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Bambini e stress, il respiro come risorsa a scuola

Viviamo in una società in cui anche l’infanzia sembra avere sempre meno spazio per rallentare. Giornate piene, impegni scolastici ed extrascolastici, tecnologia, stimoli continui e relazioni si intrecciano nella quotidianità di bambini e ragazzi. Non significa che ogni bambino viva una condizione di stress. Significa però che diventa sempre più importante aiutarli a riconoscere ciò che accade nel proprio corpo e nelle proprie emozioni.

Una domanda può allora diventare interessante anche per il mondo della scuola: “possiamo insegnare ai bambini non soltanto le materie, ma anche a conoscere meglio se stessi?” Se se lo chiedono anche neuroscienziati come Nazareth Castellanos – fisica e neuroscienziata spagnola che dirige il progetto di ricerca Brain-Body Interaction all’Università Complutense di Madrid – quindi forse è arrivato davvero il momento di portare queste conoscenze anche nelle scuole.

Bambini e stress - Bimbo con lacrima
Bambini e stress – (By myriams)

Il corpo è il primo strumento di consapevolezza

Quando un bambino è agitato, frustrato o preoccupato, il corpo sta già manifestando quello che sta vivendo, anche se il bambino non lo sa. Il respiro cambia, i muscoli si irrigidiscono, l’ascolto e la concentrazione volano via (non solo nei bambini…). Imparare ad accorgersi di questi segnali è il primo passo. Non significa pretendere che un bambino sappia sempre controllare le proprie emozioni. Significa piuttosto offrirgli strumenti per riconoscerle e imparare gradualmente a gestirle.

Perché proprio il respiro?

Il respiro ha una caratteristica particolare: è automatico, ma possiamo anche modificarlo volontariamente. La respirazione è infatti l’unica funzione del sistema nervoso autonomo che autonoma non è sempre: possiamo modificarla consapevolmente.

Possiamo rallentarla, renderla più profonda oppure semplicemente portare l’attenzione su di essa. Con i bambini, però, non è necessario trasformare tutto in una lezione. Può diventare un gioco. Immaginare di spegnere lentamente una candela, gonfiare la pancia come un palloncino, imitare il respiro di un animale o accompagnare il respiro con un movimento sono modi semplici per avvicinare i più piccoli alla consapevolezza corporea.

L’obiettivo non è creare piccoli esperti di mindfulness: è permettere loro di sperimentare che esistono modi diversi per attraversare un momento di agitazione.

Anche il movimento può aiutare

Per un bambino stare fermo non è sempre il modo migliore per ritrovare attenzione. A volte è proprio il movimento a permettere di scaricare tensione e tornare presenti. Per questo le attività corporee possono essere inserite nella giornata scolastica anche sotto forma di brevi pause. Movimento, gioco e respirazione possono creare un momento di passaggio tra un’attività e l’altra, aiutando i bambini a cambiare ritmo. Non servono necessariamente sessioni lunghe. La costanza infatti può essere più importante della durata.

Si parte dall’esperienza

(By peggy marco-buddha)

È da questa prospettiva che nasce il mio progetto Piccoli Buddha Crescono, un progetto dedicato alle famiglie, ai centri ricreativi e alle scuole che integra movimento, respirazione consapevole, gioco e pratiche di attenzione corporea. Ho declinato il mio approccio Neuralyoga® per bimbi e ragazzi, anche con il supporto dell’HeartMath Institute® che da anni porta i loro protocolli nelle scuole.

Il percorso è basato su yoga, respirazione, mindfulness e tecniche e giochi di coerenza cardiaca ed è diversificato per le diverse fasce d’età, con l’intento di insegnare a bambini e ragazzi ad avere un rapporto più consapevole e benefico con il proprio corpo e con le proprie emozioni. Non si tratta solo di fare yoga a scuola: si tratta di “utilizzare” il corpo e il respiro come strumenti educativi non solo per migliorare le prestazioni a scuola ma anche le competenze relazionali in famiglia e nella vita in generale.

Una competenza che può accompagnare la crescita

Imparare a fermarsi per qualche istante, ascoltare il proprio respiro e riconoscere una sensazione corporea può sembrare qualcosa di molto semplice. Eppure spesso noi adulti non siamo capaci di farlo. Una competenza semplice che, solo se sperimentata fin dall’infanzia, può diventare familiare e rendere la vita dei bambini e dei futuri adulti nettamente migliore. Un bambino che impara a riconoscere l’agitazione può acquisire maggiore consapevolezza dei propri segnali. Un ragazzo che conosce alcune strategie per affrontare un momento di tensione può avere uno strumento in più quando arriveranno interrogazioni, esami, conflitti o altre situazioni impegnative.

Non si promette una vita senza stress: il punto è insegnare che possiamo imparare ad ascoltare ciò che ci accade dentro e prendercene cura.

Quale ruolo per la scuola?

(By Geralt)

La scuola non può e non deve occuparsi di tutto. Ma è uno dei luoghi nei quali bambini e ragazzi trascorrono una parte importante della loro vita e nel quale imparano competenze che vanno oltre le singole materie. Educare alla consapevolezza corporea e alla gestione delle emozioni può quindi essere un complemento, non un’alternativa, all’educazione tradizionale. Anche una breve pausa può diventare un’occasione per interrompere il ritmo, ascoltarsi e ripartire.

Un respiro alla volta

Non possiamo proteggere bambini e ragazzi da tutte le difficoltà che incontreranno. Possiamo però cercare di fornire loro qualche strumento in più per affrontarle.Insegnare a riconoscere il corpo, dare un nome alle emozioni e utilizzare consapevolmente il respiro non significa trasformare i bambini in persone sempre calme. Significa permettere loro di scoprire, passo dopo passo, che possono ascoltarsi. E forse è proprio questa una delle forme più concrete di educazione al benessere.

Per approfondire Piccoli Buddha Crescono, le attività proposte nelle scuole e l’approccio Neuralyoga®, puoi leggere l’approfondimento completo sul mio sito

Un respiro alla volta, si può imparare anche a fermarsi, ascoltarsi e ripartire.

Pubblicato il: 7 Settembre 2026
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