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Diego Armando Maradona. Adiós Pibe de Oro

Diego Armando Maradona
Diego Maradona – By indigoMood licenza CC BY 2.0

Diego Armando Maradona

Diego Armando Maradona, dopo una vita di successi ed eccessi, a sorpresa, ma non troppo se né volato in cielo. Sempre a novembre, questo mese autunnale, dai colori splendidi e dalle foglie multicolori, che il vento porta via. Ancora novembre che ha segnato un nuovo inizio in un altro mondo per tanti altri che hanno firmato in modo indelebile il secolo scorso e i venti anni del nuovo millennio. A partire da 007 e oggi il Pibe de Oro.

Diego el Pibe de Oro

Eravamo abituati alle sue ultime uscite, sempre più fuori tono e sguaiate. Eravamo abituati anche a vederlo, purtroppo, sempre più perso dietro i suoi vizi. Poteva tacere per mesi, magari anche anni, ma prima o poi lo avremmo sempre rivisto riapparire, da qualche parte nel mondo reale o anche solo mediatico. Questa volta tuttavia, se ne è andato per davvero. Era stato ricoverato il mese scorso per la rimozione di un edema al cervello, operazione riuscita ma dalla quale non si era ripreso del tutto. Aveva avuto degli episodi di confusione, scarso orientamento ed altre difficoltà, tanto da essere tenuto sotto osservazione. Una volta dimesso, si era ritirato nella sua casa vicino a Buenos Aires, sempre sotto controllo medico.

Arresto cardiopolmonare

Poi la notizia: è mancato per un arresto cardiopolmonare. Facile pensare che il fisico, oramai allo stremo per i continui eccessi, non sia riuscito a recuperare. Ma nonostante tutte le cadute di stile dell’ultimo decennio, la Mano de Dios, el Pibe de Oro, e molto altro ancora rimane e rimarrà sempre sul podio dei più grandi nel mondo del calcio.

Da Buenos Aires a Buenos Aires

Tutto è iniziato dove poi è finito: a Buenos Aires. Un ragazzino piccolo di statura ma dal fisico compatto che si fa notare nell’Argentinos Juniors, per poi passare al più blasonato Boca Juniors. Sbarca in Spagna nel 1982 giocando per il “Barcelona”, senza però impressionare più di tanto. Molto diversa dalla società odierna, la squadra catalana si rivela un ambiente poco coinvolgente per l’argentino. Non sappiamo se le paure e le tensioni di un giovane con la paura di fallire, siano state le prime ragioni per il consumo di cocaina. Ma sappiamo che questo eccesso iniziò proprio lì.

Diego passa al Napoli

Diego : El Pibe de Oro
El Pibe de Oro al Napoli

Passerà al Napoli nel 1984. Una società molto diversa rispetto al Barca. Una città che a metà degli anni ’80 era ancora stigmatizzata per la recente epidemia di colera. Snobbata perché mai vincente. Fino a quel momento. Poi Diego diventa l’eroe che Napoli non si aspettava, ma che si meritava. Un simbolo di riscossa, di rilancio, di speranza. Nel 1987 porterà alla squadra campana il suo primo scudetto, nel 1990 il secondo. Oltre alla Supercoppa, la Coppa Uefa e la Coppa Italia.

Pelè il Re del calcio e Diego el Pibe de Oro

Se Pelè fino ad allora era stato “il Re” del Calcio, Maradona diventa il prodigio, il calcio stesso incarnatosi in uomo. Diego è talento innato. Diego è un sinistro che non troverà mai eguali. Diego è rifinitore, esecutore, regista, spregiudicato, artista, Pibe de Oro. Ma parallelamente al campo, a fare rumore inizia anche la sua vita fuori dal rettangolo di gioco. Il consumo di cocaina che diventa una dipendenza. Amicizie e frequentazioni equivoche: da festini a base di alcol e droga, alle foto con i boss della Camorra. Nel mezzo però metteteci anche la vittoria ai Mondiali del Messico e il secondo posto a quelli di Italia ’90.

La fuga dall’Italia

Poi il declino. La positività alla cocaina e la fuga dall’Italia, dove oramai aveva rotto con tutti, tranne che con la gente di Napoli che lo amerà per sempre. Torna in Argentina per poche altre stagioni, molto distanti da quelle in Italia. Si ritirerà nel 1997. Da lì in poi un declino sempre più rapido, rotto di tanto in tanto da qualche momento di lucidità. Momenti che purtroppo saranno sempre più rari. Sui media si sentiranno sempre meno le sue opinioni sul calcio, e sempre più sparate su amici e nemici fuori dal mondo calcistico.

Amava il “Che”

Non ha mai nascosto infatti le sue antipatie per gli Stati Uniti, e la sua stima per “Che” Guevara e Fidel Castro. Se fossero state parole lucide di un personaggio così importante, le speculazioni sarebbero state tante. Magari una discesa nel campo della politica. Un impegno umanitario. Ma di lucido, oramai, per Diego rimangono solamente i filmati della gloria passata. Il presente diventerà una discesa sempre più contorta in un mix di dipendenze, vizi e decadimento fisico. Vederlo negli ultimi anni cosi provato e sovrappeso farà male a molti. Ai molti ragazzini italiani, argentini e di tutto il mondo che negli anni ’80 lo avevano emulato, Tango al piede, nei parchi e nei campetti. A tutti coloro che hanno amato e che ancora amano il Calcio.

Troppo presto nonostante tutto

Nonostante tutto, nessuno si aspettava che se ne sarebbe andato così presto. Sarebbe tornato a farsi vedere, dopo un po’, magari solo più sovrappeso ed alienato dal vizio, ma pur sempre tra noi. Invece non ce l’ha fatta. Dio ha rivoluto indietro il suo piede sinistro, e magari anche la mano. Forse per risparmiargli ulteriori sofferenze ed umiliazioni. Forse per far sì che finalmente, si ergessero solo quella grandezza e genio sportivi che avevano reso grande quel piccolo ragazzo di Buenos Aires. Lasciando scivolare invece tra le pieghe della storia tutto il resto.