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Bellet, il vino di Nizza: antico, segreto, bio

Bellet - La cantina di Château de Bellet
La cantina di Château de Bellet (© Philippe Laville, courtesy Château de Bellet)

Bellet. È il nome del vino di cui parliamo oggi. Dopo aver rivelato vini e vitigni italiani davvero “preziosi”, come il Timorasso e il Vin Santo di Vigoleno, oggi andiamo oltre confine.

Il vino che si fa solo a Nizza e dintorni

Sì, le vacanze son quasi finite. Non per tutti, però, e comunque c’è chi, in piena crisi depressiva da rientro, sta già facendo i piani per i prossimi ponti, e Natale e Pasqua, e l’estate ventura… Se avete in mente, prima o poi, di fare un salto in Costa Azzurra o siete fortunati habitués delle rutilanti spiagge che dalla Belle Époque in poi son diventate il simbolo della villeggiatura d’élite sulla più esclusiva costa mediterranea francese, allora questo pezzo fa per voi. Perché vi porteremo alla scoperta di un piccolo grande vino che si fa solo a Nizza e dintorni. E non lo troverete dappertutto: bisognerà andarselo a cercare nell’immediato entroterra della capitale della Côte. A venti minuti mal contati dalla Promenade des Anglais.

Un segreto ben conservato dalla storia

Perché, anche se in pochi lo sanno, all’interno della grande agglomération della quinta città di Francia si fa un vino. E che vino. Si chiama Bellet, e con ogni probabilità lo producevano già i Greci, anzi, i Focei di Marsiglia, che nella città di Garibaldi avevano stabilito un emporium fortificato nel 250 a.C. È possibile che pure la presenza delle legioni di Augusto a Cemenelum (Cimiez, oggi esclusivo quartiere residenziale di Nizza, dove ha vissuto ed è sepolto Henri Matisse, dove potrete visitare il Musée Chagall…) abbia favorito l’espansione della viticoltura. Di sicuro, nel 1550 è Antoine Dettat, un lombardo di Varese venuto a commerciare sulla costa, a piantar vigne intorno al suo palazzo d’entroterra.

È il primo nucleo di quello che, un secolo dopo, diventerà il castello di Bellet, dal nome di una nobile famiglia savoiarda cui il re di Sardegna concede il titolo baronale (dietro lauto compenso, secondo una consuetudine che da Vittorio Amedeo II in poi ha consentito ai Savoia di far cassa senza ritegni quand’era più urgente e necessario).

Da quel momento si parlerà sempre di «vino di Bellet». Così lo chiama nel 1692 il maresciallo Catinat, generale di Luigi XIV che strappa Nizza ai Savoia e scorrazza in Piemonte con le sue armate devastandolo senza pietà. Catinat lo assaggia a casa del governatore di Nizza, e scrive: «Posso assicurarvi che è stato trovato ammirevole e che ha superato tutti i vini di Francia che qui abbiamo, per quanto buoni e ben scelti». Nientemeno.

Il toponimo Bellet diventa un marchio, un’identità vinicola. Nel 1941 darà il nome all’Appellation d’Origine Controlée che tuttora ne definisce l’area geografica di produzione, i vitigni con cui si produce, i caratteri organolettici. E dunque partiamo in esplorazione.

Dove e come

Bellet - Il suolo (puddinga)
Il suolo (puddinga) che caratterizza i vigneti del Bellet

Secondo il decreto pubblicato a Londra sul Journal de la France Libre l’11 novembre 1941, a firma Charles de Gaulle, il vino di Bellet si produce sulle colline a occidente di Nizza, che scendono precipiti sulla valle del Var, a un’altitudine compresa fra i 200 e i 300 metri. Son terreni in gran parte terrazzati (restanques), con suoli ciottolosi e sassosi, spesso caratterizzati dalla presenza di puddinga, una sorta di «cemento» siliceo-calcareo che ingloba ciottoli del Pliocene, portati verso il Mediterraneo dal Var e dai fiumi preistorici scesi dalle Alpi Marittime.

Sarà questa giacitura inusuale, sarà l’eccezionale situazione climatica (2700 ore di soleggiamento all’anno, 838 millimetri di pioggia all’anno, in gran parte in autunno e in primavera), sarà la contemporanea vicinanza delle Alpi e del mare, che mantiene sempre aerata, se non proprio ventosa, la bassa valle del Var: fatto sta che il vino di Nizza (bianco, rosso e rosato da disciplinare) ha caratteri unici, inconfondibili, mediterranei ma nel contempo freschi, quasi montani. Un unicum tra i vini del Sud della Francia.

Le terrazze coltivate a vigneto del Bellet (© Clos Saint-Vincent)

A Bellet, poi, lo fanno strano anche con i vitigni: se tra i bianchi regna sovran il Rolle (niente paura: è il nostro Vermentino, lo stesso che c’è da Ventimiglia in poi), per rosati e rossi si usano il Braquet (no: non ha proprio niente a che vedere con l’aromatico Brachetto) e, nomen omen, la capricciosa Folle Noire. Due rarità ampelografiche; nel caso del Braquet, un’eccezione tutta nizzarda.

Alla ricerca del bicchiere perduto

Dunque: pronti ad assaggiare un Bellet alla prima occasione? C’è un problema, però. Il fatto è che di Bellet se ne fa davvero poco. Pure nelle enoteche e nei ristoranti di Nizza, Villefranche, Juan-les-Pins ecc. non sarà facile scovarne qualche rara (e, diciamolo, piuttosto costosa) bottiglia. Se infatti l’area dell’AOC comprende 600 ettari potenziali, solo 50 sono coltivati. E, udite udite, i produttori sono 9. Dunque, il nostro spassionato consiglio è: scollatevi per un pomeriggio dalle spiagge, dai casinò, dagli aperitivi vista mare, prendete l’auto e risalite la collina di Nizza in direzione di Saint-Roman de Bellet e dintorni.

Andate a trovare questi magnifici 9. Scoprirete storie spesso straordinarie (dal professore di letteratura italiana all’Università di Nizza divenuto, in pensione, rigorosa coscienza storica del Bellet ai discendenti dei baroni di Bellet…) e avrete la possibilità di assaggiare vini rari, sapidi, freschi e non omologati. Diversi. E, soprattutto, biologici: per scelta consapevole e complici le favorevoli condizioni ambientali, ben 8 dei 9 produttori si fregiano della certificazione bio. Green&clean, e per di più in Costa azzurra: che altro?

Prosit.

Il paesaggio viticolo dell’entroterra di Nizza (© Domaine de La Source)

“II bicchiere segreto” – vini rari e territori da scoprire – 3

L’abbinamento: Con il Bellet Blanc: calamari farciti alla nizzarda. Con il Rosé: una classica pissaladière. Con il Rouge: daube (uno spezzatino) à la niçoise.

Per informazioni: vindenice.com. Il sito ufficiale dell’AOC Bellet. Si trovano tutti i riferimenti dei 9 produttori, con link ai rispettivi siti. Indispensabile per preparare la vostra visita.