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Che sorpresa il motoscafo in legno del ’56!

La storia del TIGROTTO II dei Cantieri Baglietto, un gioiello in legno che dimostra la qualità della Nautica Italiana

La telefonata di Alex per visionare un motoscafo

Dopo alcuni mesi di assenza, torno a pubblicare, parlando di un fatto molto piacevole che mi è capitato ultimamente.

Al di là del riconoscimento professionale ricevuto da Alex — mi astengo dal dire il cognome, ma chi lo conosce sa di chi parlo — un Senior yacht broker oramai in pensione, ma che ha rappresentato con il suo excursus professionale e il suo “savoir faire” il meglio che la Nautica Italiana può offrire. Se oggi l’Italia è la numero uno al mondo in fatto di produzione di yacht più o meno di lusso, lo si deve anche a persone come lui: serie, preparate, con tanta voglia di fare e fare bene. Ovviamente ringrazio Alex per la stima che ha nei miei confronti; spero di non deluderlo.

Motoscafo - TIGROTTO II
TIGROTTO II – il motoscafo del ’56

Ricevo una telefonata in aprile da una persona inviata a me appunto da Alex, che possiede un motoscafo in legno costruito dai Cantieri Baglietto nel 1956. La persona, che si chiama Elio, vorrebbe da me una perizia per dare un valore assicurativo al suo “gioiello”.

La storia del motoscafo del ‘56

Elio inizia a inviarmi dati e qualche fotografia. Dice di aver svuotato il motoscafo da ogni attrezzatura e che, dopo carteggiatura, levigatura, rinforzi, aggiunta di qualche abbellimento in mogano e pitturazione, è pronto per il riassemblaggio dei motori e di tutto quanto necessario per la navigazione.

Ho lavorato presso i Cantieri Baglietto, così come mio padre e mio suocero. Per chi era nato a Varazze, era normale lavorare nei Cantieri, che davano lavoro a tante persone, alcune con specializzazioni di altissimo livello, come maestri d’ascia, fior di falegnami, ma anche meccanici, elettricisti, nonché pittori.

La produzione di barche in legno si è fermata negli anni ’70, quando — dopo alcuni esperimenti di scafi in fibra di vetro, o come la chiamano gli inglesi GRP (Glassfibre Reinforced Plastic) — i Baglietto hanno abbracciato, credo per primi in Italia, la costruzione di scafi in metallo e specialmente in alluminio.

Direi che ero felice, curioso di questo incarico e sicuramente grato per la possibilità datami di apprezzare da vicino un piccolo gioiello giunto dopo 70 anni a noi, grazie alla cura dei suoi proprietari e in particolare di quest’ultimo, che lo ha acquistato nel 1993. Vi assicuro che, per mantenere in buono stato una barca in legno oggi, ci vuole tanta passione, tempo ed anche un po’ di denaro.

Concordo con il proprietario il giorno della visita, che in realtà saranno tre giorni, uno dei quali sabbatico, in quanto per mia fortuna la barca si trova in Sardegna — regione che amo profondamente — e che terrò per me per fare un bagno in quel mare tanto bello e trasparente, come pochi altri al mondo. Giunto a Olbia con Elio, andiamo al sito dove si trova l’imbarcazione, e toccare con mano i legni usciti dai Baglietto 70 anni prima è stata una gran bella emozione.

Legno ovunque

Legno ovunque, mogano in bella vista sia nel fasciame — le assi che formano lo scafo. Negli anni ’50, anche se raramente, si costruivano ancora le barche con il fasciame incrociato, ovvero assi che non sono messi nella stessa direzione longitudinale ma che, su tre strati, si incrociano e danno una robustezza notevole allo scafo. Vedere viti in ottone e rivetti in rame ribattuti a mano, per chi ama come me le barche d’epoca, ti crea un tuffo al cuore e ti emoziona davvero tanto.

L’attuale proprietario è davvero un grande appassionato e vuole molto bene alla sua barca. Ne ha curato ogni aspetto tecnico ed estetico; pur essendo un motoscafo di 8,5 m, ha, come ci si può immaginare, diversi apparati — elettrici, idraulici, meccanici — e lui li conosce tutti, perfettamente. È un piacere discutere dei vari aspetti di questo refitting così importante.

Ogni componente è stato smontato, pulito, se necessario riparato e revisionato, pitturato o comunque trattato con i prodotti idonei e stoccato in magazzino, in attesa di essere rimontato.

L’impianto elettrico è stato totalmente rifatto, la tubistica completamente sostituita. Si è fatto davvero un gran lavoro, lavoro che comunque — come ho detto all’attuale proprietario, suscitando da parte sua un sorriso — non finirà mai, in quanto una barca in legno ha sempre e comunque bisogno di cure. Ma forse il bello è proprio qui.

Di questo motoscafo, nonostante le persone che ho coinvolto e la mole d’informazioni ricercate su archivi e via Internet, non si sono trovati molti dati e nessun disegno. Si sa che ne sono stati costruiti solo due esemplari, probabilmente pensando di valutarne le potenzialità commerciali. Uno fu dotato di motore diesel — che è questo — e un altro, che dovrebbe trovarsi nell’area napoletana, con propulsione a benzina.

Ecco i dati essenziali

VoceDettaglio
Lunghezza massima (metri)8,59
Larghezza massima (metri)2,81
Peso / dislocamento (kg)4600
MaterialeLegno
Nome imbarcazioneTIGROTTO II
Tipo di propulsioneMotore
Tipo di motoreEntrobordo (linea d’asse)
Marca del motoreVolvo Penta
ProgettistaBaglietto
Anno di costruzione1956
Tipo di imbarcazioneDiporto

Dal “TIGROTTO” alla “Leopolda” dell’Avvocato Agnelli

Da TIGROTTO, motoscafo, deriva probabilmente quello commissionato dall’Avvocato Agnelli e denominato “Leopolda”. Qui sotto fotografato durante le prove a mare.

Motoscafo - Leopolda
Leopolda il motoscafo dell’Avv’Agnelli

Lo studio tecnico e commerciale di questo motoscafo, insieme agli appunti preziosi dei dealers del cantiere, portarono al concepimento della serie di yachts denominati “Isole”, vale a dire: Elba, Ischia, Capri, Minorca e Maiorca, che fecero conoscere il cantiere ben oltre le acque del Mare Nostrum e ne decretarono il successo per i decenni a venire. In seguito nacque la serie denominata “Metrica” — i Baglietto 16,50 metri, 18 metri e 20 metri — dove attori e capitani d’industria fecero letteralmente a gara per possederne uno.

Ma torniamo al nostro motoscafo “TIGROTTO II”, perché così si chiama. Il proprietario saggiamente ha mantenuto il suo nome originale: si narra infatti che cambiare nome ad una barca non sia di buon auspicio, ma tratterò di questo argomento in un’altra occasione.

Dicevo appunto: il nostro TIGROTTO II sta ricevendo a poco a poco tutta la sua attrezzatura e sicuramente sarà presto di nuovo in acqua, a conferma che il legno è un materiale unico, che se curato nel modo giusto dura nel tempo e dà una soddisfazione senza paragoni.

I meravigliosi interni di TIGROTTO II in mogano verniciato, in più strati

Si ringrazia l’armatore di TIGROTTO II per l’autorizzazione a pubblicare informazioni e fotografie, e per l’impegno profuso nel mantenimento di questo piccolo grande motoscafo.

Pubblicato il: 25 Luglio 2025
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