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Barolo. Qui è tutto verde e nel vino c’è la verità

Quel verde che ritrovi anche nel respiro – Foto M.Candela

Barolo nelle langhe, tra le colline e il verde. Il vino buono. Il vino che ha influenzato letterati e poeti. “Com’è vero che nel vino c’è la verità, ti dirò tutto, senza segreti.” Parole ispirate di William Shakespeare. Dalla Norvegia, alla Cambogia, a Sarajevo ai dolci declivi piemontesi: oggi mi ritrovo qui, nel posto dove desideravo essere.

Seduto nel posto dove desideravo essere

Seduto nel posto dove desideravo essere. Le natiche poggiate sul terreno sconnesso di un campo indurito, in una mattinata assolata. Il respiro, finalmente lieve, si slega dai miei polmoni confondendosi nell’aria verde e solitaria di una collina perfettamente ordinata. Per un attimo sogno di vederlo svolazzare quel respiro, raggiungere un grappolo di Nebbiolo qualsiasi e lì fermarsi a prender fiato, poi una volta colto di sorpresa dalle mani callose di un contadino, noncuranti delle stanchezze che i respiri talvolta hanno, finire vinificato e poi in bottiglia. Sogno di avere un respiro addormentato sul fondo di una bottiglia di Barolo per anni. Sogno che qualcuno possa bersi un mio respiro.

Mi risveglio e riprendo a camminare.

La prima volta che vidi le vigne piemontesi rimasi affascinato dall’ordine maniacale col quale l’uomo aveva piantato i filari nella terra. Durante i tormentati periodi “tardo liceali” sapevo l’essenziale sul vino: primo, che il Sangiovese è l’uva toscana per eccellenza; secondo, che le bottiglie si finiscono. Ero finito in Piemonte per ragioni di cui non ricordo e di questo mondo mi interessava francamente poco. Comunque, di quell’eccesso di precisione mi aveva già colpito l’incontestabile perfezione estetica che ne derivava, una visione al quale non esisteva un ma, un “sì però” o una confutazione vagamente accettabile. Vigne perfettamente allineate con foglie di un verde intenso acceso dal sole e grappoli tozzi, scuri e succosi. Erano piante belle da far venir voglia di ballarci intorno. Un gigantesco puzzle di vigne a perdita d’occhio, un paradiso difficilmente pareggiabile.

Sotto il sole di ottobre

Cammino sotto al sole di un Ottobre stranamente mite per ricercare ancora quelle sensazioni. Stavolta voglio raggiungere il centro storico di Barolo, lassù in cima alla collina. I prestigiosi appezzamenti che mi circondano fanno tremare le ginocchia perché adesso ho imparato ad amarlo il vino, scoprendo quanto sacrificio si annidi in ogni calice. Il vino è un amore chiuso a chiave per anni sottovetro. Se trovi la chiave te ne innamori. Tra questi filari si respira la storia, quella con la s maiuscola, roba da consegnare ai manuali di enologia e insegnare sui banchi di scuola.

Barolo

Barolo è cultura italiana, Barolo è. Il paese mi scompare dai pensieri quando incrocio una cantina vinicola del quale avevo già sentito parlare. Indugio sul cancello d’ingresso tentato dal desiderio di chiedere una visita fugace alla cantina finché una voce da lontano mi invita ad avvicinarmi. Mi si fa incontro un vignaiolo che indossa faccia stanca e una magliaccia zuppa di sudore. Chiedo “è possibile visitare la cantina?” Lui risponde secco “No, siamo in piena vendemmia e non riesco ad accontentarti, ma entra, mettiti a sedere”. Sono le 12 e con mio sommo sbigottimento mi accomodo a capotavola in casa sua, mentre dalla cucina arrivano velocemente dieci bottiglie di vino differenti.

I vini

La magia di un buon vino – Foto E.Zhan

Dice “Questi sono tutti i vini che produciamo, io devo tornare in vigna adesso. Tu assaggia tutto quello che vuoi. Quando te ne vai ricordati di chiudere la porta” poi corre via da casa sua senza nemmeno concedermi il tempo di partorire una risposta. Mi lascia sbigottito a far da ospite e guardiano al suo nettare prezioso. Io urlo un grazie che finisce nel vuoto. Un tempo mi dissero che i contadini piemontesi parlano solo quando è strettamente necessario e a quelli come me che puzzano di camicia bianca firmata, possono apparire rudi e scontrosi. La verità è che son fatti di una schiettezza fuori dal tempo. Genuinità apprese con la schiena curva sulla terra.

Solo con le bottiglie

Resto solo con le bottiglie donatemi da un vignaiolo che mi ha confuso col primo dei suoi nipoti.  Il sorso di Barolo che segue ha un retrogusto di familiarità, nonostante mai una bottiglia di quel valore abbia varcato il ciglio della casa nel quale sono cresciuto. Assaggio ancora ad occhi chiusi per immortalare il sapore di quel vino rosso. Non è un sorso, ma un timbro sulla pelle. Imparo l’autenticità di una terra dove si offre ancora da bere agli sconosciuti. In viaggio miglioro me stesso per merito degli altri. Esco da questa casa a testa bassa, come quando prendi una lezione colossale e non hai proprio niente da replicare.

Quando chiudo la porta ho capito (il)Barolo

Chiudo la porta, mani in tasca e schiena ricurva. Mi volto a guardare dalla finestra il posto a capotavola che ho occupato fino a pochi secondi prima. Lassù, Barolo paese mi sembra persino più splendente di prima mentre cammino passi grati. Corro a sedermi ancora in vigna. Non raggiungerò il paese, no. Ho già capito fin troppo di Barolo.