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Bergamasco. Il castello è roccaforte, memoria e cinema

Bergamasco: Il castello in esterno

Il castello di Bergamasco, si distingue rispetto ai castelli che la nostra autrice ha descritto nei suoi precedenti articoli. Non sono le caratteristiche architettoniche, ma il suo “uso” a fare la differenza. Vediamo il perché.

Il castello di Bergamasco

Si sono appena concluse le immancabili giornate di primavera del FAI e l’attesissima notte degli Oscar. Se parliamo di castelli, il FAI, con l’arrivo della bella stagione, permette di scoprire i tesori artistici che aprono letteralmente le loro porte ai visitatori pronti ad accoglierne i loro segreti.

In Piemonte c’è un palazzo signorile, che con le sue torri, il suo giardino porticato, i suoi oggetti cult, costumi, disegni preparatori e molto altro ancora racconta i lavori e le testimonianze del suo proprietario che nel mondo della scenografia cinematografica ha fatto storia.

E così la residenza dello scenografo-costumista Carlo Leva diventa maniero di un’epoca e di un uomo che di questo palazzo ne ha fatto un museo del cinema: armature, poster, quadri, sceneggiati, bozzetti. Qui tutto parla di creazione artistica. La visita alla dimora storica situata in Piemonte tra Alessandria e Nizza Monferrato, a Bergamasco, è davvero ricchissima di storia, ma soprattutto cinema.

Sì quello da oscar!

Cinema da oscar

Cinema è soprattutto costume del nostro tempo. Schiaffi, beffeggi inclusi. Non a caso la fiction prevede audience. Ne sa qualcosa Will Smith.

Che sia un viaggio nel passato nelle pellicole in costume o una panoramica del mondo attuale o ancora un quadro fantascientifico del mondo futuro, le scenografie sono una delle parti che più rendono la storia credibile, appetibile. Quel dettaglio che fa la differenza.

E Carlo Leva, ultimo proprietario del Palazzo Marchionale di Bergamasco, ha fatto dell’arte dei costumi, vestendo personaggi, interpreti, attori, attrici e comparse del cinema, il saper fare italiano che ha conquistato il mondo. Sergio Leone, Dario Argento gli hanno permesso di “fare cinema” con la C maiuscola e creare quei mondi-immagine tra trucchi e verosimiglianza.

Il Castello di Bergamasco: un po’di storia

Il castello di Bergamasco oltre a custodire anni di lavoro di Leva è struttura che risale al Medioevo. Si trova sulla sponda sinistra del torrente Belbo, dolce acqua a ridosso delle colline del Monferrato.

Attorno e oltre l’anno 1000 è il periodo di lotte, distruzioni, contese tra i feudatari per prenderne il dominio e successivamente diventa parte del marchesato del Monferrato nel XVI secolo. Nel ‘600 diventano proprietari i fratelli Moscheni che ne fanno del castello dimora residenziale. Nei primi del Settecento è nelle mani del Regno Sabaudo.

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Roccaforti e testimoni della storia più recente di questa delizia del Piemonte orientale sono anche un cedro di circa 160 anni, un tasso (Taxus baccata) e una sofora (Styphnolobium japonicum) che troneggiano nel giardino che bene si sposano con l’architettura del palazzo.

Bergamasco: La cappella

Nella cappella all’interno dell’edificio ci sono alcuni angeli raffigurati sulle pareti e sculture di puttini che imbracciano degli spadini. Ancora una volta quasi a immaginare forse che l’amore nel costruire e creare per Carlo Leva è difesa, hobby e passione di una vita.

Una vita lunga ma non troppo per Carlo Leva

Una vita, la sua, molto lunga. Si è spento nel 2020, a novanta anni. Eppure tutto questo non è bastato a permettergli di realizzare tutti i lavori che aveva in mente. Ecco allora la sala dove sono conservati i bozzetti dei film mai realizzati che confina con la vicina biblioteca colma di libroni con appunti a matita e dossier di film come: “Il buono, il brutto, il cattivo”, “Per un pugno di dollari”, “C’era una volta il West” di Sergio Leone, fotografie di set di Fellini, “Il gatto a nove code “di Dario Argento, e non solo!

Bergamasco: film mai realizzati

Altri cimeli unici sono: il bel letto a baldacchino di Claudia Cardinale per il set “C’era una volta il West”, lo scudo di ferro indossato da Clint Eastwood nella pellicola “Per un pugno di dollari”, il bastone di Karl Malden in “Il gatto a nove code”, e molto altro ancora è custodito in questo amarcord della storia del cinema made in Italy.

Una storia nella storia. Ricordi e riflessioni, memorie e trasmissioni di verità, storia e identità di un’epoca, di un popolo. Dal medioevo ai giorni di oggi, uno sguardo che ci avvicina alle nostre radici. La speranza è che queste possano crescere, anche nella roccia di questa roccaforte.