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Cina: Taishan la montagna sacra per ritrovare sé stessi

Un incredibile tramonto tra le montagne della Cina

Cina, il monte sacro Taishan. Viaggiare in compagnia, ma anche con sé stessi, per capire il senso della vita e con la consapevolezza che i viaggi non erano finiti in Norvegia, come in Cambogia o come qui in Cina. Ogni viaggio per chi vuole “conoscere” e più semplicemente un’altra tappa.

Cina

Sono passate le prime quindici giornate da quando ho abbandonato le comodità europee. Viaggiando attraverso la parte nord orientale della Cina ho scoperto la controversa cultura di una popolazione affascinante. La squisita ospitalità dei locali, persino eccessiva a tratti, si mischia ad una situazione sociale largamente diversa rispetto alle nostre abitudini occidentali.

Addirittura, in alcune zone remote fuori Pechino, abbiamo suscitato un interesse francamente incomprensibile. Siamo stati accerchiati da moltitudini di ragazzini con le guance rosso pomodoro emozionati dalla nostra presenza. Siamo certi non avessero mai visto due ragazzi biondi, con gli occhi strani prima di allora.

Gli occhi diversi dell’altra parte del mondo

Siamo gli occhi diversi dell’altra parte del mondo. Fotografie, strette di mano e in un attimo diventi l’inspiegabile idolo adolescenziale di decine di bambini. Ci si imbarazza il necessario in situazioni simili perché, caspita, cosa diavolo abbiamo di speciale?

Ho passato due notti insonni, le prime cinesi. Esplorando il soffitto, le mie pupille si sono soffermate su l’unico fascio di luce che penetrava attraverso le tende del piccolo appartamento. Con gli occhi qua e là nel buio, ho pensato che l’insonnia non devi sconfiggerla ma ascoltarla. Figuriamoci se posso contestarla a 5000 km di casa in previsione della scalata ad un monte che sogno da mesi.

Il monte Taishan

Una visione dall’alto dal monte Taishan – Foto Stina

Si esatto, un monte, Il Taishan precisamente. È la vetta taoista più importante della Cina alla quale migliaia di persone da secoli rendono omaggio almeno una volta all’anno. La sua peculiarità è di essere composto da una scalinata interminabile sino alla vetta dove sorgono dei suggestivi monasteri. Gli scalini sono più di 6000, seimila. Sei-mi-la.

Le poche informazioni disponibili sul Taishan indicano un tempo di scalata di almeno 7 ore, a dire il vero molti sconsigliano l’esperienza, qualcuno ne celebra la misticità.

Il mio personale appuntamento con la vita

Questa assenza di chiarezza muove in me supplementari riserve d’euforia e terrore, fratelli siamesi di un’anima tesa all’esplorazione. La paura mi incendia vene e muscoli, mi tormenta non sapere se il mio corpo sarà in grado di reggere uno sforzo fisico tale. Propongo un patto ad Irene: faremo metà del percorso insieme, poi lei prenderà la funivia per arrivare in cima dove aspetterà il mio arrivo. Io scalerò in solitaria la seconda parte. I suoi occhi color tenerezza mi fissano sbalorditi mentre le esce un “Perché da solo?”. Buttando giù l’ultimo boccone di pollo le rispondo: “Ho preso appuntamento con la vita.”. Silenzio.

La scalata in silenzio

Le prime quattro ore di scalate sono parse scorrevoli tanta era l’euforia. Scalando in silenzio, con le gocce di sudore che mi picchiettavano sulle ginocchia, ho realizzato che la vita non va come dice lei, a corrente alternata tra rabbia, felicità, contratti frustranti, aperitivi, e ferie smilze. La vita ce l’hai tra le mani dal giorno in cui nasci, sgusciante e ribelle da subito, fin quando non ti assumi la responsabilità di afferrarla con fermezza. E anche il mondo è il terribile errore di valutazione umano finché continueremo a considerarlo un pallone tondo da vedere sui pollici di uno schermo piatto. Il mondo è il frutto di una decisione. Scalando, ho capito che adesso la mia vita ha un senso profondamente diverso perché ho deciso di cercarne uno nuovo.

Sete di solitudine

Saluto Irene frettolosamente perché ho un’ingestibile sete di solitudine fortissima. Salgo la prima rampa a due a due, senza preoccuparmi di dove sia la fine di quella scalinata. In lontananza echeggia la voce di Irene “Stai attento amore”. Scalini. Scalini. Scalini. Le gambe mi tremano di vita e fatica, il cuore mi supplica di smettere una felicità al quale non era abituato. Perdo il senso del tempo. Non riesco nemmeno a voltarmi indietro, forse per paura di trovare appeso tra le nuvole il ritratto dell’annoiato uomo che ero prima di partire in viaggio verso me stesso. Sono in trance. Davanti a me soltanto questa infinita scalinata, tesa fino alla cima come una corda di violino nella perfetta orchestra della Natura. Sono il passeggero volontario di un filo al quale gli alberi dedicano un’occhiata distratta.

Quasi in cima

Quando comincio ad intravedere la cima del monte ritrovo le risorse per guardarmi indietro. Mi fermo, siedo e godo il panorama da quassù. Ho conati di felicità. Come si spiega il mondo visto da qui? Vicino a me un altro sventurato mi fa un cenno, io ricambio senza togliere gli occhi dal casino della metropoli laggiù. Le sei di pomeriggio e un vento ignorante. Alzo il paracollo viola fino alla bocca per proteggermi. Sono fisicamente stremato, ho la bocca impastata di stanchezza. Riparto quando mi rendo conto che ho davanti gli ultimi cento, o forse ottanta, cinquanta scalini.

Manca poco

Ad alta voce mi incoraggio “Manca poco, manca poco.” Rallento il passo, inciampo e quasi lascio i denti sul Taishan. Dieci, cinque, tre, due. Prima di poggiare il piede sull’ultimo scalino chiudo gli occhi. L’ultimo scalino, il più intenso, lo voglio solo sentire. Mi attraversa dai piedi fino sottopelle. Ho un passo ovunque in me. Smarrisco ancora il coraggio di voltarmi e insisto “Manca poco, manca poco” nonostante sia arrivato in cima. Forse il viaggio della mia vita non è finito su quell’ultimo gradino.