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Teatro Massimo di Palermo: arte, storia e fascino

“L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire”.

Teatro Massimo - il teatro in notturna
Teatro Massimo – Palermo ( by gnuckx – CC0 1.0)

Anche quest’anno io e il mio compagno, Giovanni Viviano, ci siamo concessi una lunga vacanza a Palermo, da dove siamo appena rientrati con il proposito di ritornarvi appena possibile: il capoluogo trinacrio è una Città che si fa amare. Se, soggiornando a Palermo, si volesse disquisire sull’opportunità di limitare la magnificenza dello spettacolare “Festino” dedicato a Santa Rosalia, Patrona della Città, per migliorare alcuni aspetti urbani, vorrebbe dire che di Palermo non si è ancora capito niente, perché, come succede nei confronti della persona più cara, il sentimento che si prova non sa che farsene dell’analisi dei pregi e dei difetti. Si ama e basta. E non si tratta nemmeno di un affetto cui abituarsi una volta per tutte, perché in ogni soggiorno a Palermo ci si imbatte in aspetti nuovi e si scoprono scorci imprevisti.

Stavolta desidero soffermarmi sulla visita del Teatro Massimo, il più grande edificio teatrale d’Italia e terzo per grandezza in Europa, la cui costruzione ebbe inizio nel 1875 e venne terminata dall’Architetto Ernesto Basile, subentrato al padre Giovan Battista Filippo, che aveva vinto il bando aggiudicandosi l’edificazione dell’opera. La bravissima guida che ci ha condotti attraverso le sale del Teatro ha saputo equilibrare le informazioni storico artistiche con citazioni di sapore popolare, come la raccomandazione ai visitatori di prestare attenzione durante la salita delle scale poiché lo spirito dispettoso di una Monaca che aveva dimorato presso il Monastero abbattuto per la costruzione del Massimo, evidentemente ancora piccata per il trasloco forzato, si diverte a far inciampare i visitatori.

Segreti acustici e tecnologici del Teatro Massimo

Ma è l’acustica della Sala Pompeiana, così chiamata per lo stile degli affreschi, che mi ha maggiormente colpita, con la rivelazione di una sorprendente competenza in materia di privacy, materia che sembra appartenere solo al nostro tempo, ma che invece era oggetto di attenzione anche nei secoli scorsi, forse addirittura con maggiore raffinatezza tecnologica e minore impatto ecologico.

Nella sala, infatti, oltre ad un singolare effetto di risonanza, per cui chi si trova al centro sente la propria voce come se parlasse con un microfono, la conversazione tra le persone che si trovano all’interno non può essere udita se non da chi partecipa al colloquio, impedendo così ad estranei l’accesso a discorsi che, nelle pause delle rappresentazioni teatrali, impegnavano spesso personalità della politica, uomini d’affari e anche esponenti della corte reale.

Un’altra strategia architettonica, rivolta ad un problema oggi particolarmente attuale a causa del cambiamento climatico, aveva risolto la necessità di assicurare il ricambio d’aria nella sala della platea, che ospita più di mille spettatori seduti, attraverso un particolare soffitto composto da petali di legno mossi da un’apertura modulabile verso l’alto, in modo da rendere il Teatro capace di gestire un meccanismo di aereazione “naturale”, senza l’intervento di strumentazioni aggiuntive.

Si tratta, quindi, di un sistema che, anche in questo caso, non presenta costi energetici o misure invasive rispetto all’ambiente. Anzi, in virtù della conformazione dei pannelli lignei, la procedura della ventilazione si armonizza artisticamente con la sontuosità del contesto.

Un’eredità di attenzione al pubblico

È dunque una visione antropocentrica quella che aveva ispirato gli Architetti Basile, attenti non solo alla pregevolezza della Struttura e alla resa delle rappresentazioni che andavano in scena, ma anche alla qualità della permanenza degli spettatori.

Un’attenzione alle persone che è giunta intatta fino ai nostri giorni, permeando anche aspetti meno architettonici ma più vicini alle esigenze comuni: a parte il costo della biglietteria, davvero molto contenuto rispetto a Teatri meno imponenti, è possibile anche assistere agli spettacoli accedendo, senza costi aggiuntivi, al palco reale, chiamato appunto “popolare”, per vivere un’esperienza indimenticabile.

Uscendo dalla visita, non si può non pensare che se per promuovere il benessere sociale è sicuramente necessario guardare avanti, anche un attento e rispettoso sguardo al passato può essere illuminante, come la sale sfolgoranti di luci del Teatro Massimo di Palermo, poiché, come si legge sul frontone della facciata: “L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire”.

Pubblicato il: 14 Agosto 2025
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