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Carlo tocca il cielo con un dito. Sanremo non è più un mito

Carlo indica il cielo col segno della vittoria. Sanremo è un traguardo raggiunto!

Carlo ha vinto. Carlo Denei ha raggiunto l’ambito traguardo di Sanremo. Carlo Denei ci ha divertito con il suo racconto di Saremo a Sanremo. Per chi non avesse seguito la puntata precedente eccola qui. Per chi si è divertito a leggere tutto il racconto di questo viaggio come noi, si unisca al nostro coro. Carlo ha vinto, Viva Carlo! (la puntata precedente qui)

Passeggiata

Fantastica! È bello vedere che pure qui la vecchia ferrovia sia stata adattata a passeggiata con pista ciclabile.

Le spiagge che si incontrano lungo la camminata piena di oleandri sono davvero uniche.
È sabato e c’è tanta gente, ho sentito qualcuno dire che sembra quasi di essere alle Cinque Terre! Bè, tanto per intenderci, se per “Cinque Terre” s’intende il massimo dei luoghi turistici, io dico che la Liguria ha cinquecento, cinquemila terre. È sufficiente aver voglia di cercarle, cosa tra l’altro semplicissima. Basta camminarci sopra per innamorarsi di ogni scogliera, di ogni caletta, spiaggia o di un semplice sassolino che per un momento mettiamo sotto le nostre scarpe.

Su Trip Advisor si possono leggere anche alcune critiche, ma sono molto di parte. Ad esempio qualcuno ha scritto che purtroppo bisogna far attenzione ai ciclisti perché molti di loro si credono corridori professionisti mettendo a repentaglio l’incolumità di anziani e bambini.

Un altro dice che podisti e bambini non conoscono la differenza tra marciapiede e pista ciclabile, finendo sempre con l’ostacolare noi ciclisti.   

Da quel che vedo, però, pare che tra ciclisti e pedoni ci sia rispetto, almeno stamattina.

Angelo

Entro la tarda mattinata riusciamo a percorrere altri sette chilometri quasi senza parlare. La giornata è molto bella e soleggiata e pian piano aumenta il numero delle persone in bicicletta.

Ad un certo punto della strada ecco nuovamente Angelo, che ogni tanto s’affaccia sulla nostra vita per soccorrerci, come nei miracoli. Il delirio mi fa pensare ad altre possibili apparizioni del mio amico: Angelo che intona “Saremo a Sanremo” ascendendo alla volta celeste, Angelo che piange lacrime di sangue, Angelo che fa camminare un paralitico, Angelo che tocca le cosce di Max unte con Pasta di Fissan e le trasforma in quelle di  Heter Parisi… Senza smettere di camminare, riprendo conoscenza e mi metto in posa per un più reale Angelo che ci fotografa sotto la scritta “Santo Stefano al Mare”. Dopo San Lorenzo, un altro beato di cui m’importa poco anche perché, almeno oggi, il santo che vorrei vedere al più presto è San Remo. Mancano “solo” 11 chilometri!   

Pit stop

Poveri noi, siamo in panne! Gli arti inferiori di Max, che ha trent’anni meno di me, stanno facendo “giacomo giacomo” a soli 9 chilometri dall’arrivo. E così alle 12 e 30, in zona Riva Ligure, siamo costretti a fermarci.

Non abbiamo fame al punto da sederci a tavola e mangiare, ma visto che per raffreddare le cosce al forno del mio regista dobbiamo farlo, decidiamo di ingerire carboidrati. Un piatto di pastasciutta allo scoglio da “Riki e Stefania”: muscoli, vongole veraci, gamberoni e astice. Poi arriva il conto e per noi non c’è scampo. Un po’ caro, è vero, ma non è il momento di far gli schizzinosi. Abbiamo poco più di un’ora e mezza per percorrere altri nove chilometri. Si riparte con la bocca ancora unta di sugo, il portafoglio più leggero e la paura di non farcela.

Pipì stop    

Un’ora dopo, l’obiettivo di arrivare alle 15 a Sanremo, da arduo quale era, diventa quasi impossibile. Sono le 14 e 10 e dobbiamo percorrere ancora 5 chilometri, forse qualcosa in più, senza contare che ho un impellente bisognino.

Come si dice nelle favole “…cammina cammina, trovarono un chiosco sul mare, lui chiese un caffè e la strada per la toeletta. È dietro il chiosco – rispose gentilmente il barista (i baristi liguri in inverno rispondono gentilmente). Lui andò a cercare la toeletta ma non trovò coda: trovò la Firenze Signa-Barberino del Mugello. Così rinunziò alla minzione e tornò al banco per la consumazione, divenuta ormai superflua.

Qui s’accorse che il barista, puntosi con la scheggia di un bicchiere rotto, s’era addormentato sulla macchina del caffè. Allora lui, che non voleva fare la figura del codardo, estrasse dalla bisaccia una moneta d’oro, la posò sul bancone e fuggì via, senza caffè. Troppo tardi per discutere, troppo tardi per attendere. Quando lui era ormai un puntino lontano, il barista si svegliò e vide la moneta sul bancone. Così, per la vergogna, andò sulla passeggiata degli innamorati di Porto Maurizio per suicidarsi. Quel giorno i suicidi erano così tanti, ma così tanti che trovò traffico. Nella coda incontrò una fanciulla e la sposò”.

La favola è finita il viaggio no!

La favola è finita, il viaggio no. Il viaggio continua, diventa sempre più lungo e la meta pare s’allontani.

Così decido che potrei telefonare a Massimo Morini per dirgli la verità: che non ce la farò mai ad arrivare alle 15, che mi arrendo, che ha ragione mister Ballardini a dire che sono una pippa e che ho fallito. Ma quale Sanremo a piedi? Sul Red Carpet alle 15? Sì, ma della settimana prossima!…

Mentre faccio questi pensieri continuo a muovere le gambe che non mi appartengono più. Dipendesse da me sarei già fermo, sdraiato, morto; ma loro no, loro non ne vogliono sapere di fermarsi proprio ora, ed io non posso che ammirarle queste gambe, che d’un tratto non sono più mie. Sono le gambe di Pietro Mennea alle Universiadi di Città del Messico, le gambe di Moser che batte il record dell’ora, quelle di Gustav Thoeni che supera Stemmark nello slalom parallelo del ’75 o di Tardelli che corre urlando sotto la tribuna che la Coppa del Mondo è nostra. Le gambe che vedo qui sotto il bacino e che si muovono ancora sono tutto questo, ma se riesco ancora a toccarle, vuol dire che sono anche roba mia!

Sanremo!

Carlo sorridente all’arrivo nella città dei fiori

Sì, è roba mia! Sono gambe che entrano in Sanremo con la forza di un maratoneta, stremate ma vive di nervi, di muscoli, tendini, irrorate di sangue e adrenalina come non mai.

E così ripenso al vecchio, a Corrado, che mi dice: “Ricorda, non c’è sport senza un po’ di sofferenza” e così la sofferenza evapora tutta in questo bel cielo di ponente.

Sanremo ormai è nostra, mia e di Max, il regista in calzamaglia che non ha mollato mai, neanche un millimetro, neanche quando le batterie della telecamera non avevano più un milliampere, neanche quando le sue cosce gli frenavano il passo.     

Ecco Corso Trento e Trieste, sul porto turistico, poi ancora un po’ di Aurelia, nel centro di Sanremo tra la folla che mi incita a gran voce.

Folla vera

Folla immaginaria? No, una folla vera, fatta di passi, i più difficili, ma i più belli.

Uno per ogni persona che m’ha seguito, che ha fatto il tifo per me, un passo per ogni persona che mi ama e m’ha amato. Un passo per mia madre e per le sue borse piene d’amore e di mentine, un passo per mio padre, che dieci anni fa credevo d’aver perso e che invece è sempre con me, specie quando sto cadendo.  

Ecco via Manzoni, quella che porta sulla agognata piazza Colombo, dove so già che troverò Maurizio, Nicola, Simona e Angelo, Vladi dei Trilli, Massimo Morini, Sandro e Sandra, i due fan che ho preso in prestito dai Trilli e che mi seguono ovunque… tutti in Piazza Colombo! Ancora un passo ed ecco il parcheggio “Autosilo Colombo”, la piazzetta sottostante dove fermano i bus.

E qui, poco sotto la grande piazza, quella del mio trionfo, seduti ad aspettarmi, pazienti, come se fossero lì fermi da una settimana, Richi e Laura, lì per me. Solo per me.

La fine del viaggio

Carlo Denei in mezzo ai fan sorridenti

E il mio viaggio termina qui.

C’è un’apoteosi da celebrare in Piazza Colombo, da recitare, lo so bene, ma il mio viaggio è finito.    

A Max, che m’ha seguito sempre, che ha filmando ogni sospiro, ogni piccola gioia, ogni aspettativa, a lui che ha raccolto ore ed ore di “girato” per far capire nel suo documentario che cos’è, dove sta e in quale direzione va questa benedetta ricerca del successo, a lui dico: “Max, il successo è una cosa soggettiva, e il mio successo è questo”.      FINE

RINGRAZIAMENTI

Elettra. Il suo vero nome è Laura ed è mia moglie che, oltre a sopportarmi da quasi vent’anni, m’ha sempre incoraggiato, senza esitare un momento. Ecco ciò che scriveva su Facebook, dopo la seconda tappa, percorso a cui pure lei ha preso parte, nonostante la pioggia.

Ieri, e in parte oggi, ho partecipato all’inizio della camminata verso Sanremo con Carlo Denei, Max Gaggino e Angelo Lavizzari. Solo un piccolo assaggio che però m’ha fatto capire che avete veramente intrapreso un viaggio al di là della promozione personale e del disco. Ho visto come guardate, incontrate, toccate luoghi e persone. Vi brillano gli occhi e non solo per la pioggia e il freddo. Allora avanti con questa lucida follia! Buon cammino! 

PS Denei, quando tornerai dal tuo viaggio, io inizierò quello per Lourdes…

I media

E poi ci sono tutti quelli che m’hanno aiutato con la loro professionalità a diffondere notizie sull’andamento del mio viaggio, da Claudio Cabona a Luca Cevasco, Claudio Gambaro, Enrico Marcoz, Donatella Durando, Antonio Vallarino, Luca Agnoletto, Renato Tortarolo, Luca Russo, Giovanni Porcella, Graziano Cesari, Gilberto Volpara, Franco Bampi, Fabrizio Cerignale, Gianni Rossi, Pinuccio Brenzini, Claudio Onofri, Lino Marmorato, Maurizio Micheli, Edoardo Meoli, Corinna Ivaldi, Angelo Di Grumo, Silvia Andretto, Stefano Pastorino, Arianna Ceccarelli, Massimo Villa, Luca Canfora, Luca Sonnati, Giorgia Fabiocchi e mi perdonino coloro che, per disattenzione o scarsa memoria, non ho nominato.

I grandi della terra

E poi un grazie a coloro che sono noti al grande pubblico e che al mio progetto hanno prestato la loro immagine e la voce, a cominciare da Ezio Greggio ed Enzino Iacchetti che, oltre ad aver fatto come gli altri un divertentissimo video, hanno addirittura cantato nel cd. Grazie ad Antonio Ricci che ha permesso di promuovere la camminata in una puntata di Striscia la Notizia, a Michelle Hunziker e Gerry Scotti, a Cristiano Militello, Vittorio Brumotti, alle veline di Striscia Shaila Gatta e Mikaela Neaze Silva, al regista di Striscia Mauro Marinello, allo scalda pubblico, l’irresistibile Luca Bergamaschi, al grande allenatore del grande Genoa Davide Ballardini, a Massimo Morini, Vladi Zullo dei Trilli, Gianfranco Fasano, Elisabetta Macchiavello, Roberto Panizza, Paola Bordilli, Laura Monferdini e a tanti altri che non mi parleranno più perché ho dimenticato di citarli.  

E a questo punto, vi ringrazio per aver avuto la pazienza di leggere tutto facendo, anche se solo virtualmente, il viaggio insieme a me. Grazie!