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Carla Magnani “l’Ombra del Vero”e la paura di vivere

Carla Magnani – “L’Ombra del Vero”

Carla e il suo romanzo

“L’ombra del vero”, il romanzo di Carla Magnani, edito da Le Mezzelane Casa Editrice, racconta di una donna apparentemente appagata che, per paura di vivere, tenta il suicidio ma fallisce nel suo intento e finisce in coma.  Lì, sospesa tra la vita e la morte, rielabora e affronta le problematiche esistenziali che l’hanno portata a quella scelta drammatica. Un romanzo forte, spesso angosciante, reso al meglio dalle grandi capacità stilistiche dell’autrice. Carla Magnani ha già pubblicato “Acuto”, edito da Gilgamesh Edizioni, nel 2015 e diversi racconti. Le altre interviste di spessore della nostra Federica: Eleonora de Nardis; Liliana Marchesi; Barbara Fiorio.

L’ombra del Vero

 Anastasia è la protagonista del tuo romanzo. Parlaci di lei e del suo tiro alla fune con la vita, della sua scelta di togliersela.

È una donna di quarantadue anni che, apparentemente dalla vita ha avuto tutto il meglio: una bella famiglia e successo nel lavoro. Agli occhi degli altri appare come una persona da invidiare, una vincente, invece non ha preso confidenza con l’esistenza tanto da aver paura di ciò che essa, prima o poi, riserva a tutti noi. Da lì la sua decisione di suicidarsi come unica via di fuga dal dolore.

La paura di vivere nel ritratto di una donna apparentemente tutta di un pezzo, a celare una fragilità devastante. Cos’è la paura del dolore?

È una delle tante paure che ci affliggono, ma nel caso di Anastasia si può parlare di vera e propria fobia. La sua angoscia nasce dal fatto di rendersi conto di essere inadatta al ruolo che si trova a ricoprire: quello della persona forte su cui tutti possono sempre contare. Sa di essere fragile, una egoista all’ennesima potenza che, per non andare incontro a sofferenze, procurerà immenso dolore a chi gli è più caro.

Le persone intorno alla protagonista

Molte persone ruotano intorno al capezzale di Anastasia, ognuna con una propria rivelazione. Chi sono e perché si confessano?

I familiari: marito, figli, genitori, sorella, ma anche gli amici più cari e il personale ospedaliero si avvicenderanno al capezzale di lei in coma e, ignorando che possa udire e pensare, saranno portati ad aprirsi, a confessare anche a loro stessi tutto ciò che prima era celato, ma rappresentava comunque un peso e di cui ora possono sgravarsi.

L’introspezione profonda alla quale sarà obbligata la tua protagonista sarà l’occasione per farle ripercorrere la sua vita, la sua inadeguatezza e per trarre conclusioni importanti riguardo al suo tentato suicidio. Un’analisi psicologica precisa e angosciante che presuppone un grande lavoro di ricerca. Sbaglio?

Credo che la scrittura sia di per sé un lavoro di ricerca, interiore e non. Non riesco a concepirla come improvvisazione. In questo caso, il tempo così avaro in precedenza, darà ad Anastasia, seppure completamente immobile in un letto d’ospedale, l’opportunità di compiere un viaggio dentro sé stessa che la porterà lontano. Io non ho fatto altro che documentarmi, da un punto di vista clinico, sul suicidio e lo stato comatoso cercando di fornire informazioni veritiere all’interno di una storia di pura invenzione.

 Una frase in regalo

Regalaci una frase del tuo libro e raccontacela.

– Ho odiato la vita per il terrore che mi incuteva, ora è il momento della sua rivincita. La sento mentre mi sussurra: “Sei andata contro natura, tutti mi amano, vorrebbero che fossi eterna, tu non mi meriti, ma neppure la morte ti vuole. Non sopporta i vigliacchi come te. La sofferenza così temuta ora devi viverla fino in fondo e sarà ancora più grande perché condivisa con i tuoi cari. Sei solo tu la causa di tutto questo, non dimenticarlo.”

Qui è la vita che arriva ad accusare la protagonista di vigliaccheria. Neppure la morte l’assolve, giungendo persino a rifiutarla e il cerchio si chiude con il far ricadere su Anastasia la colpa di un dolore infinito che investe lei e tutti i suoi cari. Non c’è assoluzione, quindi, ma una condanna alla sua debolezza, alla rinuncia a una qualsiasi forma di ribellione. Quello che neppure Camus avrebbe mai perdonato.