Difendersi dalla disinformazione: spegnere la TV o accendere il cervello?
“Quando tutti raccontano la stessa storia, il dovere del cittadino non è credere o negare: è verificare.”

Di fronte a certe notizie, molti cittadini provano una sensazione sempre più diffusa: quella di non essere informati, ma orientati. Aprono un giornale e trovano lo stesso titolo. Accendono un telegiornale e ascoltano la stessa interpretazione. Seguono un talk show e assistono alle stesse argomentazioni, spesso ripetute dagli stessi ospiti. Se c’è una voce fuori dal coro, il dissenziente è sopraffatto, ridicolizzato, delegittimato.
Nasce così una domanda legittima: stiamo assistendo a un pluralismo dell’informazione oppure a una progressiva omogeneizzazione del racconto della realtà? La risposta non è semplice. Viviamo in un’epoca paradossale. Mai nella storia umana abbiamo avuto accesso a una quantità così grande di informazioni e, nello stesso tempo, mai è stato così difficile distinguere i fatti dalle interpretazioni.
Le forme della disinformazione
La disinformazione non consiste soltanto nel diffondere notizie false. Talvolta consiste nel non parlare di certe notizie. .Talvolta consiste nel dare enorme risalto a eventi marginali e pochissimo spazio a eventi rilevanti. .Talvolta consiste nel presentare un’opinione come se fosse un fatto. Altre volte la disinformazione consiste nel selezionare accuratamente gli esperti da invitare, in modo che il dibattito sembri aperto pur restando confinato entro limiti ben precisi.
Non è necessario immaginare oscure cospirazioni. Bastano interessi economici, dinamiche editoriali, appartenenze culturali e la naturale tendenza degli esseri umani a frequentare persone che la pensano in modo simile. Il risultato è un ecosistema informativo che spesso produce conformismo più che confronto.
Come può difendersi il cittadino?
Non smettendo di leggere. .Non spegnendo la televisione. .Non rifugiandosi in canali alternativi che promettono di possedere tutta la verità.
La prima difesa è la pluralità delle fonti. Se una notizia è importante, vale la pena leggerla su giornali con orientamenti differenti, confrontando non soltanto ciò che viene detto, ma anche ciò che viene omesso.
La seconda difesa è imparare a distinguere i fatti dalle interpretazioni. Un fatto è verificabile. Un’interpretazione è una lettura del fatto. Molto spesso i due livelli si confondono.
La terza difesa è recuperare il dubbio. Non il dubbio patologico che nega tutto, ma il dubbio sano di chi continua a domandarsi: “Come lo sappiamo? Quali prove abbiamo? Chi trae vantaggio da questa narrazione?”
Il tempo come antidoto alla propaganda
Infine, esiste una quarta difesa, forse la più importante: prendersi il tempo. La velocità è la migliore alleata della propaganda. Che si tratti di propaganda politica, economica, ideologica o commerciale, il suo successo dipende spesso dalla reazione immediata. L’informazione libera richiede invece riflessione. Per questo il problema non è il televisore. Non sono i giornali. Non sono i social network.
L’arte di farsi domande
Esiste poi una quinta difesa, forse la più antica e la più preziosa: imparare a farsi domande.
Ogni volta che una notizia viene presentata come una verità indiscutibile, ogni volta che un’opinione viene proposta come l’unica posizione ragionevole, ogni volta che chi dissente viene automaticamente ridicolizzato o delegittimato, dovrebbe accendersi una piccola luce interiore.
Non per negare ciò che viene detto, ma per chiedersi: è davvero così? Quali prove sostengono questa affermazione? Esistono interpretazioni diverse? Cosa pensano persone competenti che non appartengono allo stesso ambiente culturale o politico? La libertà non nasce dall’avere tutte le risposte. Nasce dalla possibilità di continuare a porre domande.
La storia insegna che molte delle certezze considerate incontestabili in un’epoca sono state successivamente riviste, corrette o addirittura capovolte. Per questo il cittadino libero non accetta supinamente la verità altrui, ma non rifiuta nemmeno tutto per principio. Ascolta. Valuta. Confronta. E soprattutto conserva il diritto di domandarsi se ciò che gli viene raccontato corrisponda davvero alla realtà. Le domande non sono il nemico della verità. Sono il sentiero che conduce verso di essa.
“Le dittature temono le domande. Le democrazie mature le incoraggiano. Quando smettiamo di farci domande, qualcun altro comincia a pensare al posto nostro.”

Giornalista – Direttore Responsabile Globe Today’s


