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Bambini - famiglia con mascherine
Dalla parte dei bambini – By M.Hassan

I bambini sempre al centro dell’attenzione e noi tutti, sempre dalla parte dei bambini. Tra i tanti colori dell’emergenza, il compito della scuola è sempre più delicato e attento. Comunque sia tra ripartenza di cui si parlava un anno fa e il sorriso di Rodari per il 2021, eccoci ancora qui a provare a far crescere nel migliore dei modi i bambini. Ovvero il nostro futuro.

Quasi in giallo

Mentre scrivo queste righe, la mia regione è ancora arancione. L’auspicio è che chi le leggerà presto, da lunedì, possa ritornare a vivere in qualunque territorio nazionale il progressivo allentamento delle restrizioni di sicurezza. Ancora diffuso, tuttavia, è lo “stay home”, prescrittivo o precauzionale. I media dei programmi più leggeri continuano a proporci i buoni propositi degli esercizi ginnici domestici, e suggerimenti per rendere la permanenza nelle case più piacevole.

Senza soluzione di continuità

Non dimentichiamo, però, che non per tutte le coabitazioni “senza soluzione di continuità” è facile cominciare le giornate con le allegre prime colazioni. Con la perfetta ripartizione degli spazi per la didattica a distanza dei più piccoli e lo smart working dei genitori, come succede alle famiglie degli spot pubblicitari. Non dimentichiamo che c’è chi, all’interno del perimetro degli appartamenti, rischia di subire l’implosione di un disagio cui, nella blindatura delle regole dettate dall’emergenza sanitaria, diventa ancora più difficile offrire una via d’uscita. Spesso sono donne. A volte sono bambini e adolescenti, e la scuola, se riesce a intercettare il malessere dissimulato, la tristezza sospetta, il cambiamento d’umore che fa pensare, ha il dovere d’intervenire.

Dalla parte dei bambini

Certamente ogni adulto è chiamato a salvaguardare la salute fisica e psichica dei più piccoli o più giovani. Quando però, gli adulti sono dirigenti scolastici e insegnanti, allora l’obbligo di attivarsi è un imperativo giuridico. In questi casi, infatti, agli operatori scolastici è richiesto di produrre una segnalazione agli organi preposti, in un’ottica il più possibile preventiva rispetto alla tutela dei minori.

Erroneamente si tende a considerare l’azione dei servizi sociali circoscritta all’estrema decisione dell’allontanamento dei bambini dalla famiglia d’appartenenza. In realtà, nella maggior parte dei casi si tratta di favorire un’osservazione e una valutazione più ampia ed esperta del disagio manifestato dagli alunni. In modo che si possa intraprendere la strada migliore in vista del superamento dei problemi emersi. Potrebbe trattarsi di una criticità temporanea, determinata da concause di tipo sociale ed economico. In questo caso, la segnalazione approderebbe alla collaborazione con le associazioni educative del territorio per giungere non alla disgregazione ma al consolidamento del nucleo famigliare. Solo se queste prime azioni non dovessero produrre alcun risultato, diventerebbe opportuno rivolgersi all’autorità giudiziaria per l’adozione d’interventi maggiormente incisivi.

Le condizioni che “chiamano” la segnalazione

Ma quali condizioni concrete “chiamano” la segnalazione? Sono generalmente episodi di costante trascuratezza da parte dei genitori. Ricorsivi comportamenti marcatamente provocatori e oppositivi messi in atto degli studenti. Un eccessivo arco temporale di assenze non giustificate, la soggezione degli studenti a dipendenze, l’affidamento “di fatto” dei minori ad estranei, il rifiuto di farsi carico delle problematiche psicofisiche dei figli. Sono tutte circostanze per le quali è opportuno che la scuola proceda con la segnalazione. Segnalazione che diventa invece obbligatoria quando si tratta di abuso, fisico o psicologico.

Precedentemente è fondamentale che gli insegnanti tengano una sorta di “diario di bordo” in cui raccogliere con oggettività le eventuali manifestazioni di malessere degli alunni, in modo da poter redigere una relazione da trasmettere al dirigente scolastico per le azioni successive. Com’è chiaro, lungo questo percorso, se i sintomi fossero riconducibili a situazioni connotate da gravità, le famiglie non dovrebbero essere coinvolte. Almeno nella fase dell’accertamento, in modo da evitare il peggioramento del quadro.

Non è una strada facile

Certamente non è una strada facile. E’ possibile che qualche membro della rete scolastica o sociale debba affrontare il rischio di scoraggiamento per le eventuali conseguenze. Ma è una strada obbligata se, come deve essere, è l’interesse del minore che prevale, con l’esercizio di un diritto inalienabile a vivere in un ambiente rispettoso della sua salute, fisica e mentale.

Nessuna attenuante può essere concessa in virtù delle pratiche educative dei diversi Paesi di provenienza. Lasciamo che la valorizzazione degli usi, delle consuetudini e delle tradizioni riguardi il meraviglioso mondo della realtà interculturale. I bambini hanno diritto a stare bene, sempre e ovunque siano nati e si trovino a vivere.