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Anna Maria Ferrari. Come si esprime l’arte nella disabilità

L’artista affronta creativamente la sua condizione. Un argomento sensibile che accresce ulteriormente il valore delle persone e delle opere realizzate da chi ha dovuto adeguarsi e trovare soluzioni diverse per esprimersi

Anna Maria Ferrari: Anna Maria
Anna Maria Ferrari nel suo studio

Arte e disabilità

Arte e disabilità sono due termini che vengono solitamente affiancati più sul lato della fruizione artistica, che per la parte creativa. Ma come percepisce la creatività l’artista che è portatore di una disabilità, magari temporanea, oppure totalmente invalidante? Come vive la sua arte e come la propone? Quanto mette in gioco creativamente la sua condizione o quanto cerca di evitare che la sua arte venga associata alla malattia? Sono domande che trovano diverse risposte, nel panorama artistico contemporaneo, piuttosto articolate, spesso afferenti a tecniche, sensibilità, percezione di una differente e inconsueta abilità.

Anna Maria Ferrari

Un’artista come Anna Maria Ferrari si è dovuta confrontare, a un certo punto della vita, con la realtà della malattia, con una propria condizione mutata nel tempo. Con abilità che di colpo diventano impossibili, menomate, imprigionate in un corpo che pare non rispondere più agli impulsi nervosi e muscolari, mettendo a repentaglio tutte le abilità quotidiane, comprese quelle artistiche, pittoriche, creative.

Ho dovuto affrontare – dice l’artista – il passaggio da donna forte, tenace e sana a donna forte ma disabile, dopo che una malattia autoimmune negli ultimi anni ha minato nel profondo la mia salute. Ho così modo di provare ogni giorno direttamente quelli che sono i disagi, le difficoltà, i problemi di chi come me ha un impedimento fisico, temporaneo o totalmente invalidante. È così sorta la necessità, impellente e forte, di esplorare una nuova e diversa creatività, per sopperire alle carenze fisiche con uno sguardo anche nuovo proprio sul fare artistico”, esprime Anna Maria Ferrari.

La creatività non si pone limiti: Judith Scott e Tony Heaton

Nel panorama internazionale si è sviluppata una crescente attenzione verso artisti con disabilità ridefinendo così molti confini dell’arte che parevano insormontabili e che vedono nell’inclusività uno dei concetti più forti. Per esempio un’artista come la statunitense Judith Scott, icona dell’arte contemporanea, affetta da sindrome di Down, dimostra come la creatività non si ponga alcun limite. Scott lavora su intricati avvolgimenti di filati, fibre, tessuti attorno a nuclei composti da oggetti di scarto, assemblati in opere che sono state esposte in importanti gallerie e musei internazionali. Il suo lavoro intende sfidare l’estetica e la tecnica tradizionali, con un linguaggio visivo che parla direttamente alla condizione umana.

“‘Monument to the Unintended Performer’ by Tony Heaton, Channel 4 Building” by Loz Flowers is licensed under CC BY-SA 2.0.

L’artista britannico Tony Heaton utilizza protesi e sedie a rotelle nei suoi lavori scultorei, trasformando oggetti della quotidianità legati alla disabilità in potenti simboli di resistenza e identità. Come nell’opera “Great Britain from a Wheelchair” del 1994, una mappa del Regno Unito realizzata con le impronte di ruote di sedie a rotelle, per sottolineare la presenza e l’influenza delle persone con disabilità nella società britannica.

La tecnologia a supporto delle opere e della creatività di Anna Maria Ferrari

Ma spesso è la tecnologia ad avere un ruolo fondamentale nell’ampliamento delle possibilità creative. La stessa Anna Maria Ferrari, attingendo dalla sua professionalità nel campo del web e della elaborazione grafica delle immagini, ha iniziato a utilizzare la tecnica di creazione digitale per le sue opere, laddove le mani e i muscoli non permettono un utilizzo del pennello e dei colori come l’artista si propone di fare. Ne è nata pertanto una nuova forma espressiva, con un lavoro sulla memoria che combina colorazioni, opere pittoriche realizzate precedentemente alla malattia, immagini dell’infanzia e degli affetti, che trovano una nuova espressività concettuale, una diversa collocazione non solo nella produzione dell’artista, ma nel panorama artistico contemporaneo.

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Come nell’opera “Genera-Ri-genera” esposta per la prima volta nel 2021 a Firenze per “Eternal Feminine Change Feminine” a cura di Fortunato D’Amico. Quindi non la disabilità come limite, ma come invece potente mezzo per una nuova espressività, per un prolungamento della capacità creativa in territori che probabilmente l’artista non avrebbe forse pensato di esplorare.

L’esperienza di Dario Meneghetti

Nel campo letterario vi è da alcuni anni la folgorante esperienza di Dario Meneghetti, artista cantante per diversi anni presso il Coro della Fenice di Venezia, oggi affetto da SLA e impossibilitato a ogni movimento fisico, che ha trovato nella poesia una nuova forma espressiva e creativa. Elabora i suoi testi poetici solo attraverso il movimento degli occhi utilizzando una videotastiera. Questa condizione veramente al limite, permette a Meneghetti di trovare la forza per esprimere in versi la propria condizione, con una capacità autoironica e ben lontana dalla commiserazione, che mette la sua poesia non solo ai vertici della letteratura contemporanea, ma anche in un contesto di libera creatività e innovazione poetica.

Le carenze oggettive e la sfida degli artisti portatori di disabilità

Accanto a queste esperienze, che potremmo definire virtuose, vi sono poi delle carenze nel mondo dell’arte che impediscono non solo agli artisti, ma anche ai fruitori portatori di disabilità, di accedere all’arte in tutte le sue forme. Pensiamo alle tante barriere architettoniche che persino musei e istituzioni pubbliche ancora pongono di fronte a chi non riesce ad accedere con mezzi propri. Spesso, nonostante le innovazioni tecnologiche, strutture museali certamente da preservare e conservare nella loro integrità, determinano l’impossibilità di collocare ascensori, tappeti mobili, montascale o altro che aiutino la fruizione a tutte le persone.

È anche questa una sfida che gli artisti portatori di disabilità stanno affrontando in ogni continente, perché vivono sulla propria pelle tutti i disagi di un mondo dell’arte che non sempre si pone a favore di tutti. Anna Maria Ferrari conclude la sua riflessione: “Mi sono così accorta dall’oggi al domani quanto per esempio la mia città, Sanremo, sia diventata per me ostica e difficile, quasi ‘nemica’, in quanto, come tante altre città italiane, non è affatto a misura di chi è costretto a portare in giro la propria malattia. Auspico quindi che vi sia una presa di coscienza forte e propositiva per superare le barriere fisiche e mentali e permettere a ogni persona, con disabilità o meno, di vivere l’arte, la cultura e la bellezza in tutte le sue forme”.

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