Dorian Grey, Alcol e Sport

Sì, la mia scena preferita della stagione 1 di Sport Crime è «la panza di Dorian Grey». Ho già spiegato che è accaduta davvero. Non la spoilero a chi non ha ancora visto la serie, non la ripeto a chi la sa a memoria e me la cita sapendo che ancora adesso mi fa ridere.
La uso però per toccare un tema pesante: la socialità sportiva e l’alcol.
RIFLESSIONE PESANTE
Quella scena fa ridere (direi proprio di sì) ma contiene anche una riflessione pesante sul fatto che l’alcool ti presenta il conto all’improvviso e a una certa età.
SI! Succede agli atleti: finché fanno sport i danni sono invisibili, quindi sembra che non ci siano. Poi tutto di un colpo arriva il declino che ricorda in metafora il celebre romanzo di Oscar Wilde nel quale si incide un’immagine e si invecchia un corpo.
Ovviamente abbiamo Dabs che ha visto tanti danni nascosti e che si dichiara «alcolista che non beve», anzi «birrista», visto che sia lui che il suo fegato non hanno interesse per altri alcolici. Nell’episodio “Mestre Kappa Delta” (il primo di Stagione 2) c’è una seconda citazione del problema, il dialogo (a memoria) dice circa: «incontri compagni bevi, terzo tempo bevi, siamo gente di hockey, di rugby, di rock, di passioni e di vizi anglosassoni».
Forse ho riassunto varie frasi, ma il senso è questo. La grande socialità degli sport del nord si porta dietro il vizio principale… del nord. Potete parlarne a pallanuotisti (il water rugby nasce in Scozia in età vittoriana grossomodo), a hockeisti, rugbisti, calciatori, e capiranno sia il dialogo nel magnifico scenario della darsena di Campalto che «la panza di Dorian Grey».

L’ALCOOL SELETTIVO
Sosteniamo “l’alcool selettivo”, se sei indeciso lascia stare, bevi solo quando ne vale la pena. È doloroso da dire, ma esistono ragazzi che hanno iniziato a bere negli spogliatoi o nei club. Non è un motivo per demonizzare un alimento (abbiamo amici viticoltori, mi viene in mente Gianluca Bisol, Mister Prosecco, che la pensa esattamente come noi) e neanche dei grandi sport che hanno come unica “colpa” i difetti delle loro terre di origine.
SCAMBIO PERICOLOSO
Ho rivisto il film (“Dorian Grey”) del 2009 con Colin Firth. C’è Emily, che nel libro non esiste, c’è il corpo che esce dal quadro (altra licenza cinematografica), c’è tutto un sesso materico che manca nel testo di Oscar Wilde. Che parla – su un altro livello, più faustiano e geniale, soprattutto pensando all’epoca – di uno scambio pericoloso, come il “bere in automatico” in cambio del “farsi accettare”.
Meglio un bel no e una IPA (Indian Pale Ale, il sangue di Luca è una mescola di IPA e Mate) o un calice per celebrare i «no!».



