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Donne e amiche nel libro della De Nardis: Un’Idea di Noi

Un immagine sovrapposta dell’autrice e del suo libro

Donne e amiche. Sono le protagoniste dell’ultimo romanzo di Eleonora De Nardis “Un idea di noi”(Bordeaux Edizioni). Sole e Amara, amiche d’infanzia affrontano la vita a viso aperto. Dopo la presentazione del precedente libro di Eleonora “Sei mia, un amore violento”, una nuova intervista all’autrice da parte di Federica Amadori.

L’intervista

Il tuo romanzo in qualche modo segue l’evoluzione della protagonista che da adolescente diventa adulta, attraverso le mille sfumature del suo essere donna. Sembra quindi un romanzo di formazione, da cosa nasce l’idea per questo libro? È ispirato a una storia vera?

 Sembra un romanzo di formazione, in effetti: il lettore segue le vicende di Sole, indissolubilmente legate a quelle della sua migliore amica Amara, dalla prima adolescenza sino all’età adulta, attraverso gli eventi più significativi della nostra Storia più recente; dal crollo del Muro di Berlino ai drammatici fatti del G8 di Genova, dall’attentato alle torri gemelle a New York al Congresso delle famiglie a Verona, l’esistenza delle due donne viene scandita dagli eventi che per noi tutti hanno rappresentato passaggi epocali di un’intera epoca, dai soffi estremi del cosiddetto Secolo breve, il ‘900 appunto, al primo ventennio del nuovo millennio.

Può apparire una “cavalcata della vita”, ma ad una lettura attenta non sfugge che sin dalle prime pagine vi è un verbo che conduce per mano chi legge: ribellarsi, “un verbo che sembrava fatto apposta per le donne”. L’idea di scrivere questo romanzo, breve ma potente, è nata dall’urgenza di gridare a tutte e a tutti che occorre fare un salto di paradigmi culturali e sociali se vogliamo far progredire la nostra civiltà.

La famiglia

La famiglia, così come intesa da secoli, e cioè come rigida gerarchia di ruoli imposti da atavici stereotipi, deve farsi invece luogo di condivisione, accudimento ed espressione ciascuno della propria identità, unica e irripetibile. In tal senso il percorso di vita di Sole è sì la storia di un riscatto individuale come donna e come madre che però si fa riscatto collettivo, corale; il riscatto di un intero genere, quello femminile appunto.

Per scrivere di certe tematiche, il romanzo non potrebbe non essere ispirato a qualcosa che ho vissuto, che ho conosciuto in prima persona o da vicino: per questo ti dico che non è ispirato a una storia vera, bensì a più storie vere che mi hanno profondamente toccata perché sono racconti che smuovono le coscienze e ci mettono di fronte a interrogativi etici a mio avviso impossibili da ignorare.    

Quanto c’è di autobiografico in questo romanzo che tocca tutte le tematiche del femminile e tutti gli stereotipi di genere?

La copertina del romanzo

Della mia esperienza di vita vi sono molte cose: il quartiere della Garbatella a Roma da cui tutto parte e si dipana, le estati d’infanzia a Scanno in Abruzzo, l’Erasmus a Montpellier, gli studi, le amicizie, gli amori e gli errori, il mestiere di giornalista prima e di scrittrice poi di Sole, l’attivismo sociale, la militanza politica e, naturalmente, l’esperienza più travolgente di tutte; la maternità, che ho avuto il privilegio di vivere per tre volte e che proprio per questo, da donna che vuole liberarsi dalla cappa dei dettami sociali e dei pregiudizi ideologici, mi pone di fronte a tanti interrogativi circa coloro a cui questo privilegio è negato, per natura o per legge.

Sole, la tua protagonista, a un certo punto si trova davanti a una scelta difficile e deve fare i conti con la sua etica e la sua coscienza. Puoi raccontare ai nostri lettori cosa decide di fare Sole e perché?

Sole si direbbe una “figlia del proprio tempo”, fermamente convinta della necessità di autodeterminazione di ciascun individuo ed assolutamente contraria alla pratica della GPA, la gestazione per altri che con una brutta espressione noi giornalisti chiamiamo maternità surrogata. Si trova tuttavia all’improvviso, senza alcun tempo per riflettervi e da sola all’estero, a dover prendere la decisione se dare una possibilità di vita a un ovulo fecondato della sua migliore amica tragicamente morta in un incidente stradale. Così, solo nell’ottica dell’amore altruistico e della cultura del dono appresa dalle nonne, riesce a dare senso al dramma della morte, attraverso una scelta epica di ribellione (a sé stessa, in questo caso) e di lotta contro catene di ingiustizie, ipocrisie e diseguaglianze che le risultano intollerabili.

La sua è una scelta estrema e in piena contraddizione con i suoi convincimenti etici; è tuttavia una gestazione per sé e non per altri, perché Sole sa che quel feto che porta in grembo sarà suo figlio a tutti gli effetti. Da quella scelta, assolutamente non indotta e soprattutto non imposta da uno stato di necessità e totalmente gratuita, nasce Idea, il cui nome racchiude la metafora dell’idealità, della luce, dell’intelletto umano così come inteso dalla filosofia di Giordano Bruno e dall’ideale politico gramsciano.

La maternità surrogata e le sue sfaccettature. La maternità come etica del dono. Perché fare la madre surrogata?

Il tema della GPA è tornato alla ribalta proprio nel periodo di lockdown per l’emergenza pandemica: le immagini delle centinaia di neonati da surrogacy e bloccati in una clinica di Kiev, bambini indifesi in balia di contratti commerciali che si basano sul profitto e sulla concezione della gravidanza come lavoro alienante al pari di quello a una catena montaggio, sono molto forti e stridono con le coscienze di noi tutti.

Ma se in Italia ci fosse una legge che invece di chiudere gli occhi li spalancasse e, anziché vietare e limitare, regolasse la pratica dell’eterologa, tanti italiani non dovrebbero andare all’estero. Mi rendo conto che è un argomento controverso ma a parer mio ancora troppo poco dibattuto. Ricordiamo tutti le battaglie che sono state necessarie per conquistare il diritto al divorzio, la soppressione del matrimonio riparatore, l’interruzione volontaria di gravidanza: tutte tutele per le donne che sino agli anni Settanta (per le nozze riparatrici e il delitto d’onore abbiamo dovuto aspettare il 1986) erano riservate solo alle più abbienti che potevano permettersi di volare oltreoceano o in altri Paesi europei.

La natura speculativa

La natura speculativa della GPA porta la ragione a bandire universalmente la pratica, sempre e comunque. Tuttavia per la complessità del fenomeno e per la delicatezza della tematica, credo davvero che vada distinta la pratica dallo sfruttamento della stessa, cos’ come dalla mercificazione del corpo femminile che ne consegue. Mi spiego. Lo sfruttamento si trova laddove il rispetto dei diritti umani, in primis quelli di soggetti che devono ancora venire alla luce, in secundis delle donne, non sono una priorità sociale.

Durante il dibattito sulle unioni civili nell’ultima legislatura, la stepchild adoption venne respinta perché ritenuta un viatico al cosiddetto “utero in affitto”. E invece i fatti ci raccontano una realtà molto differente: quanti omosessuali vanno in Ucraina ad acquistare bambini? Nessuno. I neonati italiani da surrogata appartengono tutti a genitori di coppie eterosessuali. E anche questo dovrebbe far interrogare sull’urgenza di una riforma della legge sulle adozioni.  

I pregiudizi

Ogni volta che a causa dei pregiudizi si confonde una pratica con il suo abuso (per esempio sono donatrice di organi e tessuti, ma condanno fermamente il traffico degli stessi) ne nascono solo danni, sofferenza, divieti stile proibizionismo che conducono a scappatoie, soluzioni estreme, epiloghi irrazionali, compromessi con la logica del profitto del sistema capitalistico.

Davvero vorrei che il nostro Paese rifuggisse da tutto questo: proprio perché si è all’inizio del dibattito, credo sia fondamentale un tentativo di dialogo e una conoscenza profonda dei fatti.

Dietro le storie delle donne che permettono con il proprio corpo a una vita di nascere vi è spesso una scelta di autodeterminazione che andrebbe rispettata: penso a quella madre canadese che ha scelto di ospitare l’ovulo della figlia in coma irreversibile e che ha cresciuto quel figlio come il proprio, nel segno del dono e dell’amore per la figlia stessa.

Le scelte alternative

Personalmente non mi sento in pace con me stessa senza confrontarmi con le scelte genitoriali alternative, perché di fronte a un rapporto molto intimo di tipo familiare, nell’ipotesi ad esempio che la famiglia allargata sia oggi una realtà anche senza fattori biologici, mi sento in dovere di pormi degli interrogativi e di comprendere, trascendendo pregiudizi ideologici di qualsiasi tipo.          

Tu sei una donna molto impegnata da un punto di vista professionale, con esperienze televisive, letterarie e radiofoniche. Ritieni che, anche nel tuo ambiente, ci sia ancora molta strada da fare rispetto alla parità di genere?

Eleonora De Nardis legge il suo libro

Dal divario retributivo alle disparità di trattamento in termini di contratti e avanzamento di carriera, credo che sia evidente come le donne siano ancora fortemente penalizzate e quanto il senso di colpa imposto dalla società sia ancora forte quando una donna preferisce dedicarsi alla carriera piuttosto che alla famiglia.

Eppure Paesi più evoluti del nostro dimostrano che una maggiore occupazione femminile, oltre a far salire notevolmente il pil, significa anche maggiore natalità. Certo, finché parleremo di conciliazione casa- lavoro e non di condivisione del lavoro domestico e di cura, trascendere gli stereotipi di genere sarà difficile. Purtroppo la strada è ancora lunga…

In Europa è in discussione una proposta di legge sul così detto Gender gap pay, ma è un tema di cui si sta parlando poco. Qual è la tua opinione a riguardo?

Credo che il tema dell’equo riconoscimento del lavoro delle donne anche in ambito professionale sia strettamente correlato al tema più ampio e grave della violenza di genere: la sicurezza delle donne non la fanno la militarizzazione dello Stato, i proclami, i codici e le misure di allontanamento degli uomini vessanti; bensì passa attraverso l’indipendenza economica e l’emancipazione sociale del genere femminile. Donne autonome sono donne libere, senza padroni.

Lascia un saluto ai tuoi lettori, in attesa di poterli incontrare alla presentazione del tuo “Un’idea di noi”

Questo romanzo parla di desiderio, che è condizione indispensabile per la libertà. E la libertà è un diritto. Tra desiderio e diritti sta dunque la libertà. La domanda però è: quale libertà?

Penso che la potenza della riflessione di questo libro sia nella definizione dello spazio simbolico a partire dalla radice in carne ed ossa che è il corpo – anzi, la placenta – di ciò che è valore e di ciò che è tempo dell’attesa; e poi quella parola “noi” che sbuca esattamente lì, dove ti prende il bisogno di leggerla, pronunciarla, declinarla. Al femminile plurale.