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A settembre riparte la scuola. Ma occorrono soluzioni

Il prossimo anno scolastico ha bisogno di certezze - Foto G.Altmann

Settembre. Sembra lontano, c’è ancora un’estate intera a fare da spartiacque da qui a settembre. Prima però che l’autunno compaia in evidenza sul calendario, sempre il calendario, ci proporrà un’altra data importante. Quella della riapertura delle scuole. Con tutta una serie di difficili problematiche da risolvere. La domanda è: a settembre la scuola riparte, ma come?

La ripartenza di settembre

La ripartenza di settembre dovrà fare i conti con un principio al quale nessuna emergenza può derogare: la didattica a distanza ha arricchito una volta per tutte il patrimonio di potenzialità metodologiche e formative, ma non ha sostituito la scuola, che è e dovrà continuare ad essere relazione, reale e vissuta interazione, autentico confronto.

Sarà, inoltre, necessario, dal punto di vista educativo, affrontare le conseguenze dello scollegamento con l’Istituzione scolastica che ha allontanato gli studenti nella seconda parte dell’anno. Non solo e non tanto dalla qualità dell’intervento didattico, grazie al valore inestimabile dell’impegno dei Docenti nell’attivazione delle lezioni on line, quanto rispetto al venir meno di un habitus, composto da consuetudini, atteggiamenti, certezze organizzative.

Le ragioni scolastiche

È esperienza di ogni Insegnante la necessità di ricondurre alle “ragioni scolastiche” gli alunni persino dopo le vacanze natalizie!

Relativamente alla necessità di un rientro in sicurezza, occorrono, invece, strategie e interventi per l’edilizia o, comunque, per l’organizzazione logistica.

La distanza sociale e la salute

Le scuole non sono per la maggior parte adeguate a consentire quella distanza sociale che a settembre rappresenterà probabilmente l’unica garanzia di tutela della salute degli alunni, per i quali ritengo impensabile, specialmente a lungo termine, il ricorso ad auto protezioni accessorie.

La necessità di contingentare gli spazi comuni potrebbe prevedere un’alternanza dei gruppi classe all’accesso ai locali scolastici, con una riduzione del “tempo scuola” in presenza, la cui percentuale dovrebbe essere lasciata all’autonomia scolastica, che già prevede questa possibilità.

Certamente, per tornare alla piena normalità occorrerà attendere il vaccino, ma, poiché i tempi non saranno brevi, è improrogabile adottare soluzioni che garantiscano la coesistenza tra irrinunciabili finalità, educative e sociali, e i condizionamenti di un’emergenza sanitaria destinata a ridursi nella massima gradualità.

La mensa scolastica fattore importante

Da questo punto di vista, non considero ipotizzabile l’eliminazione della mensa, che costituisce non solo un momento educativo e socializzante, ma anche, per molte famiglie, una risorsa organizzativa imprescindibile.

Del resto, anche con un incentivo economico tale da consentire l’impiego di un supporto esterno a beneficio dei genitori, non è banale collocare il pranzo in questa pianificazione. Per non parlare delle drammatiche conseguenze economiche e sociali per i lavoratori delle aziende di ristorazione collettiva.

Mi chiedo se, a fronte dell’attuale attenzione alla possibilità di disporre di plexiglas con una produzione a basso costo, non sia immaginabile anche per i tavoli delle mense scolastiche l’utilizzo di una schermatura, rimovibile e lavabile, tale da garantire a ciascun alunno la massima sicurezza.

La possibilità di organizzare la fruizione del pasto presso le aule dovrebbe comportare, invece, la necessità di un’azione d’igienizzazione delle stesse, interrompendo un continuum didattico già concentrato e focalizzato.

Le conseguenze della pandemia

Purtroppo, le conseguenze della pandemia si abbatteranno con ripercussioni pesanti sui soggetti più vulnerabili, già in precedenza alle soglie dell’esclusione sociale, aggravando le condizioni di deprivazione delle famiglie in condizioni di lavoro precario, che non potranno nemmeno godere delle agevolazioni messe in campo dalle Aziende a beneficio dei lavoratori. All’interno di queste famiglie troviamo spesso bambini per i quali la fruizione del pasto alla mensa scolastica rappresenta un’opportunità, talvolta unica, di nutrirsi in modo completo e bilanciato. Pertanto, è necessaria un’azione di concertazione tra il Governo centrale e gli Enti Locali per garantire il pasto del mezzogiorno ai minori appartenenti ai nuclei famigliari con maggiori problemi economico-organizzativi.

La situazione economica è un aggravante

La deprivazione economica aggrava, inoltre, la fragilità educativa di genitori che, al momento, non possono contare neanche sulle opportunità offerte da Associazioni e Parrocchie. Non possiamo sottovalutare le difficoltà dei bambini e dei ragazzi che vivono in contesti nei quali è estremamente complicato seguire le istruzioni on line della didattica a distanza.

Inoltre – è bene ricordarlo – il principio costituzionale di una scuola “aperta a tutti” non riguarda solo il primo e il secondo ciclo d’istruzione, ma la garanzia di accesso a tutte le attività educative, a partire dalla prima infanzia, primo e fondamentale passaggio della crescita e dello sviluppo della persona. Da questo punto di vista, è opportuno riflettere sui limiti che possono ostacolare la reale efficacia dell’erogazione di bonus e della pubblicazione di Avvisi pubblici a favore degli studenti meno abbienti, in quanto, spesso, proprio le famiglie più deboli sono le meno raggiungibili da queste misure, a causa della difficoltà ad utilizzare i canali telematici e a partecipare a reti, formali o informali, di scambio e informazione.

Le garanzie imprescindibili

Occorre, dunque, una mobilitazione di energie e risorse a livello centrale e locale, per garantire:

  • Disponibilità di ambienti all’interno dei quali microgruppi di bambini e ragazzi possano partecipare alle lezioni on line e a momenti ricreativi affiancati da personale educativo, con la disponibilità di Insegnanti ed Educatori professionali a sostegno, ove sia possibile, dell’organizzazione domiciliare degli interventi;
  • Protocolli d’Intesa tra gli Uffici Scolastici Regionali e le Aziende Sanitarie a garanzia della massima attenzione agli alunni in situazione di disabilità – per i quali la continuità didattica rappresenta spesso un’ineludibile stabilità di approccio e di comunicazione – e dei Docenti chiamati a gestire situazioni di gravità in condizioni che inevitabilmente escludono la distanza sociale;
  • Possibilità di interventi nel tempo curricolare di Educatori di provenienza associativa, sia per la gestione di una situazione d’emergenza dovuta, ad esempio, alla necessità di accorpare temporaneamente alcuni gruppi classe – la sostituzione dei Docenti assenti non è certo risolvibile al verificarsi della necessità di provvedervi – sia per una collaborazione che possa prevedere sistematicamente la loro partecipazione alle attività didattiche al fine di abbassare il livello di densità di alunni nelle classi; in entrambi i casi sarebbe naturalmente necessario un protocollo d’intesa tra Enti Locali e Scuola;
  • Eventuale utilizzo di edifici e spazi comunali al momento sotto o non utilizzati, prevedendo l’uso gratuito degli immobili con collaborazione risultante da formale atto deliberativo che includa la concessione del patrocinio;
  • Ripristino della figura del Medico Scolastico, anche con un’estensione del raggio d’intervento – le Reti di scuole, l’Ambito territoriale, il Distretto – a garanzia di un’interlocuzione professionale e di prossimità per un corretto approccio alle problematiche di tipo sanitario.

Dall’emergenza i cambiamenti strutturali

Si tratta non solo di rispondere all’emergenza, ma di prefigurare cambiamenti strutturali del sistema dei servizi educativi e sociali nel segno dell’equità e dell’utilizzo coordinato ed organico delle risorse. La sfida è il superamento della micro progettazione per dare spazio ad interventi integrati, possibilmente con un alleggerimento della burocrazia e una semplificazione delle procedure.

In una nuova e irrinunciabile concezione di progresso, lungo una filiera di pensiero ecologica e meta ideologica dagli “Scritti corsari” di Pasolini a “Laudato sii” di Papa Francesco, diventa urgente un’improrogabile, nuova percezione del territorio che consenta, come per il riciclo delle merci mobili, di recuperare il costruito e dare sempre più spazio al benessere sociale.