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Comunicare con eventuali forme di vita extraterrestre?

Seconda e ultima parte

Comunicare - Aliena
Riusciremo a comunicare? – By S.Tokmakov

Comunicare

Comunicare significa emettere e trasmettere informazioni ad altri e allo stesso tempo prevede una risposta da parte di chi riceve. Sarà possibile tutto questo? Intanto riferendoci alla possibilità di trovare vita extraterrestre, dobbiamo analizzare se ci sono segnali provenienti da entrambe le vie. Comunicare o non comunicare lo vedremo, probabilmente tra 20 anni.

Arrivano segnali radio dall’universo

Comunque, il vero problema è un altro. Dall’universo, infatti, arrivano moltissimi segnali radio naturali, quasi tutti molto più forti di qualunque segnale artificiale. Non basta quindi disporre di radiotelescopi capaci di ricevere i possibili messaggi alieni, ma anche di algoritmi capaci di riconoscerli: e purtroppo quelli che abbiamo sviluppato finora non sono in grado di farlo con le normali trasmissioni radiotelevisive (tranne che su distanze brevissime), ma solo con segnali molto più semplici, che potrebbero essere usati solo in un messaggio inviato intenzionalmente verso la Terra.

Il guaio è che per spedirci intenzionalmente un messaggio gli ipotetici alieni dovrebbero prima sapere che esistiamo e questo potrebbe accadere in un solo modo, che è poi lo stesso in cui noi stiamo cercando di scoprire loro: captando le nostre trasmissioni radiotelevisive. Anche se, come abbiamo appena detto, noi non siamo ancora in grado di farlo, una civiltà più avanzata potrebbe, ma il problema è che solo da poco abbiamo cominciato a trasmettere con una potenza sufficiente a raggiungere le stelle.

Il primo segnale dalla terra alle stelle nel 1936. La risposta forse nel 2336!

In genere si ritiene che ciò sia accaduto per la prima volta 84 anni fa, con l’inaugurazione delle Olimpiadi di Berlino del 1936, il che significa che per avere avuto il tempo di riceverla e di spedirci un messaggio di risposta che ci raggiunga adesso l’ipotetica civiltà aliena può trovarsi al massimo a 42 anni luce da noi: decisamente troppo poco, dato che la stima più ottimistica prevede che la distanza minima tra due civiltà tecnologiche sia di almeno 200 anni luce, il che significa che nel migliore dei casi potremmo aspettarci di ricevere un messaggio intenzionale non prima del 2336.

Questo spiega perché finora il SETI non ha avuto successo, nonostante 60 anni di osservazioni ininterrotte.

La svolta grazie allo SKA

Ma attenzione, perché la situazione sta per cambiare radicalmente. Infatti, proprio in questi giorni sta iniziando la costruzione (a cui partecipa anche l’Italia) di un gigantesco radiotelescopio. E’ formato da una miriade di piccole antenne distribuite fra Australia e Sudafrica e collegate via computer in modo da formare un’antenna “virtuale” di ben un chilometro quadrato: lo SKA (Square Kilometer Array)

SKA – By ©Xilostudios

Con uno strumento del genere, dovremmo essere in grado di riconoscere una trasmissione radiotelevisiva analoga alle nostre proveniente da stelle situate fino a 1000 anni luce dalla Terra, che comincia ad essere una distanza più che rispettabile. Ciò significa infatti che saremo in grado di esplorare una “bolla” di spazio di 2000 anni luce di diametro. corrispondente a circa un centesimo di quella che generalmente si considera essere la zona galattica abitabile.

Calcolando 10-12 anni per il suo completamento e qualche altro anno per imparare a sfruttarlo al meglio, si può ragionevolmente prevedere che, se in questa zona della galassia ci sono davvero altre civiltà tecnologiche, entro 20 anni al massimo lo SKA le troverà.

Le due domande che l’umanità si porrà tra 20 anni

Se ciò accadrà, allora l’umanità si troverà di fronte alla domanda più difficile della sua storia. Dovremo o no tentare di comunicare?

Se la risposta sarà positiva (come è probabile, vista l’invincibile curiosità che caratterizza la nostra natura), ci troveremo immediatamente di fronte a un’altra domanda, forse ancora più difficile: come comunicare? Ma, oltre che difficile, la questione è anche estremamente appassionante. Così tanto appassionante, in effetti, che qualcuno sta già cercando di immaginare un modo. Ma questa è un’altra storia, che vi racconterò presto. Nel prossimo articolo vi parlerò per l’appunto, dell’aspetto forse più affascinante. Del tentativo di costruire un linguaggio per comunicare con eventuali civiltà aliene. Successivamente completerò il discorso discutendone le implicazioni filosofiche e religiose.

Si può trovare di più su questo affascinante argomento nel libro “La vita extraterrestre”. Su YouTube “associazione alunni Insubria”. Su Facebook “La finestra di Antonio Syxty”.