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3 motivi per ricordare Florian Schneider e i Kraftwerk

La Techno Pop dei Kraftwer – Foto di K.State

3 motivi per cui dovremmo ricordarci di Florian Schneider e dei Kraftwerk. La notizia si è propagata sui media solo ieri, ma pare che Florian Schneider, uno dei due fondatori dei Kraftwerk, sia mancato almeno una settimana prima. Con i Kraftwerk, nasce la “Techno Pop”, dopo il “DNA di Ghali”, qui è tutta un’altra musica.

Florian Schneider è scomparso

I funerali sono già stati tenuti in forma privata, e la famiglia ha confermato la notizia. Si dice che la causa sia stata un tumore, ma non vi sono comunicazioni e conferme ufficiali. Schneider e Ralph Hutter, co-fondatore del gruppo tedesco, non sono mai stati “i divi da social media”, ma più, “i musicisti della porta accanto”. In molti infatti, ricordano lo stacanovismo della band, che come dei normali impiegati di azienda, si chiudevano in sala prova per giornate intere. Inoltre, al di là dei tour – anche recenti, ma senza Schneider (l’ultimo risale al 2017), ed uno in programma per il 2020, poi annullato a causa della pandemia, non hanno fatto mai parlare troppo di loro.

Insomma, differenza abissale dalla maggior parte dei musicisti attuali, costantemente sotto i riflettori dei social e della stampa. Ma allora, perché ricordarsi ancora dei Krafwerk? Ecco tre motivi.

Il “lavoratore della musica” e il Duca Bianco

Schneider viene ricordato e definito da tutti come un “lavoratore della musica”. Un artigiano del suono, con un grado di perfezionismo a livelli maniacali. Florian non “fa” musica, la crea.

Come nel corso degli anni creerà dei propri strumenti che inesorabilmente soppianteranno quelli acustici, nella sua produzione musicale. Uno su tutti probabilmente è il flauto elettronico, che gli permetterà distorsioni, ed una varietà di altri effetti sonori. Lo stesso David Bowie, gli dedicherà una traccia strumentale nell’album “Heroes” (1977), intitolata “V-2 Schneider”. Ciò anche come tributo per essere stato una delle sue influenze principali durante il “periodo berlinese”. A dire il vero tuttavia, Bowie tornerà anni dopo a strizzare l’occhio al “Techno Pop” tedesco con l’album “Earthling” (1997), con un sound elettronico meno minimal e più complesso di quello in stile Krafwerk, ma sicuramente apprezzato.

L’Arte che si fa musica, la musica che si fa Arte

In effetti anche questo aspetto potrebbe richiamare in causa David Bowie, siccome anche lui non si accontentò della sola musica.

Prima con la messa in scena di diversi personaggi, come Ziggy Stardust. Quindi la ricerca di progetti più sperimentali, come il “crime-album” intitolato “The Outsider” (1995). Disco in cui, traccia dopo traccia si dipana l’indagine di uno strano investigatore su un caso di omicidio. Non è più “solo musica”, ma è Arte, è performance sperimentale, è narrazione. Anche Schneider ed i Krafwerk sembrano covare lo stesso sentimento. Colpiranno l’immaginario del pubblico, con i manichini che suoneranno “The Robot” al loro posto, nel “Computer tour” del 1981. Oppure con riproduzioni miniaturizzate dei propri strumenti musicali, durante “Pocket Calculator”, nello stesso tour. Ci sarà poi un lavoro minuzioso di ricerca e di assimilazione del movimento in bicicletta, che porterà alla composizione di “Tour de France”, nel 2003.

Influenti ed ispiratori quanto i Beatles

Il mondo era rimasto orfano dei Beatles da ben quattro anni, quando il primo brano dei Kraftwerk, “Autobahn”, venne alla luce nel 1974. Non si trattò di una canzone d’amore giovanile e spensierata. Non era un classico giro di Do con la chitarra, con batteria virtuosa o meno a scandire il tempo. Non ci si trovò in una città grigia inglese. Il luogo era invece nella Germania ancora divisa. Dusseldorf, lontano da tutto ciò che potrebbe essere “scena di grido del momento”. Florian suona il sintetizzatore, il flauto, il sassofono, la batteria, le percussioni, il violino e canta. Ma non è tutto. Assieme al suo compagno di avventure, Ralph Rutte, arriva dall’Accademia delle Arti; aspetto non secondario, visto che l’impatto visivo e lo stesso look della band sarà oggetto di moda ed emulazione per il resto della decade.

Trans Europe Express” del 1977, e “The Man Machine” del 1978 li consacreranno, e fungeranno da manifesto che porterà nuove generazioni di artisti a riscoprire l’altra faccia del Pop, al quale la band tedesca darà il nome di “Techno Pop”, tramite l’omonimo album del 1986. Da quelle radici, nuovi filoni musicali cresceranno e germineranno per i successivi decenni.