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“Depressione”? Riconoscerla per curarla e ce n’è più di una

Depressione: volto femminile
Foto Gerd Altmann riveduta

Depressione o depressioni? Potrebbe anche essere titolato cosi l’articolo del Dottor Camilli psicologo psicoterapeuta con formazione in ipnosi Ericksoniana. La materia è più che mai di attualità, nel momento storico che stiamo vivendo!

Depressione o depressioni?

Quando si parla di Depressione, la maggior parte delle persone pensa di sapere bene a che cosa ci si sta riferendo. Questo perché, non solo è il disturbo mentale più diffuso (quasi il 5% della popolazione mondiale ne ha sofferto almeno una volta) e la seconda malattia dopo le patologie cardiovascolari, ma anche perché è uno dei termini maggiormente utilizzati, spesso a torto, nel gergo comune. In realtà quando si parla di Depressione ci si dovrebbe riferire a “Depressioni”, nel senso che il termine non indica un insieme unico di sintomatologie.

È importante distinguere la tipologia della malattia

Esiste la Depressione Minore (distimia), Maggiore, può essere Unipolare o Bipolare (di tipo I, II e ciclotimica), post-parto, secondaria, senile e potrei continuare. L’articolo non ha lo scopo di entrare nel dettaglio delle specifiche. Chi volesse approfondire può far riferimento al DSM -5 (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) che rappresenta il riferimento diagnostico per eccellenza. Quello che mi preme sottolineare è che, proprio questa “conoscenza diffusa” distorta dal senso comune, fa spesso sottovalutare il problema. E quindi intraprendere tardi quei percorsi terapeutici che invece avrebbero la massima efficacia se iniziati prima.

La depressione, come accennato sopra, ha diverse forme e una corretta diagnosi può fare la differenza in ottica di trattamento.

La psicoterapia è fondamentale per il trattamento della depressione

Quello che si evidenzia dai dati statistici è che comunque, anche lì dove ci sono le evidenze che portano ad una necessità farmacologica, la psicoterapia è di fondamentale importanza nel trattamento. L’ipnosi Ericksoniana, come forma di psicoterapia, ha il vantaggio di permettere al terapeuta di applicare, in base alla tipologia di disagio, forme specifiche di intervento. La caratteristica principale che caratterizza l’ipnosi Ericksoniana rimane però, soprattutto quella di “cucire” l’intervento su misura (Tailoring). Questo in base alle caratteristiche personali del soggetto, individuando e sbloccando le capacità interne che l’individuo ha, ma che non sta utilizzando al meglio per risolvere il problema. Questo aspetto è fondamentale perché sarebbe un errore trattare il paziente solo in base alla malattia.

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L’ipnosi per interrompere il pensiero negativo

Con l’ipnosi è possibile, ad esempio, rivivere quelle esperienze pre-disagio per spezzare il circolo vizioso che è spesso alla base del pensiero negativo, facendo riaffiorare quelle emozioni che si pensava non possedere più, oppure, circoscrivere l’evento percepito come scatenante con procedure di desensibilizzazione. Nel caso della depressione Bipolare, si potrebbero individuare dei “segnali costruiti tramite induzione” capaci di permettere di percepire con anticipo quando si sta per passare ad uno stato maniacale e quindi mettere in atto azioni in grado di arginarlo. L’ipnosi Ericksoniana, diversamente da quello che il termine “Ipnosi” può far pensare in ottica di controllo, è paradossalmente uno dei metodi terapeutici meno direttivi e maggiormente orientati al rispetto delle caratteristiche individuali.