’adolescenza, le responsabilità dell’adulto, e nell’invecchiare cercare di trarre l’esperienza delle età precedenti. E sempre dobbiamo saperci stupire e interrogare su ciò che sembra normale ed evidente, per disintossicare la nostra mente e sviluppare uno spirito critico».

Al grande filosofo, che si appresta ad intraprendere altri viaggi, compreso un ritorno nel nostro Paese, l’Augurio di poter ancora e per tanto tempo rischiarare la nostra strada, poiché in una Società chiamata ad assumere l’opacità del rischio come paradigma, è fondamentale poter contare su un Pensiero che illumini il cammino.