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“Anger Room”… la stanza dove puoi (quasi) tutto!

Stress, rabbia, delusioni, frustrazioni, paure, angosce…distruggi che ti passa!

Anger Room

Anger Room: Donna che grida
Il bisogno di sfogarsi

Sarà che quella mattina avevo un diavolo per capello…sarà che passeggiate, meditazione Yoga, palestra e pane e Nutella non avevano sortito l’effetto sperato, ma quando ho letto questa pubblicità di un’Anger Room inaugurata a Roma, nei giorni scorsi:

“Quante volte ti capita di voler gridare per esternare la debolezza di un momento? E quante volte vorresti sfogare delusione, collera e frustrazione, ma il contesto in cui ti trovi impedisce di farlo? Noi ti permettiamo di eliminare questa barriera artificiosa e dar sfogo ad uno dei tuoi istinti primordiali, la madre dei 7 vizi capitali: L’IRA!

Ho pensato: ecco la soluzione…forse! Ignoravo l’esistenza di queste stanze, la curiosità e la possibilità di aprire il vaso di Pandora che stava per scoppiare dentro di me mi hanno spinto a cercare informazioni.

“Anger Room”(Rage Room) e “The hunger games”

Anger room: il nome guarda con simpatia alla trilogia di romanzi «The hunger games» dell’autrice americana Suzanne Collins, poi anche una serie cinematografica di successo. Solo che al posto dell’aggettivo hunger, traducibile con «affamato», c’è «anger», arrabbiato. Può anche chiamarsi: Time Out, Rage Room, Rage Cage, Anger Games… cambia il nome, ma la sostanza è la stessa: entri in una stanza da solo o in compagnia, spacchi tutto e te ne vai forse più “leggero”!

Il concept arriva dal Giappone

Il concept, che ha origine in Giappone e che dagli Stati Uniti si sta sempre più diffondendo anche in Europa, è quello di locali dove poter dar libero sfogo alle proprie emozioni negative distruggendo oggetti in totale sicurezza, urlando, ballando e divertendosi. Alcuni fanno risalire l’origine delle Anger Room al 2008, quando a Tokyo fu inaugurato un locale in cui era possibile lanciare tazze e piatti contro un muro per sfogare lo stress. Negli anni seguenti nacquero posti simili in altri paesi, dove si potevano spaccare le cose con l’ausilio di attrezzi vari. Una decina di anni fa cominciarono a spuntare Rage Room negli Stati Uniti, in Argentina, nel Regno Unito ed anche in Italia: la prima fu la Camera della rabbia a Forlì, nel 2013, poi ne seguirono altre a Roma, BolognaBari, Milano, Torino e Genova.

Formula e organizzazione le stesse nel mondo

La formula e l’organizzazione, con piccole varianti locali, sono uguali dappertutto: le Anger Room sono stanze insonorizzate in cui una persona o piccoli gruppi di persone possono spaccare di tutto, stampanti, PC, lavatrici, sedie, tavoli, bottiglie… con mazze da baseball, grossi martelli o sbarre di metallo. Il costo varia in base al tempo, dai 15 minuti in su, al numero dei partecipanti e a quello che si vuole rompere: poche decine di euro sono sufficienti per distruggere una ventina di oggetti generici, come bicchieri, piatti e tazze di ceramica, e uno o due di medie dimensioni, tra cui vasi, quadri, radio. Con un costo extra si può richiedere di usare un attrezzo diverso, come una vanga o una mazza da golf, avere a disposizione oggetti di dimensioni maggiori o ancora portare le proprie cose da rompere. Il tutto è filmato e il video consegnato al termine dell’esperienza.

Per accedere alle stanze è necessario indossare un adeguato set di protezioni: casco, guanti e giubbotti antiurto. È fondamentale rispettare alcune norme di sicurezza, tra cui non avere comportamenti violenti nei confronti di altre persone. Il personale controlla attraverso telecamere ciò che accade nella Anger Room e se la “rabbia” diventasse troppo violenta… interverrebbe immediatamente.

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Piace soprattutto alle donne

Da studi sul campo emerge che la Rage Room piace soprattutto alle donne tra i 25 e i 40 anni, non solo single deluse e mogli arrabbiate, c’è chi le usa per sfogare un risentimento a lungo represso, chi è in ansia pre-esame, ma anche chi vuole solo divertirsi.

Queste “stanze della rabbia” sono pubblicizzate come soluzioni catartiche alle frustrazioni e all’aggressività. Un modo per liberare quell’IO interiore ferito che in realtà avrebbe bisogno solo di una carezza, ma per venir fuori, nella speranza di quella carezza, deve necessariamente urlare.

Il parere degli psicologi e sociologi

Esperti psicologi e sociologi si interrogano sulla loro reale utilità. A fronte delle dichiarazioni dei fruitori delle Rage Room che parlano di sensazione elettrizzante, liberatoria, almeno nell’immediato, e di desiderio di ripetere l’esperienza, il mondo scientifico afferma che un sentimento così complesso e delicato, qual è l’ira, va gestito ed elaborato. La corrente di pensiero più diffusa tra gli esperti è che si tratti di un’attività adatta a chi è padrone dei propri sentimenti, e in questo caso diventa un divertimento, di cui la persona sente di poter fare a meno perché sa che non è con una mazza in mano, che risolverà i suoi problemi.

È meno indicata invece a chi si porta dentro una rabbia costante o molto frequente: in questi casi è raccomandato un aiuto psicologico professionale, per indagare su cosa abbia determinato questo stato d’animo e trovare le soluzioni idonee a governarlo. La rabbia cronica è sempre indice di un malessere profondo e, secondo gli studi, è spesso associata ad altre problematiche psichiche.

La Rage Room è da utilizzare occasionalmente

In conclusione la Rage Room a medio termine, può essere utile per evitare che la collera si esprima in modi e luoghi non idonei, per esempio nelle relazioni personali o sul lavoro, prevenendo un accumulo di stress o un utilizzo dell’aggressività che potrebbe esplodere altrove e danneggiare sé stessi o gli altri. Va bene, dunque, se utilizzata occasionalmente, magari in un momento di particolare tensione. Ma se diventa un’abitudine, significa che qualcosa non va nel modo in cui si sta gestendo la propria vita e non può essere la soluzione.

La rabbia è una delle nostre emozioni primarie, affermano gli esperti, non è dissociata dalla nostra quotidianità e relegata in una “stanza”, ma integrata nella nostra vita: dobbiamo ammaestrarci all’espressione costruttiva dell’aggressività, non alla sua espressione distruttiva. Ciascuno può trovare le proprie strategie di gestione e contenimento delle emozioni negative, e sicuramente esistono attività che permettono di esprimerle in maniera più armonica e sana.

In conclusione ecco i consigli degli esperti

Cosa consigliano psicologi e sociologi? Salutare attività sportiva, sano sesso, più dialogo interpersonale e trasformazione interiore per canalizzare l’aggressività nella determinazione e autoaffermazione personale.

Ma se proprio non si riesce a calmare quell’IO interiore che non vede l’ora di lanciare fulmini e saette? Allora prenotiamo pure, ogni tanto, una mezz’oretta nella Anger Room … quantomeno siamo sicuri che avremo salvato quel servizio di piatti, regalo di matrimonio di Zia Maria che non ci piace proprio, ma se non lo trovasse quando viene e a trovarci… si scatenerebbe la sua ira funesta da cui nessuna Rage Room potrebbe salvarci!

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