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Coca Cola si. Con tutte quelle, tutte quelle bollicine

Un marchio storico e inconfondibile

Coca Cola si. Con tutte quelle, tutte quelle bollicine… è una piccola parte del testo della celebre canzone di Vasco Rossi. Inizia con “piccolo spazio pubblicità”, ma la Coca Cola, come la Nutella, fanno parte ormai del linguaggio mondiale. Coca Cola e Nutella hanno abbattuto le frontiere della comunicazione promozionale. Nominarle, non è più fare pubblicità. Neppure in un “piccolo spazio”.

Un ingegnoso escamotage

Non è una trovata pubblicitaria, ma un ingegnoso escamotage per esportare la Coca Cola in Unione Sovietica. La cosa divertente sta nel fatto che non è una trovata occidentale, ma una precisa richiesta proveniente da uno dei massimi comandanti dell’esercito russo: Zhukov.

Tutto si svolge tra il “45 e il “46.

Com’è noto, Zhukow rappresentò l’Unione Sovietica all’atto della capitolazione dell’esercito tedesco l’ 8 maggio 1945 a Berlino. Sembra che in quell’occasione la sua controparte americana, il generale Eisenhower, gli offrisse una bottiglia di quella che sarebbe diventata per il sovietico una vera passione.

L’eroe e la quintessenza del capitalismo

Dopo essersi “invaghito” della Coca-Cola, Zhukov iniziò a pensare come portarsela in patria. Per un eroe nazionale come lui era impensabile presentarsi in pubblico, soprattutto a Mosca, sorseggiando una Coca-Cola.

Tralasciando che, nonostante gli onori pubblici, la figura del generale dava fastidio a Stalin poiché troppo popolare, la bevanda americana rappresentava per i Soviet la quintessenza del capitalismo.

Infatti The Coca-Cola Company, già “forte” nel nuovo continente, si era espansa in Europa nel “43 al seguito dell’esercito USA (su proposta iniziale di Eisenhower).

Questa vera e propria operazione marketing, le aveva permesso una capillarità ottimale sul vecchio continente per cui ora, strutture di produzione e imbottigliamento, garantivano un’efficiente e stabile fornitura del prodotto.

Coca Cola si!

Coca Cola Si! Con ogni mezzo

Nel “46”, Zhukov venne richiamato a Mosca e sostituito con un altro comandante ma, lungi dal desistere, voleva avere a tutti i costi la “sua” bevanda preferita.

Segretamente, si rivolte allora al generale americano Mark Clark, stanziato a Vienna, il quale “girò” la richiesta direttamente al presidente Truman che la recapitò a sua volta al presidente della The Coca-Cola Company.

Se diplomaticamente la cosa era fattibile, tutt’altro lo era nella pratica. Le specifiche di “sicurezza” imposte da Zhukov, prevedevano che il prodotto fosse confezionato in bottiglie “simil-vodka” (a cui sarebbe stata successivamente apposta l’etichetta con una stella rossa) ma soprattutto, che il liquido fosse trasparente pur mantenendo le proprietà organolettiche della bevanda originale.

Tra business e politica

Alla fine, il supervisore americano stanziato in Austria, Mladin Zarubica, e un gruppo di chimici locali, risolsero il problema rispettando pienamente le condizioni poste dal “cliente”.

Come in ogni cosa nel mondo del business, l’Azienda americana chiese a Zhuckov un “controfavore”.

Era assolutamente escluso “andare in Russia” ma non in “area sovietica” e quindi l’ufficiale bolscevico fece rilasciare ai dipendenti Coca-Cola stanziati in Europa un lasciapassare per alcune zone europee controllate dai sovietici oltre a facilitazioni doganali per evitare o attenuare i controlli. Anche se occorrerà un po’ di tempo, questa decisione pone le basi per la presenza della Compagnia nell’Europa dell’Est.

Nel pieno della guerra fredda

Ad ogni modo, alla fine Zhuckov ebbe cinquanta casse di bottiglie contenenti la “Coca-Cola bianca”, del tutto simile alla Vodka, con etichetta “consona” e con la copertura delle norme doganali recentemente adottate.

Il resto della storia è noto. A breve le condizioni “storiche” avrebbero consentito l’“entrata” addirittura in Russia della Pepsi, grande antagonista della Cola e, poco più tardi, della Coca-Cola stessa.

Purtroppo Zhukov non avrebbe potuto gustare la bevanda ormai sdoganata poiché è morto nel 1974.

Gli resta però la soddisfazione di essere uno dei pochi russi ad aver soddisfatto un suo “desiderio proibito” nel pieno della Guerra Fredda e di aver ottenuto da una multinazionale un prodotto veramente “su misura”.