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Attacco di panico come si controlla con l’ipnosi

Attacco di panico - volti astratti
L’attacco di panico – Immagine By Kalhh

Finora abbiamo trattato di Ipnosi soprattutto come strumento, mezzo, tecnica. Ora vorrei entrare maggiormente nel dettaglio affrontando anche gli aspetti terapeutici. Nei prossimi articoli farò questo dando sempre più spazio alle singole e più comuni condizioni di sofferenza psicologica andando a proporre alcune linee guida del trattamento psicoterapico Ipnotico.

Ipnosi e attacco di panico

Iniziamo dall’Attacco di Panico perché è tra le problematiche più ricorrenti, si pensi che circa il 20% dell’intera popolazione nel corso della propria vita ne ha sofferto almeno una volta. Secondo il DSM-V (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbo Mentali) il Disturbo di Panico si qualifica per la presenza di episodi caratterizzati dalla comparsa improvvisa di un’intensa paura, che raggiunge il picco in pochi minuti, e che si accompagna a tutti o ad alcuni dei seguenti sintomi:

  • tachicardia o palpitazioni
  • tremori
  • senso di soffocamento
  • dolore al petto
  • sudorazione
  • sensazione di asfissia
  • senso di svenimento, vertigine o testa leggera
  • nausea 
  • brividi o vampate di calore
  • paura di perdere il controllo
  • paura di morire
  • senso di derealizzazione
  • formicolii o sensazioni di torpore

Per i dettagli relativi all’identificazione del disturbo si rimanda al DSM 5

Quello che mi preme sottolineare è che spesso chi ne soffre, è convinto a torto, che sia l’ansia crescente ad innescare il processo di paura che raggiungendo la soglia del “non ritorno” genera in ultima istanza il panico. Questo comporta il tentativo, spesso fallimentare, di cercare di mantenere il controllo.

La “fame d’aria”

Fame d’aria – Photo By E.Akyurt

Il classico esempio è quello di tentare di respirare sempre più profondamente, il quale in casi estremi, conduce al fenomeno dell’iperventilazione dove lo squilibrio tra ossigeno ed anidride carbonica porta alla percezione della famosa “fame d’aria”. In questa condizione, paradossalmente più si tenta di immettere aria nei polmoni più ci sembrerà che questa venga a mancare. L’iperventilazione di fatti provoca un senso di sbandamento e confusione mentale che non farà altro che peggiorare il sintomo e porterà in confusione anche lo stesso sistema che regola la frequenza cardiaca che, cadendo nello stesso tranello (cioè il tentativo di ovviare al debito d’ossigeno delle cellule), comanderà al cuore di pompare più sangue con la conseguente sensazione di tachicardia.

Non è l’ansia a generare il panico ma è la paura ad innescare la reazione fisiologica dell’ansia. Più aumenta la paura a seguito della percezione di un evento minacciante (anche se spesso questo non è identificabile consciamente dall’individuo) più ci si avvicina al panico dove le risposte sane dell’organismo si abbandonano alla mancanza di controllo.

I veri alleati per la cura dell’attacco di panico

La via maestra per la cura dell’attacco di panico non può quindi essere il cercare di controllare l’ansia perché combattere tale sensazione non farà altro che aumentare le reazioni che andranno ad alimentarla anziché ridurla. Sono gli elementi comuni che caratterizzano il comportamento susseguente all’attacco i nostri veri alleati! È solo interrompendo tali schemi consolidati che si arriverà alla scomparsa del sintomo. Giorgio Nardone e la Psicoterapia Strategica Breve ne identifica tre molto comuni:

–  Il tentativo di evitare ciò che spaventa;

– La ricerca di aiuto e protezione;

– Il tentativo di tenere sotto controllo le proprie reazioni psicofisiologiche;

Per le prime ci viene in aiuto il contratto terapeutico dove si concordano con il paziente alcune regole di condotta ben precise che prevedono il “non evitare” e il “non cercare aiuto dagli altri” (molto ben spiegate tra l’altro dalla Tecnica di Nardone, del “Diario di Bordo”).  La terza invece si basa sul concetto di “Prescrizione del sintomo” ed è qui che si gioca l’intervento ipnotico nella sua massima efficacia. Per Prescrizione del sintomo si intende quella tecnica dove si cerca di enfatizzare al massimo le reazioni/sensazioni che più caratterizzano l’attacco. Paradossalmente è proprio quando si chiede ad un paziente che soffre di attacchi di panico di farsi venire un attacco seduta stante che questi, sicuro di riuscirvi, realizza che in realtà non è in grado di farlo.

Presa consapevolezza di ciò il paziente sperimenta finalmente la prima vera modalità funzionante di reazione.

Con l’ipnosi si lavora su due strade

– Lì dove il paziente individua la causa scatenate (es.: prendere l’auto, prendere l’ascensore, salire in altezza, passare su ponti o sotto gallerie ecc.) si procede in prima istanza nell’indurre una trance inizialmente rassicurante dove si sperimenta la situazione problematica individuando la soglia del livello di attivazione nel dettaglio. Ad esempio per chi sperimenta il panico salendo le scale, quanti gradini si riesce a salire prima di arrivare ad una sensazione di disagio?

 – lì dove il paziente non è in grado di individuare la causa scatenante, focalizzarsi sulle sensazioni premonitrici ed i pensieri che precedono l’attacco.

In entrambi i casi il compito è quello di far sperimentare il limite massimo di sicurezza.

“Saltare il bordo”

Il secondo step della terapia ipnotica è quello di “saltare il bordo”, cioè il confine che demarca i due stati.

Se ad esempio il paziente ha sperimentato che salendo una scala il limite di sicurezza è il 15° scalino, lo si proietterà, senza passare per i gradini precedenti, direttamente sull’ipotetico 30° scalino, molto lontano quindi rispetto a quel margine psicologico precedentemente individuato. Facendo questo si ottengono due importanti risultati:

  1. la persona non ha possibilità di tirarsi indietro
  2. la proiezione nella piena realtà dove il soggetto è certo che il panico si presenti manderà il messaggio controintuitivo di “assenza del Panico”

il soggetto comincia a sperimentare che quelle situazioni o sensazioni temute, non hanno più quindi l’effetto atteso. Si inizia cioè a depotenziare l’idea di “Inevitabilità”.

La padronanza dell’evento attraverso la tecnica della “peggiore fantasia”

Attacco di panico - Occhi spaventati
La peggiore fantasia – Photo By S.Damoul

Il passo successivo è l’ottenere la padronanza dell’evento. Per padroneggiare la situazione ci torna nuovamente utile Nardone e la Psicoterapia Strategica con l’utilizzo della tecnica della “peggiore fantasia”. Si chiede cioè al paziente di ritagliarsi diversi spazi nella giornata per un periodo di tempo concordato, dove si dovrà dedicare del tempo al fine di pensare alla situazione peggiore con lo scopo di cercare di farsi venire un attacco di panico.

Il perseverare nel tentativo senza riuscirvi, paradossalmente fornirà inizialmente lo strumento in grado di controllare l’evento stesso quando in concomitanza della situazione reale lo si metterà in azione e, successivamente, anche il mezzo che destrutturerà inconsciamente quel comportamento appreso di inevitabilità che collega l’evento alla reazione di panico. Fare ciò, come afferma lo stesso Nardone in una bellissima e calzante metafora, non farà altro che “Spengere il fuoco aggiungendo legna”. La psicoterapia in questo ambito ha risultati importanti e spesso tende a risolvere la problematica in tempi inaspettatamente veloci.

Aspetti terapeutici e linee guida del trattamento psicoterapico Ipnotico – Art 1