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Casa dolce casa. Home sweet home etc.etc 🏡🏡

Casa - divano
Home sweet home

Casa dolce casa. Così è per tutti. Almeno per quasi tutti. Lo dicono anche in tutto il mondo “home sweet home!” No? Bene ricordiamoci però che parliamo di Genova, la città di Carlo, ma anche del mitico Villaggio, alias ragionier Fantozzi. Ecco che allora tutto ha una spiegazione, ma non una logica!! CLICCA QUI 😂

Casa dolce casa 🏡

È chiaro che con l’arrivo di un bimbo non basta cambiare macchina: un neonato va accolto al meglio, rinnovando pure le mura domestiche. Tutto va svecchiato, imbiancato, i pavimenti vanno lavati, la polvere va tolta; se ci sono topi, vanno sfrattati. Non è più come una volta. Da ragazzo, quando lasciai la “bianca casa che, che mai più io scorderò” (cit.), mi adattai in buchi che persino i ragni avrebbero ripudiato.

14° piano sotto a Cornigliano

Una volta a Cornigliano avevo trovato un tugurio squallido, umido, triste.

Basso. Andava bene per me. Era al quattordicesimo piano sotto. Il mio non era un tragitto in ascensore, era un Viaggio al centro della Terra. Dopo un anno che abitavo lì, mi pareva ne fossero passati dieci. Ero invecchiato di due lustri. Ne parlai col padrone di casa e quello mi chiese dieci anni d’affitto arretrato.

Un altro appartamento basso era quello trovato nei sobborghi di Masone (neanche a Masone!).

Casa a Masone

E dire che nell’inserzione sul giornale c’era scritto: “Finestre a pian terreno”.

Infatti, le finestre erano a pian terreno, ma l’appartamento era tre metri sotto. Se volevo veder fuori, dovevo arrampicarmi come l’Uomo Ragno. Senza contare che da una finestra si vedeva il guard-rail della Gravellona-Toce, dall’altra un marciapiede. Per abbellirlo un po’ dalla finestra del marciapiede avevo messo un vaso di fiori: i cani passavano, alzavano la zampetta, e vai, tempo tre giorni era già incenerito. Roba da suicidio. Ecco, se non altro l’insano gesto di buttarmi dalla finestra non potevo farlo. Se proprio avessi voluto far quella fine lì, dovevo uscire sul marciapiede e poi buttarmi in casa.

In quel periodo m’ero dimenticato il sole. Vivere lì mi costava più di luce che d’affitto. 

Per asciugare la biancheria escogitai un sistema di cui oggi un po’ mi vergogno. Sul tetto del palazzo avevo posizionato una telecamera che riprendesse il sole, poi stendevo il bucato davanti al televisore acceso. La roba mi rimaneva bagnata ugualmente, dopo capii il perché: a Masone il sole non esiste, là l’unica cosa che sorge sono i dubbi: “Pioverà o nevicherà?” 

Un altro grave difetto di quella casa erano i rumori che provenivano dalla strada. Alle due del mattino arrivava il camion che porta via il vetro. Un frastuono improvviso di vetri rotti, da bloccarti la crescita dei capelli. In quel quartiere i rumori notturni erano talmente continui che poi, col passar del tempo mi c’ero abituato e mi spaventavo col silenzio.

Senza contare i vicini del piano di sopra: dei pazzi furiosi. Per fortuna al piano di sotto c’era la fogna (puzzava ma in silenzio), ma sulla testa avevo gente che viveva con lo stereo a tutto volume. Ormai conoscevo a memoria tutti i loro dischi. Un giorno comprai l’ultimo disco di Zucchero e lo diedi direttamente a loro così ogni tanto me lo mettevano.

Il trasferimento a Bolzaneto

Subito dopo trovai una sistemazione a Genova, nel quartiere di Bolzaneto, in un condominio di esauriti.

La maggior parte di loro soffriva d’insonnia, così quando qualcuno non riusciva a dormire faceva baccano per dispetto. Per fortuna pagavo poco d’affitto e ci misi poco a capire perché: non si chiudeva occhio neppure di giorno. C’era un ragazzo che studiava canto dalle nove alle undici del mattino, tutti lo chiamavano Pavarotti e nessuno protestava. Certo, di giorno è lecito fare un po’ di baccano, ma anche nelle ore diurne ci sono persone che avrebbero diritto al riposo perché hanno lavorato la notte, come i metronotte, i fornai o i ladri. Sì, pure i ladri hanno diritto. In quello stabile, ad esempio, ci abitavano due ladri che mi erano simpatici.

Almeno loro erano silenziosi e dirò di più, anche gentili e utili. Una volta non ricordavo dove avevo messo i gemelli d’oro, li chiamai e me li ritrovarono subito. Pur se ladri, erano persone educate, due Lupin. Una mattina sentii uno di loro che quasi piangeva per chiedere un po’ di silenzio. Strillò: “Voglio dormire! È tutta la notte che rubo, non sono mica andato a lavorare, io! Avrò diritto a un po’ di riposo?” Aveva ragione. Poi ci si lamenta di certi furti in appartamento. A volte sento persone dire: “Sono venuti i ladri e hanno fatto solo dei danni. Magari avessero portato via i soldi o l’oro! Hanno rubato un cucchiaio di legno, un caro ricordo di mia madre…” Quelli erano certamente ladri stanchi!

In quel palazzo, giorno o notte che fosse, non si riposava mai. Un vicino di casa mi raccontò che inizialmente gli inquilini ladri non erano due, ma tre: un giorno uno di loro andò alla polizia e si costituì, confessando persino i furti non commessi. Alla fine aggiunse: “Perlomeno in galera dormirò!” In casi estremi, estremi rimedi.

Il mio appartamento attuale

Casa dolce casa – By Comfreak

Nell’appartamento in cui vivo oggi con la famiglia, fortunatamente ci sto bene anche se, a volte, capita qualche piccolo inconveniente che io definirei “mistero della natura”, come quello dell’invasione delle formiche.

A volte basta lasciar cadere dello zucchero sul pavimento o qualche briciola di pane e quelle corrono come cagnolini. Qualcuno penserà che in inverno il pericolo non esista, perché le formiche non ci sono. Per forza, ce l’ho tutte a casa mia. Io credo d’essere l’unico al mondo ad aver le formiche in inverno. Lo scorso anno m’hanno pure fatto il presepe.

Alla mattina quando mi alzo dal letto, mi ritrovo in bagno senza dover camminare: ho un tapis roulant di formiche! Insetti che vanno e vengono, si muovono in continuazione. Si fermano solo a mezzogiorno per la pausa pranzo. Perché queste pranzano regolarmente! Nel nostro frigorifero. Ma davvero, le ho trovate addirittura nel freezer, vestite da sci. 

I rimedi anti formiche

In qualche modo dobbiamo difenderci da queste invasioni. Qualcuno m’aveva consigliato di provare a scacciarle col borotalco.

L’ho fatto: sembravano dei fantasmi. Fantasmi profumati, certo, con tutte e sei le ascelline in ordine.

Mia sorella m’ha raccomandato l’alcol. Appena le formiche hanno visto l’alcol, hanno tirato fuori i bicchierini e hanno fatto una festa! Hanno bevuto, cantato, ballato. Hanno fornicato tutta la notte!

Mio cognato diceva di buttarci l’acqua. Secondo lui, che è un esperto di automobilismo, la formica sul bagnato non “tiene”. Ho quasi allagato la casa e poi non teneva più nessuno. Dopo un minuto eravamo tutti a gambe all’aria: mia moglie, mio figlio, io e le formiche.

Pure il mio vicino di casa, che è ingegnere, ha detto la sua: “Se lei interrompe la fila delle formiche, queste impazziscono e tornano indietro”.  Così ho provato anche questa soluzione. Poco dopo si sono formate cinque file così: se prima mi portavano via una briciola al minuto, adesso ogni quarto d’ora mi fanno fuori tre brioche!

Mio suocero m’ha portato la carta moschicida e da quel giorno ho scoperto che è solo moschicida; le formiche l’hanno fatta a pezzettini e me l’hanno messa nelle ciabatte!

Ormai sono rassegnato, ho provato tutte le tecniche di sterminio: tecnica dello zucchero vanigliato, tecnica dello zucchero avvelenato, ciabatta numero 41. Ho provato con fuoco, tabacco… A proposito: nel caso qualcuno voglia provare è consigliabile prima il fuoco e dopo il tabacco. Se si fa l’errore di dar loro prima il tabacco e poi il fuoco, le formiche imparano a fumare e per decreto gli devi costruire un formicaio per fumatori. È la legge.

Tratto da Secolo Focaccia e Fantasia di Carlo Denei