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C’è vita nello spazio e.. spuntano le oche!

le oche: un problema nello spazio!

C’è vita ovunque, anche ai confini dello spazio. Le oche lo dimostrano.

Vita ovunque

L’idea che la vita sia presente nei luoghi più inospitali della Terra è ormai accettata da tutti.

Siamo arrivati addirittura a non stupirci del fatto che possa esistere, pur in condizioni particolari, nel gelo cosmico o in qualche roccia remota del nostro sistema solare o, sul “mare” di Plutone.

Si tratta per lo più di organismi semplicissimi, spesso dei soli “mattoni” che stanno alla base di un qualcosa più complesso.

L’oca indiana

Tuttavia molti di noi si stupirebbero sapendo che alcune specie di volatili sono in grado di raggiungere la quota di un jet.

Una di queste è l’oca indiana (Anser Hidicus) che può volare a circa diecimila metri.

Con la sola forza dei muscoli, quest’animale s’innalza in una zona prossima alla stratosfera. Durante la sua migrazione, in circa otto ore (senza sosta) sorvola, sovrastandola la catena dell’Himalaya.

L’evoluzione della specie

Naturalmente, per conseguire un risultato del genere, l’evoluzione ha dotato questi animali di fondamentali adattamenti fisiologici.

Ad esempio, ossigenano il proprio sangue con un’elevatissima frequenza respiratoria senza risentirne in alcun modo (se mai qualcuno ha praticato l’apnea, conoscerà certamente i giramenti di testa associati all’iperventilazione).

 Il maggior numero di globuli rossi fornisce un migliore trasporto dell’ossigeno verso le cellule muscolari che, irrorate da un elevatissimo numero di capillari (più di quelli mediamente in possesso ai volatili), ricevono il gas respiratorio in maniera molto efficiente.

Le cellule muscolari hanno inoltre più mitocondri (le loro “centrali energetiche”) rispetto alla media, quindi il rendimento energetico è molto elevato.

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Altro “piccolo trucco” adottato dall’oca indiana è il raffreddamento del sangue stesso che, in questa condizione, consente all’emoglobina di “legare” meglio l’ossigeno.

I dati monitorati

I dati ricavati dai ricercatori sono precisi: infatti, nel 2009 sono state, “monitorate” alcune oche durante la loro “transvolata”.

Rassicuriamo subito i frequentatori degli aeroporti i quali, convinti che il pericolo da “impatto con volatili” riguardi solo le fasi di decollo e atterraggio, da ora potrebbero sentirsi meno sicuri alla quota di crociera: le specie quasi “stratosferiche” non sono moltissime, per cui possono continuare a dormire sonni tranquilli.

Forse, anche il fatto che “non siano moltissime” ha lasciato un po’ interdetti.

Il cigno selvatico

In effetti, vi è una specie che è più facile incontrare e che è stata osservata in volo a una quota di poco superiore agli ottomila metri mentre sorvolava l’Irlanda proveniente dall’Islanda: si tratta del Cygnus cygnus, meglio noto come Cigno selvatico.

Sicuramente alcuni saranno rimasti sorpresi di come un cigno, solitamente associato alla grazia e alla bellezza, possa anche dimostrarsi dotato di una robustezza che gli permette di affrontare ambienti ostili come quelli presenti alle alte quote.

E la lista conterebbe ancora qualche altro “concorrente alle ascese estreme” ma in fondo, l’unica cosa di cui dovremmo stupirci realmente (e meravigliarci) è la varietà delle specie che in ogni ecosistema, in ogni condizione, sviluppano i migliori strumenti per la sopravvivenza.