Beppe Fenoglio nella mostra della Fondazione Ferrero

Beppe Fenoglio uno scrittore “outsider” e un libro che tutti avrebbero voluto scrivere. Una attenta descrizione della bellissima mostra appena conclusa ad Alba, paese natale dello scrittore, da parte di Francesca Camponero.
Fenoglio diventa noto con “Primavera di bellezza”
Fenoglio quando nel 1960 ha acquistato una certa notorietà in una paginetta dichiara di essere un dirigente d’industria che fa anche lo scritttore. Dice di non scrivere per divertimento, e che scrivere gli comporta una certa fatica. Dice anche di riconoscersi scrittore più nella lingua inglese che in quella italiana e infatti ha sempre guardato all’Inghilterra e ai suoi scrittori del’600. I primi due libri lo lasciano fuori dal grande pubblico, sarà “Primavera di bellezza” il suo primo romanzo edito Garzanti, che nel 1959 lo renderà noto.
Un personaggio particolare, anzi un outsider
Ma Fenoglio è un personaggio particolare, schivo agli ambienti letterari, un outsider. È sempre stato ad Alba, solo per il servizio militare è uscito dalla sua città e le interviste rilasciate nella sua breve vita sono solo quattro. Eppure Calvino si rese conto subito di trovarsi davanti ad uno scrittore vero, colui che scriverà quel libro che tutti avrebbero voluto scrivere: Una questione privata, un testo per il quale Fenoglio si è allenato tutta la vita dando poi questa grande prova di sè.
Beppe Fenoglio e la resistenza
Ma Fenoglio è anche quello che ha dato la sua versione della resistenza, una versione criticata dal Partito Comunista. Fenoglio infatti nei suoi “Venticinque giorni della città di Alba” non ha raccontato una resistenza retorica, la sua è una rappresentazione dei partigiani antieroi. Fenoglio descrive dei ragazzi che hanno vizi e virtù. La resistenza di Fenoglio è carnevalesca, l’occupazione della città avviene senza sparare un colpo. I partigiani raccontati dallo scrittore di Alba sono vestiti uno diverso dall’altro, con quei nomi bizzarri, sono frequentatori di casino, requisiscono gomme, automobili, bevono vino nelle osterie, e questo non poteva piacere a chi voleva sventolare la bandiera della Resistenza per le prossime elezioni politiche.
Ma Fenoglio non voleva sminuire nessuno, anche lui è stato un partigiano, anche lui soprattutto è stato giovane, anche lui ha provato emozioni nell’ascoltare” Giovinezza”, quella poesia di Nino Oxilia musicata da Giuseppe Blanc, utilizzata dagli alpini quando andarono in Etruria. Un inno goliardico scelto dagli Arditi che poi diventerà una canzone fascista. Anche a lui si era stretto il cuore alle note di Over the Rainbow di Harold Arlen cantata da Judy Garland nel film Il Mago di Oz. Motivetto che diventerà la colonna sonora di Una questione privata.
L’uomo e lo scrittore nella mostra della Fondazione Ferrero

Ebbene tutto ciò è quanto ritroviamo alla mostra che la Fondazione Ferrero di Alba ha dedicato al suo scrittore realizzando un progetto espositivo dedicato a Fenoglio uomo e scrittore. Arma virumque cano, canto le armi e l’uomo, recita l’Eneide, di qui «Canto le armi e l’uomo. 100 anni con Beppe Fenoglio», il titolo della mostra che è stata visitabile gratuitamente dal 15 ottobre 2022 fino all’8 gennaio 2023.
Un percorso che si nutre del complesso intreccio tra vita e letteratura, e che si articola in otto sezioni tematiche e biografiche in cui il racconto si struttura attraverso documenti autografi, immagini fotografiche e audiovisive, opere d’arte, manifesti e altri oggetti tra cui libri e cimeli. Il carattere multimediale dell’esposizione rende l’opera e la figura di Beppe Fenoglio accessibile a ogni tipologia di pubblico, dallo studioso più attento, al lettore appassionato, sino al neofita dell’opera fenogliana e ai giovanissimi (ce n’erano davvero tanti).
Lo spirito dell’esposizione in ogni sezione

Il titolo di ogni sezione è affiancato a un nome, reale o letterario, legato al mondo di Fenoglio, utile a indicare le tematiche trattate. All’ingresso il visitatore viene accolto in un’area che precede le sezioni e costituisce una sorta di preludio, introducendo lo spirito dell’esposizione: sono infatti presentate le armi di Fenoglio partigiano, in particolare una carabina M1-30 di fabbricazione americana, e la sua ultima macchina da scrivere, una Olivetti Studio 44.
Il visitatore è accompagnato a individuare un carattere che concentrerà la sua attenzione e si incaricherà di esprimere il senso della specifica sezione: Alba/ Beppe; L’esordio/ Ettore; Il paese/ Agostino; Valdivilla/ Jerry; Epos/Jhonny; Romance/ Milton; Anglofilia/ Heathcliff; La fine e l’inizio/ Charlie. E così ritroviamo i personaggi usciti dalla sua penna da Agostino a Johnny fino a Milton. Colonna sonora sono le musiche e i film che ha tanto amato e da cui ha tratto ispirazione.
L’epoca in cui ha vissuto e “Ita”

Una vecchia lambretta e un’insegna di un telefono a gettoni ci ricordano in che epoca ha vissuto Beppe, in quel paese distante dalle metropoli dove il tempo sembra essersi fermato. Un paese fatto di nebbia, buon vino e valori sinceri. Un paese che ricorda ancora quel suo naso stile Cyrano de Bergerac e quella sua pelle butterata per cui si sentiva un po’ a disagio con le ragazze.
Ma la sua vita affettiva l’ha avuta anche lui quando ha sposato Luciana da cui ha avuto la sua bimba Margherita, Ita per lui, di cui in mostra vediamo una dolce foto che lo ritrae accanto alla sua culla. Certo ha goduto poco di quella paternità, ma a Ita ha pensato fino all’ultimo: “Parlale sempre di me, sera e mattino. Riempi la sua cameretta di mie foto, grandi e piccole. Falle poi leggere e rileggere i miei racconti e la sua favola delle due galline” dice il biglietto lasciato alla moglie.
Margherita e “tutti quelli” che hanno realizzato la mostra
Margherita non ha mai smesso di pensare a suo padre e i materiali della mostra provengono proprio per gentile concessione dal Fondo Fenoglio di Alba da lei curato. Ma alla realizzazione della mostra sono stati anche il Centro di documentazione “Beppe Fenoglio” della stessa Fondazione Ferrero, il Centro studi “Beppe Fenoglio” della Città di Alba, l’archivio storico della Casa editrice Einaudi presso l’Archivio di Stato di Torino, l’archivio Gina Lagorio presso il Centro Apice – Università degli Studi di Milano, l’Archivio e Centro studi “il Caffè” di Montecalvo in Foglia, la Biblioteca Labronica “F. d. Guerrazzi” di Livorno, l’Archivio Gallizio di Torino, l’Archivio Gabriele Basilico di Milano, dall’Archivio comunale di Alba, l’Archivio storico del Liceo “Govone” di Alba, l’Associazione culturale “ALEC – Gianfranco Alessandria” di Alba e numerosi prestatori privati.
Forse la sala più bella della mostra
Di quelle sue parole che sanno di polvere da sparo è possibile evocarne l’odore nella sala Valdivilla/Jerry in un tappeto di foglie di bosco posto ai piedi di alcune sue immagini in bianco e nero. Forse la sala più bella di tutta la mostra.



