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A Sanremo vincono ritmo sudamericano e buonismo italico

Al di là delle canzoni, c’è di più in quel di Sanremo, che va oltre i confini dell’Ariston e dello streaming dei brani cantati qui. Il day after del Festival 2024 in un ‘analisi di Ketty Carraffa, sintetizza questa cinque giorni con questa affermazione” Ha vinto il ritmo sudamericano pronto per l’estate e l’italico buonismo familiare”.

Sanremo: Sala Stampa
Ariston Sala Stampa

Sanremo

Delle serate sanremesi a me restano impressi diversi eventi significativi: dal comportamento irriverente del pubblico sanremese e della sala stampa, verso Geolier, il rapper che ha cantato nella sua lingua, il napoletano (votato dal 60% del televoto, quindi a pagamento), fischiato nella serata delle cover, e la censura ai messaggi dei giovani artisti che si esprimono a favore della pace e che si staccano dalle solite canzonette ballabili o la provenienza dal solito talent della tv commerciale.

Dopo 10 anni dalla vittoria di Arisa, al primo e terzo posto troviamo due ex concorrenti di Amici, di Maria De Filippi: Angelina Mango, (che vince anche il premio della sala stampa Lucio Dalla), cantando la cumbia della “Noia” (sul ritmo che non è una cumbia ma neanche “italiano”) e omaggia il padre Pino Mango (scomparso 10 anni fa e ricordato solo quest’anno), con una sua canzone (Rondine), strappando lacrime e consensi unanimi, e Annalisa, sempre attenta al lancio del tormentone estivo…

Forse il pubblico e la stampa sanremese rappresentano la parte viva di una casta, quella dei “ricchi” (come ha detto Fiorello passando in platea all’Ariston) e dei “boomers” ignoranti musicali, che non conoscono i gusti dei giovani e i rapper, specialmente quelli napoletani, (come il contestatissimo Geolier, campione di streaming) tra l’altro amatissimi più a Milano che a Napoli, a meno che non abbiano figli diciottenni, come la sottoscritta, che per forza di cose, li conosce tutti…

Amadeus

Amadeus come Direttore artistico ha avuto il merito, nei suoi 5 anni di responsabilità e conduzione, di svecchiare il Festival, a volte forse antico e forse non ancora pronto ai cambiamenti della canzone italiana autoriale e di portare i giovani che si sono “mischiati” con le star del passato, portando freschezza e anche voglia di omaggiare la “famiglia” (magari anche troppo). Ha portato la musica a tutti, senza differenze tra passato e presente e ha dimostrato di conoscerla. Sarà difficile trovare un successore…

Ormai la musica non si compra con i dischi, si compra su Spotify (che molti giornalisti manco sanno cosa sia), si guarda e si sente sui social, non certo in tv…

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Bertè, Domenica In e altro da Sanremo

Loredana Bertè, a “Domenica In – Speciale Sanremo”, tira fuori le unghie nascoste per una settimana ed è arrabbiatissima per essere da sempre considerata la “vincitrice morale” e non effettiva del Festival, pur avendo vinto l’ambito Premio della critica, dedicato a sua sorella Mia Martini, con il suo pezzo autorefenziale, Pazza.

Un altro evento significativo del festival è la perenne beatificazione della Bertè, che ha portato al Festival di Sanremo l’egocentrismo più fastidioso, (anche con l’esibizione in solitaria nella serata dei duetti, con il chitarrista e cantante Venerus, al quale non ha fatto cantare una nota), e la sua ricerca spasmodica di vincere perché: “Volevo andare in Svezia per rompere le scatole al re Gustavo di Svezia e al mio ex marito Bijon Borg”, non è andata fortunatamente in porto. Nella settimana sanremese è sembrata addirittura molto dolce, alla ricerca di consenso dalla stampa, che, in effetti, la prima sera le aveva dato il consenso…

Fiorella Mannoia racconta con il suo brano Mariposa, stile ballata alla De André, tutte le donne, che si riconoscono e non fa un’autobiografia vince “solo” il premio Sergio Bardotti per il testo, quando avrebbe meritato una posizione più alta nella classifica finale e non la 14esima.

Alfa, giovanissimo studente di Liceo Classico, ha fatto una commovente performance con Roberto Vecchioni, cantando “Sogna, ragazzo sogna”, dichiara: “C’è tanto egocentrismo, bisogna riappropriarsi della positività, dopo la pandemia”.

Le nuove generazioni di Artisti

Contrariamente a quello che si pensa, le nuove generazioni di artisti sono, da una parte legate alla spensieratezza dei testi ma anche molto attente ai temi sociali e sanno benissimo che la musica può veicolare messaggi e contenuti, con la giusta sensibilità. È il caso di Ghali, Mahmood o Dargen D’Amico, che hanno affrontato temi sociali come la guerra o l’immigrazione, l’integrazione e l’accoglienza, con la giusta leggerezza della poesia e della lingua italiana, e nello stresso tempo, con riflessione.

Gli Amarello, Amadeus e Fiorello, chiudono i battenti consapevoli della straordinarietà di questi cinque anni, che nel bene e nel male, hanno rispecchiato la società italiana, a Sanremo, come in ogni angolo del nostro Paese o del mondo, dove il Festival, non sono mai solo canzonette, anzi…

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