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Cosa mangiamo a pranzo oggi? Il cardo mariano

Il cardo mariano

Il cardo mariano, oggi lo serviamo a pranzo. Cari lettori, non scrivo mai di cose eclatanti, ma di cose semplici e naturali. Mi piace e spero gradiate anche voi, tornare un po’ ai valori e ai gusti un po’ dimenticati di qualche tempo fa. Senape, more, menta, ribes, cetriolo. Prodotti di cui ci siamo occupati negli ultimi tre mesi.

Il cardo mariano

Il cardo mariano è una pianta erbacea biennale alta fino a 1 metro e mezzo.  Possiede un fusto eretto ricoperto da peluria, robusto e striato. Le foglie sono di due tipi: quelle superiori hanno forma ovato – lanceolata e abbracciano il fusto. Quelle inferiori, dotate di picciolo, sono grandi e lobate. Il margine delle foglie è dentellato e guarnito di spine.

È una pianta decisamente rustica che troviamo fra i ruderi, ai bordi delle strade, nei prati. Viene seminato direttamente a dimora in terreno sabbioso in primavera, marzo, o a settembre.

Le parti utilizzate sono: la radice, il germoglio e i semi. La radice si conserva in sacchetti dopo averla fatta essiccare al sole. I capolini una volta raccolti si lasciano completare la maturazione all’ombra in luogo fresco e ventilato.  A maturazione avvenuta si estraggono i semi detti acheni.

Possiamo dire che il cardo sia l’antenato dei carciofi, ortaggi molto apprezzati che furono ottenuti dal cardo attraverso paziente e duro lavoro di selezione.  

Il cardo in cucina e in erboristeria

Ancora oggi il cardo viene apprezzato sia in cucina che in erboristeria. Il cardo mariano è stato da sempre considerato quasi una panacea per le sue varie virtù medicinali. I suoi semi contengono principi depurativi, emostatici e tonico – vascolari.

Già nel 1500 si prescrivevano i semi del cardo mariano per fluidificare la bile, come diuretico e per curare la rabbia.

Oggigiorno, viene utilizzato negli ospedali in caso di avvelenamento dal fungo Amanita phalloides e come epatoprotettore in caso di terapie mediche epatotossiche.

In caso di dosaggi massicci può provocare nausea.

Le leggende legate alla pianta

Molte sono le leggende legate a questa pianta, prima fra tutte quella che associa il suo nome alla fuga in Egitto della Sacra famiglia.

Secondo la narrazione, la Vergine con in braccio il Bambino veniva condotta da Giuseppe in Egitto per sfuggire alla strage degli Innocenti ma, alle loro calcagna erano i soldati di Erode. Giunti presso una macchia di arbusti vi si nascosero e le piante li protessero con le loro spine acuminate. Inoltre, le stesse piante, percepirono che dal seno della Madonna fossero sfuggite alcune gocce di latte potenzialmente rivelatrici della loro presenza.  Velocemente, ricoprirono il proprio fusto di macchioline bianche proteggendo coì madre e figlio dai soldati del re.

Un’altra antica leggenda racconta che il cardo sia nato perché la terra era molto triste per la scomparsa di Dafne. Le spine sarebbero espressione di dolore e le gocce lacrime della terra dolente per la morte del pastorello.

La ricetta in cucina

Zuppa di cardo:

Procuratevi un cardo da 1 kg, 150 g di salsiccia, 1 cipolla, ½ bicchiere di vino Marsala, 1 limone, un dado da brodo, crostini di pane, 1 cucchiaio di olio extra vergine di oliva, sale e pepe.

Sbucciate la cipolla, bionda o bianca, e affettatela finemente, se usate la “mandolina” … occhio alle dita, e ponetela a soffriggere nell’olio, quando assumerà colore dorato aggiungete la salsiccia tagliata in pezzetti. Rosolate per una decina di minuti avendo cura di bagnare il tutto con il Marsala. Avvenuta l’evaporazione del vino, aggiungete il sale ed il pepe aggiungete un litro e mezzo di acqua e il dado da brodo.

Pulite molto bene il cardo e privatelo dei filamenti, tagliatelo in piccoli pezzi che metterete a bagno in acqua acidulata con il limone. Scolate e unite i pezzetti di cardo agli altri ingredienti nella pentola. Lasciate sobbollire per circa un’ora. Togliete la pentola dal fuoco e lasciate un poco raffreddare il tutto, quindi, versate nel frullatore metà del composto e frullate. Unite il frullato al resto della zuppa rimasta nella pentola, riscaldate e servite con crostini ben dorati.

Buon appetito!