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Davide Genna “Autofiction” tra sacro e profano

L’immaginario del sacro tra pornografia e geometrie della memoria

“L’arte non consiste nel rappresentare cose nuove, ma nel rappresentare con novità”. Le parole di Ugo Foscolo potrebbero offrire una delle introduzioni più pertinenti al lavoro dell’artista milanese Davide Genna e alla sua nuova mostra Autofiction.

Ospitata presso Area35 Art Gallery, in via Vigevano 35 a Milano, e visitabile dal 23 marzo al 24 aprile 2026, l’esposizione si inserisce nel percorso di ricerca della galleria, dedicato ai linguaggi visivi contemporanei e alle loro radici storiche. Il progetto personale del Genna si sviluppa come un dialogo serrato tra elementi apparentemente inconciliabili – il formato e il formante, l’immagine finita e i suoi materiali costitutivi, la tradizione iconografica occidentale e l’immaginario visivo della contemporaneità.

La locandina artistica

Tradizione classica e strutture geometriche

A uno sguardo distante le opere di Genna sembrano appartenere alla tradizione della pittura classica. La composizione è stabile, le figure richiamano le opere artistiche famose, e le forme evocano archetipi familiari: Madonne, Adami, eroi mitologici, coppie primordiali. L’impianto geometrico è costruito attraverso triangoli, cerchi e diagonali e conferisce alla superficie pittorica una struttura quasi architettonica, capace di sostenere l’immagine con una precisione che rimanda tanto alla tradizione classica quanto al modernismo.

Avvicinandosi alle opere, tuttavia, la percezione cambia radicalmente. Ciò che inizialmente appariva come pittura si rivela essere, invece, un complesso collage. Le superfici delle figure sono infatti costruite da centinaia di frammenti di immagini ritagliate e ricomposte: volti femminili provenienti dall’industria pornografica contemporanea.

Il collage come epidermide visiva

L’artista non utilizza questi materiali con intento provocatorio o ironico, ma li trasforma in una sorta di epidermide visiva, una trama di sguardi e frammenti che viene ricomposta in una nuova forma iconica. Il risultato è un cortocircuito concettuale – le immagini nate per il consumo immediato del desiderio vengono inglobate nelle strutture che evocano, invece, la durata simbolica e la dimensione quasi sacrale della tradizione artistica.

In questo processo la frammentazione non è vista come rottura, ma come un elemento costruttivo. Le figure emergono come organismi complessi in cui ogni frammento trova una nuova unità. La geometria agisce da forza disciplinare e unificante, organizzando il flusso di immagini contemporanee entro una forma riconoscibile e stabile.

Dodici anni di ricerca in Autofiction

All’interno di questa tensione tra eccesso visivo e ordine compositivo si sviluppa il progetto Autofiction, che riunisce una selezione di lavori realizzati da Genna negli ultimi dodici anni. Il titolo non allude tanto a un racconto autobiografico quanto a un metodo: la costruzione di un’identità artistica attraverso materiali impersonali e immagini già circolanti nella cultura visiva contemporanea.

La tavolozza cromatica, luminosa e vibrante, contribuisce a creare un’atmosfera sospesa. Giallo dorato, blu profondo, verde pastello – i colori evocano la tradizione iconografica, rinascimentale e impressionista nello stesso tempo. In questo paesaggio visivo i ricordi personali, gli archetipi mitologici e i frammenti dell’immaginario popolare convivono in un dialogo continuo.

Profilo dell’artista e formazione a Brera

Nato a Milano nel 1983, Davide Genna sviluppa la propria ricerca attraverso diversi media, mantenendo però costante un approccio accumulativo che trasferisce nella costruzione delle immagini-esperienze, materiali e riferimenti culturali eterogenei. Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Brera con artisti come Alberto Garutti e Gianni Caravaggio, Genna ha esposto le sue opere in numerose mostre personali e collettive in Italia negli ultimi quindici anni, costruendo un percorso che attraversa pittura, collage e pratiche situazioniste.

Con Autofiction l’artista mette alla prova una domanda che attraversa gran parte della sua ricerca: è ancora possibile costruire un’immagine che non sia soltanto consumo? Le opere presentate alla Area35 Art Gallery sembrano rispondere senza dichiarazioni esplicite ma attraverso la pratica stessa della composizione. In un’epoca dominata dalla proliferazione incontrollata delle immagini, Genna sceglie infatti un gesto controcorrente – ricondurre il caos visivo contemporaneo verso una forma. E nel farlo suggerire che la costruzione dell’immagine possa essere, ancora e nonostante tutto, un atto profondamente etico.

Pubblicato il: 19 Marzo 2026
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