Globe Today's

Notizie quotidiane internazionali

Il salotto letterario di Daniela ospita Loredana Cornero

Intervista a Loredana Cornero, saggista, regista ed esperta di comunicazione

Loredana Cornero saggista Rai - l'autrice
Molto espressiva Loredana Cornero

Incontriamo Loredana Cornero, saggista, regista ed esperta di comunicazione. Ha alle spalle una lunga carriera come regista televisiva, è stata responsabile dell’Ufficio Studi Rai e della collana di studi ed analisi socio semiotiche sulle comunicazioni di massa VQPT. È stata anche dirigente presso le Relazioni Internazionali RAI e Segretaria Generale della Comunità Radiotelevisiva Italofona, associazione di radiotelevisioni che trasmettono in italiano nel mondo. Inoltre è stata caporedattrice del portale RAI usato all’estero nei corsi universitari e post-universitari di italianistica e presidente della Commissione Uguaglianza di genere della Conferenza Permanente dell’audiovisivo del Mediterraneo (COPEAM). È nel direttivo PERIPLI, un’associazione che promuove il dialogo tra culture e società euromediterranee, presidente di VIANDANDO, che sostiene il turismo lento e responsabile e del Premio annuale UDI Mimosa per la premiazione di figure femminili di alto profilo.

Dal 1999 ha pubblicato molti saggi sulla comunicazione in riferimento alla lingua italiana all’estero, alle minoranze e al genere. Il suo ultimo saggio, Sulle ali del cambiamento. Narrazioni femminili dell’emigrazione italiana contemporanea (2024, Tau Editrice) racconta il fenomeno migratorio delle donne italiane. Il saggio verrà presentato da Le Muse Festival al Femminile ODV mercoledì 29 0ttobre alle 17.30 presso la biblioteca E. Minio di Civita Castellana.

Ciao Loredana, grazie per aver accettato di partecipare al mio salotto letterario. Leggo nella tua biografia che hai maturato una lunga esperienza nella regia televisiva. Ce ne vuoi parlare?

Si, ho lavorato In Rai per molti anni e sono stata assunta come regista dopo un regolare concorso. Ci tengo a dirlo perché non sempre è così. In quegli anni la Rai offriva anche una lunga e fondamentale formazione che ha fatto sì che tutte le figure professionali fossero veramente all’altezza della serietà e della competenza necessarie per operare nel servizio pubblico radiotelevisivo. I primi anni li ho trascorsi nel settore dell’intrattenimento televisivo per poi passare all’informazione nel TG2. Anni intesi e proficui, di grande interesse e passione, anni in cui sono anche diventata mamma di due figli, coniugando un intenso e appassionante lavoro con le gioie e le fatiche della maternità.

Sei stata responsabile dell’Ufficio Studi RAI e ti sei occupata di comunicazione di massa. Come giudichi l’attuale sviluppo della comunicazione attraverso i social?

Questa domanda è molto interessante e attuale, soprattutto ora che si va oltre la comunicazione per l’uso sempre più smodato dell’intelligenza artificiale.  Ci vorrebbe un volume intero per rispondere, dico solo che ho scritto un saggio per il volume L’italiano ai tempi degli sms” edito dall’Accademia della Crusca, il cui titolo era “Vi con”, cioè quello che usciva fuori negli sms quando volevi scrivere “ti amo”. Era il 2011, neanche 15 anni fa e sembra preistoria: gli sms ormai non li usano più neanche i boomer!

Come è nato il tuo interesse per la Comunità Radiotelevisiva Italofona e per la condizione delle italiane e degli italiani all’estero?

I primi anni del 2000 sono stati anni di grandi cambiamenti nella politica italiana e anche, conseguentemente, in Rai. Dopo l’esperienza dell’Ufficio studi sono passata alle Relazioni internazionali e lì mi sono occupata di diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo. Sono diventata Segretaria generale della Comunità radiotelevisiva italofona, formata da tutti i mezzi di comunicazione che nel mondo trasmettono in lingua italiana. Per quindici anni ho lavorato a stretto contatto con radio e televisioni in tutto il mondo anche in collaborazione con gli Istituti di cultura del Ministero degli esteri e con l’Accademia della Crusca e la Dante Alighieri.

Ti sei molto dedicata a studiare la rappresentazione delle donne nella comunicazione. Secondo te abbiamo fatto dei passi in avanti?

Il primo saggio che ho scritto “Una, nessuna a quando centomila”, nasce da una ricerca molto importante e seria realizzata in Rai dall’Ufficio Studi con diversi strumenti. Analisi qualitativa e quantitativa dei programmi e interviste in profondità alle varie professionalità artistiche e tecniche che vi lavoravano. Era il 1998.  Non credo che ad oggi siano stati fatti altri studi così approfonditi e ricchi di suggerimenti pratici. Molte cose sono cambiate nella rappresentanza e rappresentazione della donna in tv, a cominciare dalla presenza di molte più giornaliste, conduttrici e presentatrici. Alla quantità non sempre corrisponde un’effettiva qualità, ma soprattutto la rappresentazione rimane ancora molto in ritardo rispetto al mondo reale, alle tante donne che nella società occupano ruoli di rilievo e di alto profilo, a quelle che si impegnano nei tanti ruoli per esempio del volontariato, coprendo disfunzioni e mancanze della società attuale, alle tante giovani che non trovano lavoro, o solo sottopagato o addirittura di nuovo alle prese con le dimissioni in bianco. Sui tacchi 12 e sui volti rifatti stendo un velo pietoso!

Ti impegni molto nel sociale: sei nel direttivo di PERIPLI, presidente sia di VIANDANDO che del Premio annuale UDI Mimosa. Ci vuoi parlare dei progetti promossi della due associazioni e del premio?

L’associazione Peripli da anni si occupa di dialogo euromediterraneo, mettendo in contatto e a confronto le varie realtà che insistono nel nostro mare e cercando di costruire un dialogo produttivo tra le due sponde. E in questo periodo ce ne è veramente bisogno più che mai. L’associazione Viandando prende lo spunto dal progetto “I cammini alla radio” realizzato negli anni da Radio RAI in collaborazione con la Comunità radiotelevisiva italofona.  Un gruppo di comunicatori di varie radio italiane e straniere camminano sui sentieri più famosi, da Santiago alla Francigena, raccontando ogni tappa in un programma radiofonico a più voci. Ogni puntata si può ascoltare online o nelle varie radio che le trasmettono. Dopo il covid purtroppo le iniziative sono diventate più frammentate. Per finire il Premio Mimosa dell’UDI Monteverde è un riconoscimento che celebra donne che si distinguono nel loro lavoro e impegno in vari settori. L’obiettivo è quello di dare visibilità a donne che, “lontane dai riflettori”, operano con dedizione e professionalità. È stato istituito da Carla Cantatore per far rivivere una vecchia tradizione dell’Unione Donne Italiane (UDI). La terza edizione del premio si è tenuta a Roma nel marzo 2025 e ha premiato donne in categorie come “Terra Madre”, “Pace”, “Lavoro” e “Carriera”

Il tuo libro “1977. Quando il femminismo entrò in tv”, nasce a seguito di un programma televisivo della RAI. Qual era la novità del programma?

Siamo nel 1977, a due anni dalla riforma della Rai che spostò dal governo al Parlamento la responsabilità del servizio pubblico radiotelevisivo, dando nuova visibilità e posizionamento alla seconda rete e che creerà nel 1979 la terza rete televisiva. Sono gli anni del centrosinistra e quelli della rivoluzione femminista, delle grandi riforme nel Paese, delle stragi di stato e degli omicidi efferati delle Brigate rosse. Insomma, gli anni 70 hanno segnato fortemente la società italiana e conseguentemente anche la Rai. Nel ’77 sulla seconda rete guidata da Massimo Fichera, va in onda un programma che non dovremmo mai dimenticare. Con la responsabilità di Marina Tartara e la guida di Tilde Capomazza, un gruppo di giovani femministe dell’epoca, tra cui Mariella Gramaglia, Silvia Neonato, Alessandra Bocchetti, Daniela Colombo, danno vita al programma “Si dice donna”. In prima serata si parla di sessualità femminile, di lavoro domestico, di politica, di consultori, di divorzio e di aborto, di temi personali fino ad allora discussi solo nei piccoli gruppi femministi che venivano portati al grande pubblico televisivo. Mai più in Rai si è visto un programma così, mai più una redazione di sole donne, mai più si è avuta una televisione che ha fatto del punto di vista femminile, della lettura di genere la sua forza. Il programma era ovviamente caduto nel dimenticatoio dei magazzini Rai. Ho voluto riproporlo con interviste alle protagoniste e con un video che riporta i brani salienti delle quattro edizioni del programma dal 1977 al 1981 in un libro uscito nel 2017, a quarant’anni di distanza dalla messa in onda.

Il tuo ultimo saggio, “Sulle ali del cambiamento. Narrazioni femminili dell’emigrazione italiana contemporanea”, nasce a seguito del tuo impegno con le comunità italiane nel mondo. Di cosa tratta il saggio?

Lavorando con le comunità italiane nel mondo ho conosciuto il mondo dell’emigrazione italiana, con particolare interesse per quella femminile e per una lettura di genere del fenomeno. Dagli anni 2000 l’Italia ha ripreso ad essere un paese di emigrazione. Oltre 6 milioni di italiani vivono all’estero e se teniamo conto che in Italia siamo poco più di 58 milioni si tratta di più del 10%. Inoltre, si tratta di popolazione molto giovane, al contrario di chi resta a casa, e quasi la metà è donna. Detto ciò, ho notato che era molto poco trattata una lettura di genere del fenomeno e ho inteso colmare questa lacuna, aggiungendo a dati, analisi e approfondimenti quantitativi, anche le interviste a dieci donne che hanno scelto di lasciare l’Italia e di trovare una sistemazione in vari paesi nel mondo. Credo che ci sia ancora molto da dire sul tema e penso che me ne occuperò ancora.

Quest’anno hai pubblicato “La cucina” nell’antologia “La prima volta a Roma. Diario intimo della città eterna” (Edizioni della Sera) con cui ti sei piazzata al 2° posto fra i racconti editi del Premio Nazionale Teatro Aurelio. Tra i tuoi progetti futuri c’è forse anche un romanzo?

È la prima volta che mi cimento in un racconto di fantasia, fuori dai saggi, dalle statistiche e dalle interviste. Mi è molto piaciuto e ci ho preso gusto. Un romanzo? Non so, mi sembra una sfida molto impegnativa. Ma a me le sfide piacciono. Chissà.

Ci lasci una citazione da uno dei tuoi libri preferiti? Giusto un assaggio!

Ti lascio con mille ringraziamenti per questa bella intervista e con i versi di una splendida poesia di Antonio Machado

Caminante, son tus huellas el camino y nada más;

se hace camino all’andar.

Caminante, no hay camino,

Grazie di cuore, Loredana.

Pubblicato il: 20 Ottobre 2025
Verificato da MonsterInsights