Bravo documentario (Settebello. Nel cuore della leggenda)

Bravo documentario
Perché insisti molto su aspetti tecnici, senza cadere nel maniacale, ma stappando lo stereotipo che vede lo spettatore disinteressato alla tecnica di gioco.
Lo notiamo pesantemente in Sport Crime, l’audience intelligente ha fame di nicchia, di tecnica, di apriscatole per capire come funziona. Chiaro, non bisogna professorare né esagerare e, SOPRATTUTTO, bisogna spendere frasi e secondi a beneficio di quello che accade spesso in campo o in acqua, non per quello che si vede raramente. Bravo documentario.
Picchi alti? Tanti, ma dovendo stringere…
Iocchi Gratta. Raccontando che il padre è cambiato dopo aver letto la “bio” di Agassi ha preso un punto profondissimo, perché quel libro dice soprattutto come NON deve essere il padre di un agonista. Quindi Iocchi-Gratta Senior deve aver lavorato profondamente su se stesso, e il “non detto” del figlio lo indica con una delicatezza che si fatica ad associare al suo ruolo e ai nostri sport.Nicosia. L’imitazione del “Chalo” in italiano argentinato è una perla per chi ha vissuto in spogliatoio e beve Mate (sai com’è, uno si immedesima). Racconta una dinamica interna politicamente scorretta, che consiste nell’accentuare e non mascherare le differenze di ogni tipo. Un rovesciamento di ruoli che (ancora!) usiamo e promuoviamo nella nostra serie. Nella vita normale non è permesso. È emerso anche che ai giocatori più timidi si “richiedono” più discorsi di compleanno o simili. Stessa dinamica. Prometto articolo specifico su Globy.
E BRAVO perché in genere le imitazioni di veneti e argentini fanno (diciamo così) tristezza. Ottimo accento Gimmo.
Velotto: «Campagna ti dice che ci si allena in quel modo perché la pallanuoto va in quella direzione». Parafraso alla buona, ma c’è – oltre alla natura analitica del coach – la necessità di condividere, di spiegare che una sessione o una struttura di gioco apparentemente inutili o strampalate sono in realtà studiate in base a un cambio di regolamento non ancora arrivato, a una interpretazione arbitrale sempre più diffusa o, addirittura, al calendario di uno specifico torneo. Si spiega prima, si condivide.
Pomilio che entra nel tecnico con tre sillabe secche e orientanti, Di Somma che elabora il non elaborabile, Echenique e altri che raccontano le incertezze di club in funzione di famiglie, settebelli, insomma affetti fondamentali e aspetti pratici.
E bravo documentario
E bravo documentario, perché spingi tanto e senza retorica sulla bruttura del dover escludere un giocatore che merita.

Di solito i docu di sport, soprattutto quelli che hanno a che fare con lotta, collisione e contatto, si basano su pochi elementi scontati.
Elenchino: produttori che sanno un… niente di sport. Primi piani rallentati e fanfare di violino fatte al computer («Aprimi ‘a laibbrary»), schitarrate Metal scontatissima e anni ‘80 sulle azioni di gioco dure («Trovame ‘na musica tosta»), tentativi di goliardia imbarazzata con musichette ridicole.
Quando si sa poco, ci si appende all’ovvio.
Questo docu (che invece no) spero serva.
Alla pallanuoto italiana: protestare meno.
Ai genitori dei giocatori: rispettare gli allenatori che escludono il figlio da una partita.
Ad aumentare sponsor, pubblico, praticanti.
Nota: ho evitato di guardare chi ha prodotto, musicato, etc. mi serve a non essere influenzato da questioni di lavoro diventate personali. Ammetto che il titolo mi ha un po’ spaventato. Sbagliavo.
Promo 1 Il Settebello – Nel cuore della leggenda – promo 1
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Autore TV, Scrittore, Atleta


