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Croce del Papa. Tra pratiche agricole e un cagnolino

Croce del Papa - Monte Somma
Vesuvio Monte Somma Foto di Enzoabramo

Croce del Papa è un villaggio nella zona di Nola, in Campania. Le scoperte fatte in questa sede, raccontano storie di pratiche agricole e di un cagnolino di 4000 anni. Perché l’archeologia è una materia che ci porta indietro nel tempo, ma è una materia sempre viva e interessante.

L’eruzione “delle pomici di Avellino”

Terminando il nostro viaggio tra siti o oggetti archeologici che se potessero parlare ci svelerebbero molte curiosità, dopo le cinte sannitiche spostiamoci non di molto e andiamo nell’entroterra di Napoli, nell’area detta circumvesuviana. Immaginerete che stiamo per parlare di Pompei o Ercolano e invece no. Esiste un villaggio preistorico che circa 1850 anni prima della famosa eruzione del 79 d.C. fu anch’esso seppellito durante l’eruzione detta “delle pomici di Avellino. Così chiamata dal deposito di pietre pomici che ha generato prevalentemente nell’area della città irpina.

In un anno ancora imprecisato attorno al 1800 a.C., il Monte Somma, che fa parte del complesso del Vesuvio, eruttò con una violenza addirittura superiore a quella che seppellì Pompei ed Ercolano. Sembra, dagli studi geologici, che in 3 ore di eruzione si sia sollevata una colonna alta 23 km. depositando 0,35 km.2 di pomice bianca, seguita da una seconda colonna alta 31 km. che depositò 1,25 km.2 di pomice grigia. Nei pressi del Monte Somma il deposito di cenere vulcanica è spesso ben 15 metri, mentre presso Avellino 50 centimetri.

wellcomecollection.org lic CC-BY-4.0

Il villaggio di Croce del Papa

Nel maggio del 2001 gli archeologi scoprirono uno dei villaggi dell’età del Bronzo coperti dai materiali vulcanici in questo scenario apocalittico. A Croce del Papa presso Nola (NA) un villaggio sfortunato a trovarsi a soli 10 km. dal Monte Somma, venne investito dalla pioggia di materiale vulcanico, poi alcune ore dopo venne invaso da un’alluvione fangosa. Questa massa di fango e ceneri penetrò dentro le capanne avvolgendole, facendo così un calco perfetto di case, suppellettili e di ogni altro materiale. Compresi i vegetali che erano coltivati e pronti ad essere consumati.

Storie di pratiche agricole e…

Questo ha permesso nel 2002 ad un gruppo di studio del Servizio di Bioarcheologia del Museo Nazionale d’ Arte Orientale (Costantini Biasini, Costantini e Delle Donne), di ricostruire le fasi di lavorazione dei cereali in questo villaggio. Dopo la mietitura i raccolti composti principalmente da farro spelta, farro mono cocco, piccolo farro e orzo, erano immagazzinati in grandi vasi ancora sottoforma di spighe. La successiva fase di trebbiatura, cioè la separazione tramite battitura del grano dalla spiga, avveniva successivamente vicino alle capanne tramite animali che calpestavano ripetutamente le spighe o mediante attrezzi quali bastoni e mazzafrusti.

Sembra quindi che a Croce del Papa, essendo le spighe conservate intere nei vasi, la trebbiatura avvenisse solo periodicamente a seconda delle necessità quotidiane o settimanali. I pochi frutti spontanei trovati, non ancora coltivati, sono relativi a mandorle, nocciole, un nocciolo di olivo, prugnolo selvatico, una ghianda di quercia e tre vinaccioli di probabile, ma non certa, appartenenza a vite selvatica. Questo indica già una buona capacità di selezione dei frutti spontanei, tenendo conto che la mandorla selvatica spesso, ma non sempre, è immangiabile.

…il cagnolino di 4000 anni fa

Uno studio dell’Università di Lecce (De Grossi Mazzoin, Rugge) riuscì poi a ricostruire la storia di un cane di questo villaggio al momento dell’eruzione. Era di dimensioni non grandi, ma molto ben proporzionate simile ad un bulldog. Con arti più gracili, di età adulta e con alcuni denti già consumati e spuntati. Quando il villaggio iniziò ad essere letteralmente bombardato da cenere incandescente, il povero cagnolino cercò invano riparo dentro una capanna. A giudicare dalla postura del suo scheletro, era accucciato sotto una tavola con la testa girata verso l’esterno della capanna quando il fiume di fango inghiottì lui e il villaggio preservandoli per gli archeologi del XXI secolo.

Si può visitare questa meravigliosa testimonianza dell’età del Bronzo? A seguito dei continui allagamenti dovuti all’innalzamento della falda acquifera, le capanne originali sono state coperte da uno strato di terra per meglio preservarle. Esattamente sopra di loro è stato inaugurato nel 2014 il “Parco didattico-scientifico dell’età del Bronzo”. Con copie fedeli di due delle quattro capanne trovate nel 2001, dove si può riviere appieno la storia di questo villaggio