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Camper come casa. Una storia vera che vi racconto

Per vivere in un camper serve spirito di adattamento – Foto di Blake Wisz

Camper uguale a una casa che si sposta, un nido che viaggia con noi. È questo che proviamo tutte le volte che ci saliamo. Oggi voglio raccontarvi una storia vera che ha catturato la mia attenzione come poche volte mi è capitato.

Un camper come casa

È la Storia di un ragazzo e della sua ragazza che molto coraggiosamente hanno scelto di vivere in camper. Si sì avete capito bene vivere in camper. Ha un significato più ampio di quello che sembra di primo impatto. A una prima analisi e semplificando, significa abbandonare tutte le certezze fatte di lavoro fisso e casa in mattoni e non solo: niente più cene settimanali con i genitori, neppure più quella cosa che normalmente chiamiamo routine. Vi voglio raccontare qualcosa. Di lui del protagonista di questa scelta: Riccardo.

Riccardo

Vive in camper in maniera quasi continuativa dalla primavera del 2010, insieme alla sua ragazza. L’idea di viaggiare sopra una casa con le ruote lo ha affascinato fin da piccolo e anche in età adulta non ha mai abbandonato il proposito di acquistare un camper, ma le sue disponibilità finanziarie, unite agli impegni quotidiani, non lasciavano mai spazio alla possibilità di realizzare questo sogno. Tuttavia, dopo il sisma del 2009 che ha colpito la sua città, L’Aquila, il progetto del camper è tornato purtroppo ad affacciarsi sotto un’altra veste: non più sogno nel cassetto, ma un incombente necessità. Allora ha dovuto agire di fronte allo sgretolarsi di beni e certezze.

Il sisma del 2009

Il sisma del 2009 ha distrutto in un colpo solo quasi tutto ciò che aveva costruito nel corso di svariati anni. Dunque, andando a vivere in camper, ora, ne avrebbe avuto solo da guadagnare, sotto tutti i punti di vista. E qui Riccardo ha messo in gioco anche un’altra sua passione che coltivava fin da bambino: scrivere. Nel corso della sua vita ha sempre fatto di tutto per portare avanti i suoi progetti di scrittura al contrario di quanto molti pensano, si tratta di un’attività che, se presa seriamente, richiede molte ore di studio ed esercizio quotidiano.

Il bivio

Per questo, dopo il sisma, si è trovato a un bivio: cercarsi un lavoro, sottraendo così tempo alla sua attività di scrittura, oppure andare a vivere in camper e continuare a dedicarsi alla scrittura a tempo pieno?

Ha optato per la seconda scelta. Per sua fortuna il sisma non lo aveva lasciato del tutto a terra: disponeva infatti di una piccola rendita mensile (circa 500€) che gli ha concesso di poter vivere in camper, che peraltro gli ha dato la possibilità di mantenere uno stretto rapporto con la natura dove trascorre buona parte del suo tempo.

Quali i disagi e quali invece gli aspetti positivi?

Gli elementi positivi superano di gran lunga i disagi. Certo, il camper obbliga a numerose rinunce e compromessi. In primis: bisogna fare economia di acqua, energia elettrica, gas. Bisogna poi porre attenzione ai luoghi in cui si decide di sostare nella notte. Un altro problema è quello degli spazi ridotti: vivere in due o più persone in un ambiente unico di 12 metri quadri, impone grande capacità di adattamento, tolleranza e collaborazione. Ma a fronte di queste problematiche, questo mezzo offre ciò che una casa non potrà mai offrire: libertà assoluta di spostamento e radicale abbattimento del costo della vita.

Vivere in un camper non è per tutti

Di certo la scelta di vivere in camper non è praticabile da chiunque. La situazione ideale è quella di una persona sola o una coppia senza figli. Il camper si rivela una scelta vincente soprattutto per chi lavora online, oppure svolge lavori itineranti, o dispone di una piccola rendita economica, come nel suo caso. Lasciando le comodità di una casa, è inevitabile affrontare uno stravolgimento delle proprie abitudini. Il camper è come un compagno: se lo si ama e si prova simpatia per lui, i giorni trascorsi insieme saranno indimenticabili. Se invece appena saliti bordo si avverte un senso di tristezza, oppressione e claustrofobia, allora semplicemente non fa per voi.

Riccardo ha scritto un libro stupendo che consiglio di leggere. Il titolo? “Casa mia”!

Mai dire mai

Non vi nego che pur essendo io una persona molto attaccata alla propria casa, ho una vita che mi affascina, ma è spesso appesantita da una quotidianità a volte molto stressante. Sto immaginando una vita da camperista a tempo pieno, non più come una limitazione, ma piuttosto come una stupenda opportunità. …Chissà? Mai dire mai. Per ora continuerò a seguire Riccardo e chi come lui, ne ha fatto una scelta di vita; sono affascinata dal loro coraggio e dal loro spirito di adattamento.